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la mossa a sorpresa

Pietro Ferrari placa gli animi più surriscaldati

In un faccia a faccia con due rappresentanti degli autonomi del Guernica e del Collettivo studentesco, il presidente di Confindustria Modena ha toccato i temi della crisi e del lavoro

Pietro Ferrari trova la mediazione con i due rappresentantidegli autonomi del Guernica e del Collettivo autonomo studentescoQualche momento di tensione, a un certo punto della mattinata, c'è stato. Alle centinaia di studenti riunite fuori dal multisala in attesa dell'arrivo di Mariastella Gelmini, l'assenza del ministro non è proprio andata giù e a quel punto le contestazioni si sono fatte più accese.

Per riportare la calma il presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari si è offerto di incontrare due rappresentanti degli autonomi del Guernica e del Collettivo autonomo studentesco. In un faccia a faccia che è durato un quarto d'ora.

«Voi di Confindustria dovreste fare un giro nelle aziende per capire che aria tira», dicono Luca di Guernica ed Edo del collettivo studentesco.

«Noi rappresentiamo oltre mille aziende», replica Ferrari. «Non potete ridurre tutto a uno slogan. Con voi vorrei però ragionare su un dato. Nonostante la crisi, le imprese non trovano sul mercato 110.000 tecnici. Il fatto che alle imprese servano 110.000 periti va letto anche in chiave positiva, perchè significa che in un momento di forti difficoltà come quello che stiamo vivendo ci sono opportunità di lavoro non sfruttate».

«Senza una scuola pubblica che funzioni», hanno rilanciato Edo e Luca, «è pura utopia trovare in questo sistema produttivo uno straccio di lavoro».

«Il problema della scarsa occupabilità dei giovani», ha argomentato Ferrari, «è un problema globale, basti dire che i giovani compresi tra i 18 e i 24 anni in Asia, India e Cina sono 240 milioni, in America 50 milioni e in Europa 60 milioni. Ma non mi si dica che tra imprese e lavoratori ci siano baratri ideologici incolmabili: negli ultimi 10 anni, qui a Modena, imprenditori e dipendenti hanno costituito un fondo che si aggira sui 20 miliardi di euro. Di questi soldi, che non sono pubblici, finora ne abbiamo utilizzati circa un terzo».

(22 novembre 2010)