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Ricerca e ambiente: così ripartono i distretti

Ospiti della Filctem Cgil modenese, politici e imprenditori hanno fatto il punto della realtà provinciale

Per risalire la china è indispensabile riconfigurare la natura dei distretti industriali. E questo presuppone una doppia sfida: da una parte bisogna gestire nuovi driver di crescita, tra cui la politica ambientale, dall'altra occorre superare i vecchi handicap di sistema.

Giampaolo GalliNe è convinto Giampaolo Galli, direttore generale di Confindustria nonché ospite in casa Cgil Modena al congresso fondativo della Filctem Cgil provinciale. «Siamo in una fase di lenta ripresa ma la produzione industriale registra un calo del 20 per cento. Continuiamo a pagare lo scotto di un contesto normativo ipersaturo e di una macchina pubblica inefficiente», sottolinea Galli.

Manuela GozziSul fronte dell'etica e dello sviluppo ecosostenibile la segretaria modenese Filctem Cgil Manuela Gozzi traccia un profilo puntuale. «La nostra forza è concentrata in quei distretti che delle reti d'impresa rappresentano i nodi strategici, ma che pagano il limite di non riuscire a sfruttare al meglio la propria potenzialità. Sindacati, imprese e istituzioni devono puntare a uno sviluppo sostenibile sul fronte ambientale, economico e sociale. Bisogna raddoppiare il benessere dimezzando il prelievo di risorse naturali ed educare il consumatore, la cui scelta influenza le decisioni delle imprese, alla cultura della manutenzione».

"Fare di più con meno" è dunque tutto fuorché uno slogan. Il concetto, a modo suo, lo riprende anche Emilio Mussini, vicepresidente di Confindustria Ceramica e presidente di Panariagroup. «Il nostro settore da sempre ha svolto il ruolo di capofila nell'innovazione tecnologica secondo i crismi del rispetto ambientale. Ma per quanto in termini di qualità del prodotto il distretto ceramico di Sassuolo non sia secondo a nessuno, i nostri sforzi per restare competitivi sul mercato vengono spesso vanificati da un sistema Italia che ci penalizza con una tassa in più rispetto ai nostri competitor».

E se la questione tasse è riconosciuta e condivisa nota dolente, sui contratti di rete, a detta della Gozzi "non più rimandabili", la militanza in ambiti diversi rende cauti. «Negli ultimi anni», spiega Andrea Scacchetti, presidente di Sintesi Fashion Group nonché delegato di Confindustria Modena per Sistema moda Italia, «nel distretto di Carpi sono nate alcune grandi aziende e ritengo il fenomeno di concentrazione un fattore positivo. Ma nel tessile esiste ancora un atteggiamento di diffidenza in merito alla collaborazione tra imprese, condividere le idee con i concorrenti è infatti un tema delicato. Questo non impedisce però che la promozione all'estero di un certo tipo di prodotto possa avvalersi delle reti d'impresa».

«Nella catena del valore è evidente la necessità di individuare nuovi meccanismi per rendere il distretto ancora competitivo», ammonisce Ezio Nicola, amministratore delegato di Gambro-Dasco e responsabile del comparto biomedicale di Confindustria Modena. «Bisogna sviluppare con il sindacato un lavoro di concertazione improntato alla maturità e volto all'incremento qualitativo dell'occupazione. Non è nella produzione a basso costo che possiamo essere competitivi, bensì in ciò che sta a monte, ovvero la ricerca».

Ricerca e sviluppo sostenibile si traducono in riscatto. Ha pochi dubbi in proposito Donato Pivanti, segretario Cgil Modena: «Modena ha diverse opportunità. La ceramica non può trascurare il tema del fotovoltaico e questo in rapporto a un nuovo modo di costruire votato al recupero della parte più antica del territorio. Un recupero e una razionalizzazione che comporta l'unione di più competenze. Siamo inoltre costruttori di motori: perché non realizzarli a dispersione zero? O sfruttare meglio il dipartimento di nanotecnologia? Questa è politica industriale. È possibile e necessario farlo».

Non limitarsi dunque a tenere botta ma allungare lo sguardo dietro l'angolo. «Dobbiamo sostenere il sistema imprenditoriale senza però trascurare i nuovi germogli», chiosa Palma Costi, assessore provinciale all'Economia. «Questo vuol dire incentivare il sorgere di nuove aziende, buone imprese che sappiano creare profitto e reinvestire questo stesso profitto al proprio interno».

(01 marzo 2010)