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Susanna Camusso: «Sciopero generale per nuova stagione Paese»

Ma per l'economista Giuseppe Berta intervenuto al convegno in Confindustria Modena insieme al segretario generale Cgil «con questo strumento non si sono mai determinati significativi cambiamenti di indirizzo nella politica economica italiana»

Lotta all'evasione fiscale, maggior tassazione delle rendite finanziarie e semplificazione delle leggi applicate al lavoro: la "revanche" del mondo produttivo sul capitalismo drogato dalla finanza è un desiderio che naturalmente accomuna imprese e lavoratori.

A ribadirlo, una volta di più, è il presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari che fa questa premessa per aprire il dibattito sui nuovi scenari delle relazioni industriali e per dare avvio a un convegno che ha portato in via Bellinzona il segretario generale della Cgil Susanna Camusso e l'economista Giuseppe Berta.

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Il 6 maggio lo sciopero generale
Quando Susanna Camusso arriva in Confindustria Modena la proclamazione dello sciopero generale (6 maggio 2011) è una notizia elaborata già da qualche ora. «Lo sciopero generale ha per noi un significato politico nell'accezione più alta e nobile che questa parola può rivestire», precisa la Camusso. «Politica è prima di tutto senso di responsabilità e la nostra confederazione responsabilmente vuole cambiare e riformare questa desolante stagione. Un'Italia in cui un terzo dei nostri giovani non ha alcuna prospettiva per il futuro (dati Istat ndr) è un'Italia in ginocchio e con le ali tarpate».

«Che lo sciopero generale sia un'arma efficace per riformare la politica economica di questo Paese è un assunto tutto da dimostrare», afferma Giuseppe Berta. «Negli anni Settanta con questo strumento non si sono determinati significativi cambiamenti di indirizzo. Si dica piuttosto che in certi momenti storici lo sciopero generale ha lo scopo di serrare i ranghi della confederazione che quello sciopero lo propone, e attenzione, soprattutto, al rischio che da questa stagione non esca un Sindacato ancora più diviso e lacerato».

L'asse Torino-Detroit
«Sull'asse Torino-Detroit si sta consumando l'ennesimo strappo ai diritti dei lavoratori», attacca il segretario generale Cgil. «Con questo nuovo modello, Fiat ci spiega che i diritti dei suoi dipendenti possono essere immolati sull'altare della maggiore competitività. Una competitività che per ora vale la decurtazione di 10 minuti di pausa e che tra un po' potrebbe significare avere come punto di riferimento non più la Cina ma il Bangladesh».

«Pomigliano, Mirafiori e da poco l'impianto della ex Bertone rappresentano stadi di una contrattazione appena cominciata e ancora tutta da scrivere», ribatte Berta. «Fiat vorrebbe dare il là a una moderna organizzazione del lavoro e misurare l'efficienza produttiva impianto per impianto. Fiom dovrebbe inserirsi in questa dialettica e rientrare nei round negoziali con il nuovo contratto dell'auto».

Nuove regole per la rappresentanza sindacale
«L'indebolimento del fronte sindacale nel suo complesso è evidente», sottolinea Susanna Camusso. «Ma appartengo a una scuola che mi ha educato alla ricomposizione delle fratture e non alla loro esasperazione. Dobbiamo trovare un accordo per la ridefinizione delle regole della rappresentanza sindacale: il declino delle forme collettive di rappresentanza ha assunto livelli via via sempre più preoccupanti. Regole democratiche, misurazione e certificazione della rappresentanza: è su queste basi che Cgil cerca il dialogo con gli altri sindacati».

«Se qualcuno si ostina a pensare che il miglior mondo possibile sia solo alle nostre spalle è in errore», replica l'economista Giuseppe Berta. «Il ragionamento ancorato a etichette preventive e il rifiuto a misurarsi con il cambiamento sono ostacoli da rimuovere per una vera definizione delle regole sulla rappresentanza sindacale. Io credo che sia nell'interesse del più grande sindacato italiano fare sintesi delle diverse posizione interne per elaborare una strategia unitaria. Diversamente il pericolo è replicare la situazione francese dove i due principali sindacati rappresentano a stento 1 milione e mezzo di lavoratori».

(04 marzo 2011)