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il personaggio

Riccardo Ruggeri, ricordi di manager

Diretto e persino tagliente nei giudizi, l'autore di "Una storia operaia" si racconta

«Di manager che si sono cimentati con l’autobiografia ce ne sono in buon numero. Ma la maggioranza di loro finisce col descrivere quello che non è stato», già dalle prime parole si capisce che Riccardo Ruggeri è un personaggio senza complessi, che non lesina giudizi taglienti. «Tra i grandi uomini che hanno fatto la storia dell’industria mondiale, e che hanno messo la propria vita nero su bianco, ho preferito ispirarmi a Alfred Sloan presidente e chairman della General Motors, piuttosto che al più noto fondatore della Ford Motor Company Henry Ford».

Un momento della presentazione del libro "Una storia operaia" a Confindustria Modena«Lo scopo di un’autobiografia», chiarisce l’autore di "Una storia operaia" a cui abbiamo rivolto alcune domande prima della presentazione del suo libro in Confindustria Modena, «è quello di raccontarsi senza finzioni. Tre anni fa, quando ho cominciato a scrivere la mia storia, mi sono reso conto che il tempo era passato ma io ricordavo tutto con estrema nitidezza. Ciò che ho trasmesso su carta è un atto di verità che gratifica me, ma allo stesso tempo è un modo per rendere eterna la storia della mia famiglia».

Riccardo Ruggeri, che per oltre vent’anni ha ricoperto ruoli dirigenziali all’interno di Fiat, ha conosciuto da vicino i protagonisti del Lingotto. «Gianni Agnelli è stato un uomo di cultura e immagine prima ancora che un vero imprenditore. Il fratello Umberto è quello che si definisce un uomo normale, un grande lavoratore». In un’occasione ha conosciuto anche il Drake: «Ci incontrammo una sola volta, quando andai da lui per riscuotere i soldi di una fattura che non voleva pagarmi».

Nelle crisi si è sempre trovato a suo agio: «I periodi di recessione permettono di avere margini di manovra che in circostanze diverse non si potrebbero avere. Così è stato nel caso della ristrutturazione societaria di New Holland, peccato che l’eccesso di successo di quel risanamento divenne poi il motivo per rimuovermi dal mio incarico».

E alla richiesta di un parere sulla recessione economica dei nostri giorni, taglia netto: «Chi ha provocato la crisi non solo è ancora al suo posto, ma è anche in sala comando per gestirla. Madoff, che non è l’unico colpevole, è diventato però l’unico capro espiatorio. Curioso no?».

(02 novembre 2009)