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Per le piastrelle italiane torna il sereno

Il comparto riprende a crescere. Con 38.000 dipendenti, 6,5 miliardi euro di fatturato e +5 per cento di ricavi il 2010 è l'anno del riscatto

Le piastrelle di ceramica in Italia
Comparto regina è quello delle piastrelle di ceramica che, con le sue 172 imprese (-9 unità rispetto al 2009) ha prodotto 387,4 milioni di metri quadrati (+5,29 per cento) vendendone 412,8 milioni (+1,07 per cento) grazie a una ripresa delle esportazioni del +2,99 per cento (289,2 milioni di metri quadrati i volumi complessivi) a cui si contrappone una flessione delle vendite sul mercato interno: 123,6 milioni di metri quadrati, -3,15 per cento. Prosegue il processo di riorganizzazione della struttura industriale verso una migliore ottimizzazione delle strutture, cosa che ha portato a una contrazione di 1.243 addetti, ora pari a 23.352 sull’intero territorio nazionale, mentre i 224 milioni di euro di investimenti, pari al 5 per cento del fatturato, un punto in più della media nazionale dei settori industriali, si confermano sui livelli del 2009. In ripresa, grazie anche alla crescita dei prezzi medi sul mercato estero, il fatturato che raggiunge i 4.629 milioni di euro (+2,70 per cento), derivanti da 3.413 milioni di euro di vendite sui mercati esteri (+4,87 per cento) e da introiti sul mercato domestico italiano di 1.216 milioni di euro (-2,95 per cento).

L’internazionalizzazione produttiva delle piastrelle di ceramica
La presenza di fabbriche all’estero controllate da gruppi ceramici italiani, importanti teste di ponte per supportare anche i flussi esportativi dall’Italia, vale oggi il 17% dell’attività del comparto piastrella italiana inteso nella sua accezione più ampia. Le 20 aziende attive hanno visto, nel corso del 2010, un aumento della produzione a 115,7 milioni di metri quadrati (+6,43 per cento) e delle vendite a 124,5 milioni di metri quadrati (+5,88 per cento), che hanno assecondato una crescita dell’occupazione del +12,09 per cento, ora pari a 7.058 addetti diretti. A doppia cifra (+13,01 per cento) l’espansione del fatturato, i cui 989,8 milioni di euro derivano da vendite nella stessa nazione sede dello stabilimento per 815,6 milioni di euro (+17,57 per cento) e da esportazioni in paesi limitrofi per 174,2 milioni di euro (-4,30 per cento). Una ulteriore riprova, se ce ne fosse bisogno, che l’industria italiana della piastrella di ceramica internazionalizza e non de localizza produzione e posti di lavoro.

La ceramica sanitaria
Le 43 imprese italiane attive nella ceramica sanitaria hanno continuato, anche nel corso del 2010, a registrare una sostanziale stagnazione nei livelli di attività, testimoniata da quasi tutti gli indicatori. Infatti, a fronte di una produzione che si è contratta di 40.000 pezzi rispetto ai 5,27 milioni del 2009, le vendite si sono fermate a 5,31 milioni di pezzi (-3,95 per cento), con una contrazione di 120.000 pezzi sul mercato interno (ora a 3,17 milioni) e di 100.000 sul versante export, che nel 2010 ha raggiunto i 2,14 milioni di pezzi. Il miglioramento del prezzo medio sui mercati esteri non è in grado di contrastare la flessione dei valori totali: i 421 milioni di euro derivano da 211,4 dall’Italia (-5,62 per cento) e da 209,9 milioni di euro dall’export, +1,57 per cento. Stabile l’occupazione, che a fine 2010 registra 4.378 addetti, in calo di 60 unità rispetto alla precedente rilevazione. Distretto produttivo più importante d’Italia è quello di Civita Castellana, le cui 38 aziende occupano 2.291 addetti in grado di produrre 2,88 milioni di pezzi di ceramica sanitaria. Stabili le vendite (+0,05 per cento) ed in crescita il fatturato totale (160 milioni di euro, +1,06 per cento), grazie ad una espansione quasi analoga di vendite domestiche e vendite all’estero.

L’industria italiana della stoviglieria
Caratterizzata da un ampio numero di imprese artigiane sparse in tutta Italia (e non oggetto di questa indagine), il settore industriale italiano delle stoviglie in ceramica si compone di 12 aziende che nel corso del 2010 hanno prodotto 13.900 tonnellate di prodotto finito (+5,30 per cento), totalmente venduto (+9,33 per cento rispetto al 2009), tanto sul mercato italiano dove sono state acquistate 11.400 tonnellate (+13,11 per cento) quanto all’estero (2.500 tons; -5,28 per cento). Il fatturato totale, in crescita del +9,42 per cento, ha raggiunto i 68,1 milioni di euro, dei quali 53,1 milioni (+10,76 per cento) in Italia e 15,1 milioni (+4,96 per cento) da vendite sui mercati esteri.

L’industria italiana dei materiali refrattari
In vigorosa ripresa, con diversi parametri in doppia cifra, è stato il 2010 per l’industria dei materiali refrattari. Le 37 imprese manifatturiere hanno aumentato la produzione a 502.100 tonnellate (+21,26 per cento) trainate da una altrettanto forte (+18,91 per cento) espansione delle vendite, ora pari a 501,5 migliaia di tons. Positive le dinamiche della vendita sia sul mercato italiano (319,9 mila tons; +21,32 per cento) che su quelli esteri (181,6 mila tons; +14,93 per cento). Ancor più marcata la crescita del fatturato, passato dai 332,3 milioni di euro del 2009 ai 409,2 milioni di euro dello scorso anno, reso possibile tanto da una espansione in Italia (+26,19 per cento) per 256,4 milioni di euro, che da esportazioni per 152,8 milioni di euro, in crescita del +18,36 per cento. Segnali positivi anche dal fronte dell’occupazione, dove i 2.216 addetti diretti del dicembre 2010 rappresentano una tenuta dei livelli occupazionali, con un incremento di 28 unità complessive.

«I dati di settore confermano l’impegno delle imprese ceramiche italiane ad essere pronte a cogliere tutte le opportunità di ripresa economica», afferma Franco Manfredini, presidente dell’associazione. «È necessario che questa azione sia accompagnata da un impegno del sistema per affrontare i nodi che limitano la competitività delle imprese italiane, con la conseguente necessità di più incisive liberalizzazioni, soprattutto nel campo dei mercati dell’energia».

(07 giugno 2011)
Argomenti: Confindustria, Ceramico