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Stefano Betti: «Edilizia residenziale senza futuro»

Il presidente dell'associazione dei costruttori edili in una nota denuncia la mancanza di aree edificabili. Per ovviare a questo problema esiste un unico strumento: l'attuazione degli accordi di programma sulle aree destinate ad attrezzature generali

Stefano Betti«Siamo molto preoccupati per le prospettive di sviluppo dell’edilizia residenziale sociale nel Comune di Modena. Di recente è stata approvata la legge regionale diretta a far confluire capitali per finanziare interventi per alloggi in affitto o in vendita a condizioni più favorevoli rispetto a quelle di mercato. Questo finanziamento si aggiunge a quelli già stanziati allo stesso scopo dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e a livello nazionale dalla Cassa Depositi e Prestiti. Nonostante siano disponibili queste importanti risorse finanziarie e sia in continuo aumento la domanda di abitazioni in affitto o in vendita a prezzi calmierati, il Comune di Modena molto presto si troverà costretto a non poter continuare nella sua storica politica a sostegno delle famiglie.

In sostanza non riuscirà a dare una risposta adeguata alla richiesta di edilizia sociale, sia attraverso i classici Peep sia attraverso le nuove forme di Social Housing. Tutto questo per una ragione molto semplice: mancano le aree edificabili. Per ovviare a questo problema esiste un unico strumento, peraltro previsto dal Piano Strutturale Comunale: l'attuazione degli accordi di programma sulle aree destinate ad attrezzature generali. Vorrei ricordare che queste aree sono già classificate come edificabili, e potrebbero entrare gratuitamente nelle disponibilità del Comune.

Allora mi chiedo: perché non vengono presentate in consiglio comunale le varianti al Piano Operativo Comunale necessarie per rendere disponibili queste aree, tra l'altro inserite da oltre 20 anni nel Piano Regolatore Generale della città? Gli accordi di programma con i privati sono già stati approvati dalla giunta comunale da parecchi mesi, eppure nulla si muove.

In questo quadro, caratterizzato da un lato una richiesta crescente di edilizia sociale e dall'altro da un grave stato di crisi dell’edilizia modenese, che negli ultimi tre anni ha ridotto di oltre il 30 per cento il numero delle imprese e degli occupati e ha registrato un incremento del 300 per cento della cassa integrazione, risulta incomprensibile constatare che non si procede allo sblocco di queste aree.

Ed è sempre più sconfortante assistere alle diatribe che si sviluppano in proposito e che trovano ampio spazio sulle pagine dei giornali. Sembra che la preoccupazione maggiore derivi dall'opposizione messa in campo da alcuni schieramenti politici e da gruppi di cittadini, spinti perlopiù dalla sindrome Nimby o da una preconcetta ideologia contro la "cementificazione".

Ma di quale cementificazione stiamo parlando? Qui si tratta di attuare il piano per l’edilizia residenziale sociale del Comune di Modena valido per i prossimi dieci anni. E di dare risposta al diritto fondamentale alla casa per tutti.

Ma occorre sgombrare il campo anche dalle ipotesi più o meno demagogiche di sviluppare l'edilizia residenziale sociale attraverso il recupero di aree dimesse o attraverso la riqualificazione di contenitori edilizi già esistenti. Non dimentichiamo che si tratterebbe di interventi su aree private già edificate, o comunque a valore elevato, mentre è noto che la condizione essenziale per fare edilizia residenziale sociale è che vi siano a disposizione aree a costo zero o quasi.

Poiché è nota a tutti la condizione delle casse delle amministrazioni pubbliche, e del Comune di Modena in particolare, fortemente limitate nella spesa dal Patto di Stabilità, appare utopistico imboccare nel breve o medio periodo questa direzione.

Premesso che siamo fermamente convinti che i progetti di recupero e di riqualificazione siano fondamentali, abbiamo il dovere di sottolineare che la mancanza di risorse finanziarie adeguate renderà altamente improbabile la realizzazione di edilizia sociale residenziale nei contesti da recuperare. È necessario che le forze politiche e sociali affrontino al più presto queste tematiche con la dovuta oggettività e concretezza. Ma è altrettanto necessario che le forze di governo locali si assumano la responsabilità di procedere senza esitazioni nelle scelte politiche per lo sviluppo della città».

(18 luglio 2011)