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Università e aziende, ecco gli strumenti di collaborazione per la ripresa

Un convegno per illustrare i contenuti del protocollo d'intesa che vede Confindustria Modena e Ateneo uniti per aiutare le imprese. A cominciare dai dottorati

Pietro FerrariRicerca e sviluppo sono concetti fondamentali per le aziende del nostro territorio, a maggior ragione in un momento di crisi come quello attuale. Per supportare le aziende associate sul fronte dell'innovazione, Confindustria Modena ha siglato con l'Università di Modena e Reggio Emilia un protocollo d'intesa che renda ancora più stretti ed efficaci i rapporti di collaborazione fin qui costruiti.

I contenuti di questo protocollo, vale a dire la figura del dottorando di ricerca e le potenziali occasioni di crescita per le aziende con l'introduzione di questa figura, verranno presentati dall'associazione di via Bellinzona, insieme all'ateneo, in un convegno dal titolo "Università e impresa. Gli strumenti di collaborazione per la ripresa". L'appuntamento è martedì 18 maggio, a partire dalle ore 17 presso l'auditorium "Giorgio Fini".

Dopo i saluti del presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari e del rettore dell'Università di Modena e Reggio Emilia Aldo Tomasi, il preside della facoltà di Ingegneria Giuseppe Cantore farà una sintesi dell'intesa raggiunta con gli industriali modenesi.

Roberta CaprariLe opportunità del dottorato di ricerca all'interno del mondo accademico saranno affrontate dai docenti delle principali facoltà dell'ateneo. Interverranno Rossella Tupler (Facoltà di Bioscienze e Biotecnologie), Eugenio Caperchione (Facoltà di Economia "Marco Biagi"), Luisa Schenetti (Facoltà di Farmacia), Luigi Foffani (Facoltà di Giurisprudenza), Sonia Bergamaschi (Facoltà di Ingegneria), Franca Poppi (Facoltà di Lettere e Filosofia), Paola Loria (Facoltà di Medicina e Chirurgia), Sergio Valeri (Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali).

Roberta Caprari, presidente della commissione Education di Confindustria Modena, avrà il compito di trarre le conclusioni e inquadrare il tema dal punto di vista dell'imprenditore.

«Confindustria Modena», sottolinea Pietro Ferrari, «ha tutto l'interesse di promuovere presso le imprese associate i dottorati di ricerca: nel giro di un anno contiamo di realizzarne almeno una decina. Complessivamente stiamo mettendo in piedi un pacchetto di iniziative che permetterà al nostro sistema produttivo, attraverso la ricerca e l'alta formazione, di avere strumenti migliori e originali per vincere la sfida della competizione sui mercati internazionali».

Aldo Tomasi«Il dottorato di ricerca rappresenta il meglio della meritocrazia universitaria, al quale accedono i giovani migliori, più brillanti sul piano del rigore scientifico e della intuitività», precisa Aldo Tomasi. «Non è una tappa del percorso formativo, ma piuttosto il completamento e l'affinamento di un percorso nel quale al laureato è offerta l'opportunità di coniugare la sua preparazione e la competenza raggiunte con la ricerca di soluzioni di problematiche connesse agli sviluppi ed alla evoluzione della sua materia. Naturale che questa fase del suo percorso apra interessanti opportunità per il sistema delle imprese, quotidianamente alle prese con la necessità di introdurre processi innovativi di processo e di prodotto. L'adozione di un dottore di ricerca quindi può configurarsi come una straordinaria occasione di crescita per il ricercatore e per l'impresa e contribuire a riavvicinare esigenze tanto del mondo imprenditoriale quanto dell'Ateneo».

«La collaborazione tra Confindustria Modena e Università si arricchisce di un nuovo e stimolante capitolo», afferma Roberta Caprari. «Con quest'accordo il mondo accademico si avvicina ancora di più al mondo imprenditoriale, alle sue esigenze e alle sue necessità. Mi piace definirlo un processo di osmosi culturale che travasa saperi e informazioni da un ambito all'altro, senza soluzione di continuità. Credo poi che la figura del dottorando di ricerca risulterà particolarmente interessante per le pmi del nostro sistema associativo: sono loro che sul fronte dell'innovazione si prendono i rischi più alti e, con il dottorato di ricerca, avranno un alleato in più».

Il dottorato di ricerca
Il dottorato di ricerca, il terzo livello dell'iter universitario dopo le lauree di primo e secondo livello, può dare alle imprese un contributo di novità e innovazione non indifferente. Anche dal punto di vista economico conviene. Il costo che l'impresa deve sostenere per pagare un dottorando di ricerca è nettamente inferiore rispetto a quello che attualmente affronta per mantenere un ricercatore: si passa dai 50 mila euro annui del ricercatore a meno di 20 mila euro per il dottorando di ricerca. Quest'ultimo rimane per il 70 per cento del suo tempo in azienda e per i suoi progetti innovativi può usufruire delle strutture e dei laboratori universitari.

 

(17 maggio 2010)