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l'assemblea di confindustria modena

Pietro Ferrari: «Dalla politica maggiore responsabilità»

Il presidente degli industriali modenesi chiede alle istituzioni locali compattezza e unità d'intenti. «Il "tutti contro tutti" rallenta lo sviluppo economico e fa peggiorare la coesione sociale»

Il presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari e il direttore Giovanni Messori in conferenza stampa«Il "tutti contro tutti" non funziona più, per il bene di Modena occorre individuare linee comuni di indirizzo. Senza una convergenza di intenti la nostra comunità può dire addio a sviluppo economico e coesione sociale».

Il gioco di squadra è un principio fondamentale per Pietro Ferrari. A quasi due anni dall'inizio di una crisi economica che ha pesantemente colpito uno dei primi dieci sistemi manifatturieri d'Italia, il presidente di Confindustria Modena continua a sollecitare un atteggiamento di maggiore responsabilità da parte della politica.

Le sue riflessioni investono in primis la Regione: «Non è nel nostro stile fare appelli in continuazione, ma si deve decidere con chiarezza qual è il ruolo di Modena e qual è il ruolo di Bologna. Il principio policentrico con cui fino ad ora si è improntato il governo di questa regione va rivisto e corretto. Dare un po' a tutti, in questo momento, significa non dare niente a nessuno. Cosa diversa, invece, sarebbe cominciare a ragionare in termini di area vasta metropolitana: lungo l'asse della via Emilia, per esempio, tre città come Bologna, Modena e Reggio Emilia da sole concorrono a formare oltre il 50 per cento di tutte le esportazioni emiliano-romagnole».

Ferrari si rivolge poi con la stessa intensità a Comune e Provincia: «Gli Stati generali dovrebbero essere l'occasione per discutere di politiche abitative e infrastrutture, per affrontare temi come impresa, lavoro e occupazione. Insomma vorrei che il confronto si spostasse su un livello alto che consentisse davvero di colmare le lacune di questa città. Allargando lo sguardo alla provincia noto con qualche perplessità che Vignola si sta spostando verso Bologna: non sarebbe male lavorare per comprendere meglio gli interessi che ruotano intorno a quell'area».

In programma, da qui alla fine del mandato, ci sono due partite fondamentali che il presidente degli industriali modenesi vuole giocare fino in fondo: Marzaglia, con lo scalo merci e le arterie di collegamento, e Cittanova, con il polo Ict. «Con il Comune di Modena c'è un accordo di massima perché si costruisca un collegamento stradale provvisorio che consenta allo scalo merci di non rimanere la classica cattedrale nel deserto. E per il polo Ict Confindustria Modena ha stanziato 500.000 euro per avviare i cantieri».

Il manifatturiero modenese nel primo trimestre 2010
Venendo alll'economia modenese, il primo trimestre 2010 ha fatto registrare qualche miglioramento. L'indagine congiunturale stilata da Confindustria Modena, condotta su un campione di oltre 100 aziende associate appartenenti al settore manifatturiero, mostra che rispetto al primo trimestre 2009 crescono la produzione (3,4 per cento), il fatturato (1 per cento), l'export (10,7 per cento) e gli ordini totali (6,7 per cento).

«Saper fare e sapere vendere sui mercati del mondo continua a essere una nostra prerogativa essenziale», afferma Ferrari. «Guardando questi dati, sento però l'esigenza di ricordare quanto importante sia il tema delle dimensione aziendale. Fra non molto i mercati mondiali respingeranno le piccole imprese e dialogheranno in via privilegiata con i grandi gruppi industriali. Per non rimanere fuori da questo processo c'è solo una cosa da fare: scegliere le reti d'impresa. Confindustria Modena ha commissionato alla facoltà di Economia dell'Università di Modena e Reggio Emilia uno studio per capire concretamente come funziona questo istituto. Entro la fine del 2010 speriamo di potere contare su una normativa finita e strutturata, che possa dare alle reti d'impresa piena operatività».

Dopo un anno il settore che più di tutti fatica a riprendersi è il tessile-abbigliamento: la produzione, rispetto al primo trimestre 2009, cala di un ulteriore 15,8 per cento; il fatturato del 22,4 per cento, l'export del 6,8 per cento; gli ordini totali del 7,5 per cento.

In lieve miglioramento i settori ceramico e metalmeccanico: la produzione è aumentata rispettivamente del 3,9 per cento e dello 0,3 per cento; l'export dell'1,4 per cento e del 5,8 per cento; gli ordini totali dell'1,9 per cento e dell'11,5 per cento.

Il biomedicale perde produzione (-6,2 per cento) e fatturato (-0,1 per cento), ma rimane in carreggiata con l'export (+12,6 per cento) e gli ordini totali (2,5 per cento).

L'alimentare rimane il settore in maggior salute: segno più per produzione (6,9 per cento), fatturato (3,9 per cento), export (0,5 per cento) e ordini totali (3,5 per cento).

Da gennaio ad aprile 2010, rispetto allo stesso periodo del 2009, sono aumentate le ore di cassa integrazione guadagni ordinaria del 261,7 per cento (da 689.663 ore si è passati a 2.4946.423).

E a breve termine quali sono le aspettative degli imprenditori modenesi per il secondo trimestre 2010? La parola chiave è stazionarietà: stazionaria la produzione (per il 53,5 per cento degli industriali intervistati), gli ordini interni (per il 60 per cento), gli ordini esteri (per il 68,6 per cento) e l'occupazione (15,3 per cento).

(21 giugno 2010)