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Ue: sì ai dazi sulle piastrelle cinesi

Per Alfonso Panzani, presidente di Cet, e Franco Manfredini, presidente di Confindustria Ceramica, la misura decisa è «una vittoria del "fair trade" di grande importanza per l’industria ceramica italiana ed europea»

L'azione antidumping, avviata il 19 giugno 2010, prevede sull'intero volume di piastrelle di ceramica cinesi importate in Europa l'applicazione di un dazio medio del 32 per cento, per gli esportatori cinesi inclusi nel campione oggetto di verifica, e del 73 per cento per gli esportatori che non hanno collaborato. La quota parte di questi ultimi è stimata pari al 50 per cento del totale dell'import cinese nell'Europa a 27.

Il consumo europeo di piastrelle di ceramica è stato nel 2009 pari a 1 miliardo di metri quadrati, con importazioni di ceramica cinese pari a 62 milioni di metri quadrati. Nel primo semestre del 2010, a fronte di un consumo continentale in calo del 3 per cento, le importazioni di piastrelle cinesi sono cresciute del 25 per cento.

«L'indagine conferma quanto denunciato dalla Federazione europea dei produttori di ceramica», dichiara Alfonso Panzani, presidente della federazione europea delle Associazioni che riuniscono i produttori di piastrelle di ceramica Cet, «e questo importantissimo risultato è stato possibile anche grazie al grande impegno posto in essere da diverse imprese ceramiche, a cui va il mio e nostro ringraziamento. La difficile situazione congiunturale peggiorata dalla scorretta concorrenza cinese, ha causato la perdita di 15.000 posti di lavoro nell'industria ceramica europea: solo la continua innovazione di prodotto, tecnologica e di design hanno assicurato alla nostra industria la possibilità di rimanere competitiva, mentre l'imposizione dei dazi assicura una doverosa tutela a chi opera con correttezza».

«L'applicazione di dazi compensativi è una misura di riequilibrio del mercato che va verso una maggiore trasparenza e correttezza nelle transazioni commerciali, a favore del consumo consapevole da parte del cittadino europeo», afferma Franco Manfredini, presidente di Confindustria Ceramica. «Le misure entrate in vigore, che auspichiamo possano essere confermate in via definitiva dal Consiglio Europeo dei Ministri, non chiudono il mercato continentale alle aziende cinesi, ma ristabiliscono le condizioni di una concorrenza corretta. Del resto, per un settore come il nostro che esporta il 70 per cento della produzione, il corretto confronto con i competitori di tutto il mondo è una condizione essenziale e da noi sempre ricercata».

(21 marzo 2011)
Argomenti: Confindustria, Ceramico