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Una scommessa chiamata Russia

Nel racconto dell'esperienza di alcune imprese modenesi il presente e il futuro di un mercato emergente

Dopo Cina e India è il Paese che può vantare la miglior dinamica di sviluppo fra le grandi economie mondiali emergenti. Con 142 milioni di abitanti divisi in almeno 100 etnie e i 17.075.400 di chilometri quadrati di superficie, è l’entità statale più vasta del globo; nel 2050 le previsioni più suggestive parlano di un Pil pari a quello dei Paesi occidentali.

La Russia, pur in un contesto di crisi internazionale, costituisce un partner economico di primaria importanza per l’Italia e anche per l’Emilia-Romagna e Modena.

Piastrelle in ceramica, articoli d’abbigliamento in tessuto, carni, macchine di impiego generale: sono questi i canali di business significativi per la nostra città stando alle rilevazioni Istat dei primi nove mesi del 2009.

Gli scambi commerciali modenesi verso il gigante euroasiatico, confrontati con quelli dell’Emilia-Romagna, fanno emergere cifre di tutto rispetto. Su un export ceramico regionale pari a 130 milioni di euro, la sola Modena partecipa per più della metà (78 milioni di euro); per le esportazioni degli articoli d’abbigliamento in tessuto, 48 milioni di euro su 289 sono di provenienza modenese; le macchine di impiego generale (comparto nel quale sono comprese tanto le aziende specializzate nella costruzione di componenti oleodinamici, quanto quelle rivolte alla costruzione di motori idraulici) che partono alla volta della Russia si quantificano in 30 milioni di euro (292 milioni dall’Emilia Romagna); ma soprattutto la quasi totalità delle esportazioni di carni ha chiara impronta modenese: un valore di 29 milioni di euro al cospetto di 31 milioni da tutta la regione.

Marco BellottiNella promozione del made in Modena in territorio russo hanno un particolare valore le missioni imprenditoriali come quella organizzata da Confindustria, Abi e Ice dal 5 al 9 aprile tra Mosca, Ekaterinburg, San Pietroburgo, Krasnodar e Novosibirsk. La Oilcomp presieduta da Marco Bellotti, azienda specializzata nella progettazione e nella produzione di componenti oleodinamici per l’industria, è una delle otto aziende della nostra provincia (Bper, Cnh, Emilceramica, Goldoni, Nuova Mbz, Oilcomp, Sai, Zephir) che vi ha partecipato.

«In Russia il mercato per la componentistica che produciamo esiste», afferma Bellotti «e la cosa importante da fare dopo questa esperienza è incrementare le relazioni pregresse che ci eravamo guadagnati con le fiere di settore. Proprio in questi giorni è arrivato il primo contatto utile: ci ha cercato il responsabile dell’associazione di categoria fluidodinamica in Russia. Oltre tutto alla recente fiera di Asb di Hannover ho rivisto due distributori russi che avevo conosciuto grazie alla missione confindustriale: l’occasione è stata propizia per saldare e approfondire i nostri rapporti».

Fare affari con i russi è una partita a scacchi. La metafora (forse obbligata quando ci si riferisce alla patria del pluricampione del mondo Kasparov), aiuta a entrare meglio nella loro mentalità: «Il futuro della Russia», continua Bellotti, «sta nelle infrastrutture, nell’edilizia privata o forse nella cantieristica edile di sollevamento e automazione industriale, ma nulla è scontato, è una lunga partita, tutta da giocare».

Vittorio PecorariDiversa è la posizione della Sai, di cui Vittorio Pecorari è vicepresidente e amministratore delegato. L’azienda, leader nella produzione di motori idraulici, ha in Russia una presenza più matura essendo da diversi anni coinvolta in forniture di componenti per progetti specifici: «Fino a questo momento ci siamo inseriti nei grandi progetti internazionali. Ma la nostra ambizione è entrare in questo Paese con forniture più regolari legate a produzioni industriali continuative. Stanno tramontando i tempi in cui i russi, forti delle loro materie prime, potevano pensare di avere forti guadagni per poi venire in Occidente e comprare prodotti finiti. La recente svalutazione del rublo, causata dalla crisi, spinge gli economisti a intravvedere un’inversione di tendenza assai vicina: anche la Russia dovrebbe cominciare a mettere in piedi una forte produzione industriale “autoctona”. Ecco, su questo aspetto contiamo moltissimo».

Per il comparto ceramico, l’ex repubblica sovietica, pur non costituendo il riferimento più florido in termini di fatturato, rappresenta il mercato che assorbe la produzione più pregiata.

«A Mosca e San Pietroburgo in particolare», afferma l’amministratore delegato di Emilceramica Sergio Sassi, «esportiamo piastrelle damascate e rivestimenti di assoluta eccellenza. Per soddisfare invece richieste di altra gamma, dal 2005 abbiamo stretto un accordo di joint-venture con un partner ucraino, Yug Spa, e aperto lo stabilimento di Slavyansk, a 650 chilometri da Kiev. Il fatturato consolidato del Gruppo Emilceramica, dai 212 milioni di euro del 2007 è passato a 190 milioni del 2008. I segnali di recessione non hanno tardato a manifestarsi anche in Russia: se prima della crisi abbiamo toccato 6 milioni di fatturato, ricavi medi di 20 euro al metro quadrato e complessivamente 250 mila metri quadrati di vendite, dall’ottobre del 2008 in poi il Gruppo ha patito un calo degli ordinativi del -30 per cento».

Sergio Sassi«La Russia però è un Paese vivace, dalle grandi potenzialità», aggiunge Sergio Sassi, «e la missione di Confindustria è servita a tutte le dimensioni della nostra impresa: dai piccoli ai grandi. Il “business to business”, la formula seminariale con cui i diversi settori merceologici hanno reperito nuovi contatti, credo abbia riscosso un buon successo, specie per chi è venuto per la prima volta a conoscere questa realtà».

E conclude: «Nonostante il rallentamento globale, come gruppo Emilceramica continuiamo a scommettere ancora molto su questo mercato. Il business più probabile attiene allo sviluppo infrastrutturale. Ho buoni motivi per ritenere che i Giochi olimpici invernali del 2014 di Sochi costituiranno un bel banco di prova sia per le nostre imprese sia per il sistema Russia».

(11 maggio 2009)