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il governatore parla alle aziende

Vasco Errani: «Un nuovo patto sociale per ricominciare a crescere»

«Dobbiamo riprogrammare i nostri fondamentali, ricreare quell'equilibrio tanto decantato tra economia e società che cinquant'anni fa ci proiettò fra le locomotive del progresso italiano»

«Al centro delle nostre riflessioni vorrei più Europa e meno provincialismo». Con una frase lapidaria, collocata all'inizio del suo intervento, il governatore dell'Emilia-Romagna Vasco Errani vorrebbe far piazza pulita di tutte «le resistenze che da dieci anni a questa parte riempiono dibattiti e convegni sul futuro di questa regione». Il trait d'union con l'Europa non dispiace affatto al presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari che di fronte al governatore dell'Emilia-Romagna coglie l'occasione per puntualizzare un concetto espresso già in altre occasioni: «Modena è già in Europa, e per certi versi può ritenersi la naturale appendice economica della Germania: lo dimostrano, meglio di qualsiasi altro valore, i volumi delle esportazioni».

Abbattere le "resistenze" culturali. Le resistenze culturali hanno nomi e cognomi: policentrismo, enti fieristici, sistema aeroportuale e credito. «Per me le cose sono fin troppo chiare», attacca il presidente della Regione Emilia-Romagna. «Guardare di più all'Europa e meno al nostro campanile aiuterebbe a capire che sul tema del credito bisognerebbe andare verso la costituzione di un unico consorzio fidi, che il controllo e la gestione delle fiere deve stare in capo a una sola società e che lo stesso discorso, con i dovuti distinguo, dovrebbe valere anche per scali aeroportuali e sistema formativo».

Un nuovo patto sociale. L'idea di fondo che percorre il ragionamento del governatore e che trova concorde anche Pietro Ferrari è che solo all'interno di un'ottica di sistema integrato («quando ad esempio si parla di infrastrutture stradali e ferroviarie non possiamo pensare soltanto alle nove province emiliano-romagnole ma guardare anche al Nord-Est») è possibile far ripartire l'economia regionale. «Siamo di fronte a una crisi che richiede continuità di investimenti in ricerca, innovazione, tecnopoli e reti d'impresa», afferma Vasco Errani. «E la Regione questi investimenti li conferma, nonostante da Roma le sforbiciate siano continue e orizzontali. Per ripartire, però, dobbiamo riprogrammare i nostri fondamentali, ricreare quell'equilibrio tanto decantato tra economia e società che cinquant'anni fa ci proiettò fra le locomotive del progresso italiano».

Pietro Ferrari e Vasco ErraniIl nodo infrastrutture. «La prima e tragica ondata di crisi è passata», sottolinea Ferrari. «Adesso, quando mi confronto con i colleghi imprenditori, raccolgo entusiasmo e voglia di fare. Ma nelle nostre lunghe chiacchierate spesso e volentieri fa capolino l'eterna questione del gap infrastrutturale rispetto alle aree più sviluppate del Nord Europa. Nel 2010 mi aspetterei che la bretella Campogalliano-Sassuolo, la Cispadana e Marzaglia fossero concetti assodati e digeriti: ma così non è». Sulle tre opere Errani fa sfoggio di ottimismo, «la Regione ha ben poco da rimproverarsi, le risposte definitive le aspettiamo da questo governo. Credo però che siamo a un buon punto. I lavori della Cispadana a fine 2012 partiranno e per la bretella o si parte o faremo un picchetto permanente a Roma. Non siamo disposti a mollare nemmeno un centimetro su questi temi».

(07 dicembre 2010)