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Pietro Ferrari: «Vogliamo tornare a crescere»

Al dibattito organizzato alla festa del Pd il presidente degli industriali modenesi ha portato le esigenze del mondo produttivo che si sta battendo per restare competitivo

Pietro Ferrari, Presidente Confindustria Modena«Se vogliamo parlare di crescita reale del Paese dobbiamo guardare al tessuto imprenditoriale locale: dopo il terribile sisma che ci ha colpiti, questa provincia, le aziende, gli imprenditori hanno dimostrato nei fatti l'intenzione di non voler mollare o cedere allo sconforto»: sono parole decise, che non nascondono l'orgoglio profondo di appartenere alla classe imprenditoriale, quelle espresse da Pietro Ferrari al convegno "Crescere di più, crescere meglio" che si è tenuto alla festa provinciale del Partito democratico e a cui hanno partecipato anche Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, Stefano Fassina, responsabile nazionale Economia del Pd e, come moderatore, Stefano Menichini, direttore del quotidiano Europa. «A questa volontà sono seguite azioni concrete. Oggi molte delle aziende colpite sono riuscite a trasferire il 50-70 per cento della propria produzione in zone sicure e a ripartire in tempi rapidi, inaspettati, miracolosi».

«Inutile parlare di crescita dell'Italia senza sostenere concretamente una terra operosa come l'Emilia, che tanto ha dato e continua a dare in termini di produttività al nostro Paese», dichiara Raffaele Bonanni. «Per questo, ci impegneremo affinché venga applicata la "No tax area" a questa zone e perché vengano approvate regole concrete di aiuto condivise tra tutti i soggetti sociali del territorio».

«L'Emilia ha dimostrato una grande prova di forza morale, una capacità di reazione straordinaria», afferma Stefano Fassina, «ma questo non deve diventare un alibi per lasciare soli questi territori. Il governo deve impegnarsi a dare risposte concrete agli sforzi fatti dal tessuto imprenditoriale locale, perché solo così il Paese può tornare a credere nella possibilità di farcela».

Il dibattito si è poi incentrato sui problemi nazionali. «L'Italia è un Paese che viaggia ha due velocità differenti, ed è questo aspetto che dobbiamo capire se vogliamo parlare di crescita economica reale», sottolinea Pietro Ferrari. «C'è un Nord, fatto da 20-25 provincie, a forte vocazione manifatturiera, (Modena è la seconda provincia italiana in tutta Europa per forza industriale) e c'è un Sud sempre più in difficoltà, che arranca, con costi ormai divenuti insostenibili per tutti».

«Il cuore pulsante dell'economia del nostro Paese è al Nord e deve essere sostenuto, sebbene esistano anche al Sud modelli di eccellenza», ribadisce Bonanni, «ma è innegabile che questo divario non è più sostenibile e che per avere maggiore produttività è necessario garantire solide basi alle nostre imprese, puntando sulla diminuzione delle tasse, sulla diminuzione dei costi dei servizi e dell'energia e sulla creazione di efficienti reti di infrastrutture a livello nazionale».

«Però pur essendo fortemente convinto dell'importanza dell'attività manifatturiera del nostro Paese», sottolinea Fassina, «è illusorio pensare che tutti i problemi derivino dal Mezzogiorno. È tutto il Paese che necessita di profonde e radicali riforme, che andranno applicate in modo specifico alle diverse zone del territorio nazionale». 

(31 agosto 2012)