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Welfare aziendale, la proposta anticrisi

Attecchisce anche nel sindacato l’idea di un rinnovamento della contrattazione: lavorare insieme per il bene dell'impresa

La segretaria generale nazionale di Filtea Cgil Valeria Fedeli Dalla crisi del sistema produttivo alla sua palingenesi: l’idea di un rinnovamento profondo della dialettica della contrattazione non attecchisce soltanto fra gli imprenditori ma raccoglie consensi anche sul fronte sindacale.

A fare da detonatore a questo nuovo modello che sta prendendo piede anche in Italia, dopo che è ormai diventato routine in altri Paesi europei (soprattutto del nord Europa), la proposta di welfare aziendale targato Luxottica. Accanto alla responsabilità sociale dell’imprenditore comincia a delinearsi anche la responsabilità dell’altro contendente al tavolo della trattativa, la rappresentanza collettiva del lavoro.

La segretaria generale nazionale di Filtea Cgil Valeria Fedeli e il segretario nazionale Fim Cisl Antonio Sansone, ospiti del convegno promosso da Confindustria Modena sul nuovo approccio alle relazioni industriali spalancato dalla multinazionale di Agordo, ci offrono alcuni spunti di riflessione.

Esempi virtuosi
«Luxottica, ma anche Tetra Pak sul piano locale modenese», afferma Valeria Fedeli, «costituiscono esempi di relazioni industriali impostate sui binari della correttezza e della trasparenza. In questi casi emerge la buona cultura delle aziende le quali dimostrano di ritenere la trattativa un elemento di competitività propositiva, piuttosto che una vacua tradizionale contrapposizione, ma viene a galla anche l’atteggiamento costruttivo del sindacato che a questo clima virtuoso coopera attivamente».

«La vera novità dell’accordo Luxottica», sottolinea Antonio Sansone, «sta nel valore che si accorda al dipendente e al sindacato. Questa cultura di attenzione alle persone è un modo per rinsaldare il patto sociale e la solidarietà all’interno della comunità aziendale. La storica e in parte strumentale divisione tra imprenditore e lavoratori perde ogni validità: l’impresa è un bene comune al cui interesse devono concorrere, con pari dignità, tutti gli attori aziendali, sindacato incluso».

Un nuovo ruolo per il sindacato
«Anche in un contesto ideale di relazioni industriali», rimarca la Fedeli, «non possiamo sottrarci alla funzione primigenia di negoziazione di ogni miglioramento, foss’anche il più piccolo e insignificante: il conflitto non è detto che sia sempre un male assoluto. Però, un’azienda sana ed efficiente è un vantaggio per tutte le parti, anche per chi ci lavora. Io appartengo a quella schiera di sindacalisti che non dicono ai propri iscritti “andate al lavoro per fare il meno possibile”, ma piuttosto “andateci per fare il meglio possibile”».

«Lavorare insieme al bene comune dell’impresa», aggiunge Sansone, «non cassa d’ufficio la possibilità di ricorrere alla dialettica: nell’impresa, tra le varie funzioni aziendali, può potenzialmente esserci conflitto, l’importante è che non sia fine a se stesso, ma funzionale a trovare le migliori soluzioni possibili per favorire il processo di crescita».

Il segretario nazionale Fim Cisl Antonio SansonePartecipare all'impresa
La recente apertura di Emma Marcegaglia ai sistemi di partecipazione dei lavoratori all’impresa non è passata inosservata. Per la segretaria nazionale Filtea Cgil «è giunto il momento di un salto culturale: se è vero che l’impresa è chiamata a investire in termini sempre più “raffinati” sul capitale umano, è auspicabile che anche il sindacato faccia la sua parte, assumendo un profilo meno antagonista e proponendosi nella funzione fondamentale di partecipazione e controllo, che ormai si riscontra nella maggior parte dei Paesi europei. Mi auguro che si arrivi presto a definire un piano dialettico in cui la responsabilità dell’impresa si contemperi con quella del sindacato: i consigli di sorveglianza tedeschi, a tal proposito, sono un ottimo modello».

Secondo il segretario Fim Cisl «il welfare che abbiamo conosciuto nel Novecento non deve cadere nel dimenticatoio ma va integrato. Occorre per tutto il sindacato superare le colonne d’Ercole dell’ideologia e smetterla di considerare questi servizi di welfare aziendale come forme stucchevoli di paternalismo. La partecipazione, la concordia e l’armonia di intenti tra impresa e lavoratori è senz’altro il nuovo orizzonte d’azione del sindacato. Occorre costruire una partecipazione dal basso, che non si fermi nei consigli di amministrazione, ma che arrivi nelle officine e negli uffici».

Un percorso a ostacoli
La carenza legislativa è per Antonio Sansone il principale intralcio: «Sono stati presentati più volte disegni di legge sui sistemi di partecipazione aziendale, soprattutto per dare manforte alle buone pratiche delle aziende più illuminate. Nondimeno, paghiamo nei confronti degli altri stati europei ancora un forte ritardo legislativo».

E nel sindacato non c'è unità su tutto. La recente riforma del modello contrattuale, realizzata senza il consenso della Cgil, secondo Valeria Fedeli, «non depone a favore di un progetto che punta alla partecipazione. La frammentazione della struttura produttiva italiana e la competizione sfrenata di alcune imprese, poi, non aiutano il sistema di concertazione pensato sul distretto e sulla filiera».

(08 giugno 2009)