Confindustria Modena
Attualità
ARCHIVIO

Stampa l'articolo
la conferenza stampa

Pietro Ferrari: «Il terremoto economico arriva a settembre»

Le aziende rimaste coinvolte nell'area del sisma sono il 14 per cento delle imprese associate a Confindustria Modena e hanno subito danni per 350 milioni di euro. Il presidente degli industriali modenesi fa il punto sulla ricostruzione

Da sinistra il presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari, il direttore Giovanni Messori, il responsabile dell'area Fisco e Finanza Alessandro Rossi e il responsabile dell'area Economia e Impresa Giovanni Bartolotti (Foto di Luigi Esposito)

«Il terremoto economico deve ancora cominciare. Settembre, da questo punto di vista, sarà il mese della verità. Con la fine del terzo trimestre, infatti, il calcolo dei danni agli stabilimenti, sommati alla mancata produzione e alle spese intervenute per gli adeguamenti antisismici, sarà ancor più drammatico». È un Pietro Ferrari che guarda in faccia alla realtà e che non cede al facile ottimismo quello che, stamattina, a due mesi dal sisma, ha convocato una conferenza stampa per fare il punto su cifre, dati, misure e provvedimenti in discussione con governo ed enti locali sul tema della ricostruzione post-sisma.

Tuttavia non occorre aspettare settembre per avere un’idea di cosa abbiano significato, dal punto di vista economico e produttivo, i terremoti del 20 e 29 maggio scorso. Le imprese dell’Area Nord rimaste coinvolte con danni piuttosto consistenti sono 150, il 14 per cento del totale delle aziende associate a Confindustria Modena, per un ammontare dei danni che, a oggi, è pari a 350 milioni di euro. Senza contare i circa 10 mila lavoratori in Cassa integrazione. I comuni più intensamente colpiti sono stati Camposanto, Cavezzo, Concordia, Finale, Medolla, Mirandola, San Felice, San Possidonio e San Prospero.

Allargando lo sguardo all’intera Emilia-Romagna, e guardando il fascicolo per l’attivazione del Fondo di Solidarietà Ue che la Protezione Civile proprio oggi ha trasmesso a Bruxelles, si scopre che i danni complessivi sono stati quantificati in 11,5 miliardi di euro. «Al momento, l’unica cosa certa è che il decreto legge 74, nel triennio 2012-2014, ha stanziato 2,5 miliardi», osserva Ferrari. «È del tutto evidente che la misura così concepita è insufficiente. Mi auguro dunque che quanto dichiarato dal presidente della Regione Vasco Errani, ovvero l’esistenza di un accordo col governo per un finanziamento a fondo perduto del valore di 6 miliardi di euro, possa tramutarsi presto in qualcosa di concreto ed effettivo».

Pietro Ferrari e Giovanni Messori (Foto di Luigi Esposito)

I 6 miliardi, anticipati dalla Cassa depositi e prestiti, verrebbero girati alle banche. Gli imprenditori e i cittadini colpiti, ottenuta la perizia giurata dei danni e la sua vidimazione dal Commissario straordinario per la ricostruzione, aprono un conto corrente per l'importo pari alla percentuale dei danni ammessi e presentano via via le fatture dei fornitori relative allo stato d'avanzamento dei lavori. La procedura dovrebbe cominciare dal 2013 e coprirebbe anche i costi per il miglioramento sismico. Lo stanziamento sarà contenuto nel provvedimento governativo conosciuto come "Spending review".

Tra i punti critici della ripresa c’è sicuramente l’adeguamento antisismico di capannoni e stabilimenti. «Talvolta si arriva al paradosso per cui i costi di adeguamento raggiungono o superano i costi di ricostruzione», evidenzia Ferrari. «La soglia del 60 per cento di sicurezza prevista dal decreto legge post sisma per i capannoni vecchi è una cosa impraticabile nella realtà. È un aspetto che ci preoccupa tanto, ma su questo fronte almeno abbiamo guadagnato tempo. Tali interventi dovranno essere realizzati in un termine relativamente lungo, compreso tra 4 e 8 anni in base al grado di vulnerabilità dell'edificio».

Sulla “no tax area” Ferrari taglia corto. «Da una parte non vi è dubbio che esistono ragioni oggettive che possono tecnicamente giustificare la creazione di una no-tax area. Ma, oltre alla manifesta contrarietà del Commissario straordinario Errani, sono arcinote le difficoltà a livello europeo legate al concetto degli aiuti di Stato. Non vogliamo illudere le persone, ma piuttosto concentrarci su singoli interventi più utili e più efficaci, come il credito d’imposta. Oggi si parla di 30 milioni in tre anni: sono troppo pochi».

Altro tema caldo al centro della conferenza stampa del numero uno di via Bellinzona il rinvio delle scadenze tributarie. «Non possiamo accettare che la scadenza fiscale resti il 30 settembre 2012, è scandaloso. Almeno che si proroghi al 30 giugno 2013. Poiché non è stato possibile inserire la proroga nella conversione del decreto legge 74 stiamo lavorando per reinserirla nella legge di stabilità che dovrà essere approvata entro il 30 settembre».

Nonostante la devastazione materiale, però, c’è stata una reazione eccezionale da parte degli imprenditori. «A guardare il numero delle gru sembra Shangai», scherza un po’ Ferrari per poi rifarsi subito serio. «Ci sono aziende che in un solo mese si sono trasferite a 50 chilometri, riattivando il 70 per cento della produzione, con la prospettiva di tornare e non certo di delocalizzare».

Attenzione alta, dunque, sull’Area Nord. Purché il territorio non sia marchiato in eterno con l’appellativo di “terremotato”. Simbolicamente è necessario liberarsi al più presto da questo marchio. «L'immagine del terremoto va superata rimarcando la nostra capacità di stare su tutti i mercati del mondo», conclude Ferrari. «Per questo motivo ho incaricato i nostri Giovani Imprenditori perché elaborino un progetto che comprenda eventi, manifestazioni e campagne stampa in grado di dare il senso vero della ripresa e la voglia della gente di una nuova normalità: in breve un programma completo di marketing territoriale».

(28 luglio 2012)
Argomenti: Confindustria