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Vito Zincani: «La mafia non fa rumore ma affari»

La criminalità organizzata ha raggiunto le dimensioni di una "crime company" transnazionale

Vito Zincani«La criminalità organizzata si è fatta imprenditrice e nella società del benessere ha messo le radici. Ormai, anche per la provincia di Modena, non si parla più di infiltrazioni ma di parziale radicamento del fenomeno mafioso. I comuni della cintura del nostro capoluogo sono quelli più esposti». Un'analisi netta e impietosa quella che viene fuori dalle parole del procuratore capo della Procura della Repubblica di Modena Vito Zincani: «La mafia non fa rumore ma continua a fare affari».

Procuratore Zincani, come è cambiata la criminalità organizzata negli ultimi ultimi tempi?
Le più recenti esperienze investigative e giudiziarie dimostrano come il modello di organizzazione mafiosa, caratterizzato dal perseguimento degli obiettivi tramite il ricorso all'intimidazione e alla violenza, sia stato messo un po' da parte. Si assiste perciò a una progressiva marginalizzazione delle attività delittuose in senso stretto e alla contestuale adozione di schemi comportamentali propri delle realtà sociali in cui la criminalità organizzata si trova a operare.

Qual è il rischio maggiore per il tessuto produttivo modenese?
L'imprenditore modenese per definizione ha un livello di resistenza e contrapposizione culturale ancora molto elevato: difficilmente cede all'intimidazione che, ricordiamolo, è stata marginalizzata ma non esclusa dalla prassi mafiosa. Ciò nonostante, lo stesso imprenditore, si trova in grosse difficoltà nel momento in cui una persona che si muove, si comporta e vive esattamente come lui, lo avvicina con grosse quantità di denaro: la potenza finanziaria della criminalità organizzata è infinita. In tal senso la mafia costituisce oggi il prototipo più sofisticato della moderna, pericolosa e temibile "crime company", di quel sodalizio criminale cioè che dispone di una struttura organizzativa e di un giro d'affari tali da fare invidia alle più moderne imprese multinazionali.

Quali sono i settori produttivi in cui più alta è la possibilità di infiltrazione mafiosa?
Sicuramente gli appalti pubblici, ma anche l'edilizia, il movimento terra, la logistica e la maglieria. Ma pensiamo anche al ceramico e al trattamento delle scorie: la longa manus delle "crime company" arriva anche qui. Con costi bassi e fuori mercato ci sono ditte che si offrono per il trasporto e lo smaltimento di queste materie tossiche. Dove vanno? Chiedete agli abitanti del nostro Meridione.

Cosa significa la crisi per queste holding della criminalità organizzata?
Significa che il divario con le imprese sane si fa ancora più consistente. Le aziende mafiose fanno concorrenza sleale agli imprenditori regolari: hanno quattrini illimitati e a costo zero, possono gestire la manodopera senza l'ingerenza del sindacato e gradualmete possono rilevare quote delle imprese in difficoltà fino ad acquisirne completamente la proprietà. 

Possibili strumenti di contrasto? 
«Dal primo maggio del 2009 qui in Procura abbiamo costituito un pool di magistrati specializzato nella lotta alla criminalità organizzata coordinato da Lucia Musti e a breve, insieme al prefetto vareremo un osservatorio permanente per monitorare i cosiddetti segnali deboli della presenza mafiosa: incendi, piccoli furti, danneggiamenti, messi insieme potrebbero portare all'accertamento di un'attività illecita di matrice mafiosa. L'osservatorio sarà composto da forze dell'ordine, associazioni di categoria ed enti locali. Per contrastare queste holding della criminalità transnazionali, la sinergia tra istituzioni è una via obbligata».

(09 novembre 2009)
Argomenti: Confindustria, Cultura