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Oltre 50 modenesi all'assemblea generale

Il gruppo di associati ha avuto l’occasione in questa “due giorni” romana di visitare anche il Quirinale e lo spazio archeologico “Città dell’acqua”

La delegazione modenese che ha preso parte all'assemblea generale di ConfindustriaSono stati una cinquantina gli imprenditori modenesi presenti a Roma all’assemblea generale del 20 e 21 maggio di Confindustria. La delegazione ha partecipato,  insieme alle altre associazioni industriali territoriali, sia al consesso privato all’auditorium della Tecnica sia a quello pubblico all’auditorium Parco della Musica, che ha visto tra gli ospiti esponenti del governo e delle istituzioni. Il nutrito gruppo di associati a Confindustria Modena ha avuto l’occasione in questa “due giorni” romana di visitare anche il Quirinale (dopo il Senato e i Musei Vaticani degli anni passati) e lo spazio archeologico “Città dell’acqua” (vicino l’Harry’s Bar Trevi, il locale del gruppo Cremonini inaugurato di recente).

La relazione di Emma Marcegaglia

 La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia«C’è chi vede la difficoltà in ogni opportunità. Noi imprenditori vediamo l’opportunità anche nelle peggiori difficoltà». Un distillato di fiducia che intende galvanizzare anche i più pessimisti. Emma Marcegaglia nella sua relazione all’assemblea annuale di Confindustria lo ha detto a chiare lettere: il mondo uscirà trasformato da questa crisi, si presenteranno nuove occasioni di sviluppo per i Paesi e le aziende che sapranno coglierle, «noi imprenditori vogliamo essere tra essi». Di seguito ripercorriamo per sommi capi i temi affrontati dalla presidente di Confindustria.

Governi e banche centrali. «Quest’anno l’attività economica diminuirà dell’1,3 per cento, in alcuni grandi Paesi industriali il calo del Pil potrebbe raggiungere il 6 per cento. Governi e Banche centrali hanno però risposto con determinazione, dimostrando di aver imparato la lezione della Grande Depressione».

Basilea 2. «È importante ripensare le regole che stanno alla base della finanza. Nel ridisegnarle occorre modificare le Basilea 2 e al contempo evitare l’ipertrofia di nuove e inutili norme che avrebbero il solo effetto di ingessare il mercato».

Politica. «Sarebbe un tragico errore pensare che la crisi apra una nuova epoca nella quale sia la politica a indicare le priorità nell’allocazione delle risorse, a condurre lo sviluppo, a scegliere le nuove tecnologie e i vincitori della competizione».

Ambiente. «La spinta potrà venire dall’innovazione tecnologica, in particolare da quella dei prodotti per l’energia e per l’ambiente. In campo ambientale ci aspettiamo che il vertice di Copenaghen indichi la strada per orientare investimenti e tecnologie. L’ambiente è un patrimonio collettivo».

Accesso al credito. «Dopo il fallimento di Lehmann Brothers la crisi è esplosa in tutta la sua drammaticità. Ci siamo concentrati su pochi interventi di massima efficacia. Le imprese sono schiacciate tra la riduzione degli ordini e la difficoltà di incasso. Non bisogna far venir meno l’ossigeno del credito bancario: questa è stata e sarà la nostra priorità assoluta».

Cgil. «A gennaio il nuovo modello contrattuale è stato varato con l’accordo di 34 organizzazioni d’impresa e sindacali. Cisl e Uil hanno condiviso l’importanza di questo percorso, la Cgil no. Auspico che anche questa organizzazione ci ripensi e torni presto a operare insieme a noi per il bene del Paese e dei lavoratori».

Responsabilità sociale d’impresa. «La principale responsabilità sociale di noi imprenditori in questa fase è preparare la ripresa rafforzando le aziende nel patrimonio, nella gestione, nell’innovazione. Le imprese italiane dovranno crescere dimensionalmente. Dobbiamo continuare a puntare sull’internazionalizzazione. L’innovazione è l’arma vincente per rimanere competitivi, crescere e cogliere le opportunità offerte dall’allargamento dei mercati mondiali».

Sicurezza sul lavoro e legalità. «Le sanzioni e i formalismi non sono lo strumento principale d’intervento, bisogna puntare tutto sulla cultura della sicurezza anche tra gli imprenditori. Confindustria intende stroncare ogni forma di contiguità tra le imprese e le organizzazioni mafiose».

Liberalizzazioni. «Dalla sanità alle infrastrutture, dalle forniture alle autorizzazioni, le imprese non devono più essere oggetto di discriminazioni politiche. Dobbiamo riprendere il cammino delle liberalizzazioni nei trasporti, nell’energia e nelle professioni, non deve spuntarla il neostatalismo».

Appello al governo. «La politica dovrà svecchiare il Paese ed eliminare le incrostazioni corporative che penalizzano il merito e il futuro dei giovani. Presidente Berlusconi, sta a lei e al suo governo non deludere questa aspettativa. Nella crisi, la politica si è data il compito di rassicurare gli italiani e ha assunto l’impegno di non lasciare nessuno indietro».

(25 maggio 2009)