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l'intervista

Stefano Cencetti: «Sanità e imprese? Insieme per il futuro del biomedicale»

Per il direttore generale del Policlinico nonché presidente del comitato tecnico-scientifico del Quality Center Network il settore potrà sopravvivere solo all'interno di un network che coinvolga università, sanità e imprese

Stefano CencettiA che punto sono la ricerca e l'innovazione del "biomedicale modenese"?
«Se prendiamo in considerazione il lavoro fin qui svolto dal Quality Center Network (l'organismo che raggruppa le associazioni imprenditoriali del distretto mirandolese, le due aziende sanitarie di Modena, l'Università di Modena e Reggio Emilia, la Provincia, l'Unione dei Comuni modenesi Area Nord e Democenter) possiamo dare un giudizio positivo: nell'ultimo quinquennio, in provincia di Modena, sono stati costituiti 6 spin-off universitari, approvate 5 piattaforme di lavoro nell'ambito del "Bando di ricerca collaborativa delle Pmi" e attivati 10 progetti di sperimentazione clinica con le aziende sanitarie modenesi. Un riscontro positivo proviene anche dalla cosiddetta "medicina innovativa": sul nostro territorio sono in ballo oltre 6 milioni di euro attraverso il piano di ricerca Regione Emilia-Romagna-Università. Gli ambiti di interesse sono l'oncologia, i trapianti e la medicina rigenerativa».

La collaborazione tra imprese biomedicali e aziende sanitarie funziona sul nostro territorio?
«Direi proprio di sì, e in maniera più percepibile dal 2005, in seguito alla costituzione del Quality Center Network. Come ricordavo prima, sono 10 i progetti di sperimentazione e sviluppo industriale in corso nell'ambito del Quality Center network. Inoltre, in questi anni, è stato possibile migliorare i servizi a disposizione delle imprese per fare ricerca e sviluppo industriale, avendo raggiunto un accordo per l'accesso agevolato al Sistema Bibliotecario di Ateneo e avendo omologato agli standard europei lo stabulario e alcuni laboratori universitari. A queste iniziative si è affiancato un costante impegno del Network sul versante della formazione con l'organizzazione di short master di alta specializzazione, percorsi formativi per il personale delle imprese e delle aziende sanitarie, seminari di approfondimento».

A che cosa deve servire, concretamente, la conferenza nazionale del 4-5 ottobre?
«Anzitutto a chiarire come la ricerca e lo sviluppo industriale possono accelerare i mutamenti in atto sul fronte della medicina tradizionale e dei sistemi assistenziali. Cito un solo dato che considero oltremodo significativo: si calcola che nei prossimi dieci anni cambierà più dell'80 per cento dei modi di fare diagnosi e cura. Nella pratica clinica si dovranno utilizzare le nuove conoscenze della ricerca genetica, della medicina dei sistemi e della medicina molecolare, applicate al singolo paziente, secondo le sue specifiche e uniche esigenze di cura. I protagonisti di questa rivoluzione non saranno solo i servizi sanitari ma anche gli imprenditori del settore, i quali saranno chiamati a progettare e sviluppare tantissimi nuovi prodotti».

(30 settembre 2010)