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High Tech Park la ricerca secondo Sce

Il modello di sviluppo tecnologico messo a punto dall'azienda modenese preso ad esempio da Democenter

Ormes Corradini, il fondatore dell'High Tech Park di ModenaFare ricerca costa sempre di più e la crisi certo non aiuta. Tuttavia, gli investimenti destinati a questa voce di spesa sono proprio quelli che, passata la burrasca, possono garantire alle imprese di riprendersi e riposizionarsi sui mercati.

L’High Tech Park di Modena, da quasi 10 anni, fa della collaborazione e della sinergia fra aziende il proprio cavallo di battaglia. A Baggiovara, in via Giardini, su una superficie di 21.000 metri quadrati, si concretizza il modello imprenditoriale di un sistema di aziende che, sul fronte della ricerca e dell’innovazione, condivide spazi operativi, strutture amministrative e competenze gestionali.

La peculiarità di questo “parco tecnologico” è data soprattutto dalla specializzazione delle imprese che vi fanno parte, tutte d’alta tecnologia e capaci, nel tempo, di affinarsi in differenti settori dell’elettronica. Il capofila di quest’esperienza è stata la Sce Group (costituita da Sce, leader nel settore campo delle automazioni industriali e da Cs, attiva nel settore dei convertitori statici di energia) che si è gradualmente messa accanto aziende in diversa misura controllate e partecipate (Enerblu-Energia, Etheria, Intratek Anafi, Life).

Democenter-Sipe (il centro di innovazione a servizio delle aziende che ne fanno parte), con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze imprenditoriali del nostro territorio e proporre paradigmi organizzativi, ha recentemente portato presso l’area di Baggiovara diverse aziende che hanno tentato di “carpire” i segreti della cittadella modenese dell’innovazione. «È un’iniziativa che, non a caso, viene proposta in un periodo di forti difficoltà a livello economico», afferma il direttore di Democenter Enzo Madrigali. «Una risposta adeguata alla crisi può essere trovata anche nell’innovazione che si realizza attraverso la collaborazione e lo scambio di esperienze tra i diversi protagonisti della scena industriale. Il modello sotteso al “parco tecnologico” offre l’opportunità alle piccole e medie imprese di mettere in comune risorse per mantenere standard di ricerca qualitativamente elevati».

Le piccole aziende non possono diventare grandi, se non scommettendo su nuovi sodalizi. «Il parco tecnologico», spiega il fondatore della Sce Ormes Corradini, «è nato con l’obiettivo di limitare i costi, non solo della ricerca, i cui risultati sono messi a disposizione degli aderenti, ma anche di quelle spese generali che riguardano l’amministrazione, il magazzino, la logistica o la gestione degli ambienti». «Oggi il mondo non è più il nostro cortile», continua Corradini, «ritengo perciò che sia ridicolo chiudersi a riccio per conservare le informazioni, perché domani, qualcuno, in una qualsiasi parte del globo, te le ha già rubate. Tanto vale fluidificare il più possibile la trasmissione di best practice, know-how e cultura in senso lato per avvantaggiare un territorio, un sistema, una filiera. Ciò che Democenter fa sul territorio della nostra provincia oggi dovremmo abituarci a farlo anche su scala internazionale».

(22 giugno 2009)
Argomenti: Metalmeccanico