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il presidente della ferrari

Montezemolo ospite della giunta di Confindustria Modena

Per un pomeriggio è ritornato fra gli imprenditori locali, con molti dei quali aveva lavorato fianco a fianco nel suo mandato da presidente dell'associazione di via Bellinzona dal 1996 al 2002

Luca Cordero di MontezemoloIl presidente della Ferrari ha accettato l'invito del presidente degli Industriali modenesi Pietro Ferrari e per un pomeriggio è ritornato fra gli imprenditori locali, con molti dei quali aveva lavorato fianco a fianco nel suo mandato alla guida di Confindustria Modena dal 1996 al 2002.

Dunque, una sorta di gradito "ritorno a casa" per Montezemolo, ma anche l'occasione per riflettere insieme ai colleghi imprenditori sulla difficile situazione che sta vivendo il sistema industriale, impegnato strenuamente a fronteggiare una crisi globale che non ha ancora finito di manifestare i suoi effetti.

«L'export è un patrimonio essenziale per la nostra industria», ha esordito Montezemolo. «Se guardiamo allo scenario internazionale abbiamo da un lato l'Europa quasi ferma, con l'eccezione della Germania fortissima, in particolare verso il mercato della Cina. Per fortuna, noi imprenditori abbiamo capito da tempo che la globalizzazione non è uno spauracchio ma rappresenta la nostra vera salvezza. È essenziale guardare oltre l'Europa. Penso in particolar modo alla Cina, all'India, al Brasile».

«Purtroppo però ancora una volta in questa grande sfida dobbiamo fare da soli. Abbiamo bisogno di una vera politica che aiuti l'internazionalizzazione, invece si tagliano i fondi per la promozione. L'export del Made in Italy nel mondo è un'opportunità per le imprese e per l'intero sistema Paese, eppure dobbiamo sempre fare i conti con la totale mancanza di strategie di sviluppo internazionale. Senza contare poi che in questi ultimi due anni non si è vista prendere alcuna decisione significativa a favore della crescita. L'Italia sta vivendo un periodo di grandissimo disorientamento: abbiamo un debito pubblico alle stelle, una tassazione che non ha eguali in Europa, una situazione ancora più pesante se appunto, come detto, non si promuovono politiche a favore della crescita».

«Lo sappiamo tutti che per avere sviluppo c'è bisogno di mettere sul piatto risorse. Se non saremo capaci di investire sul futuro il nostro Paese rischierà moltissimo. È giunto il momento di affiancare alla politica di bilancio una politica della crescita, devono essere recuperate risorse per investire; tutti gli imprenditori e i cittadini fanno tagli e sacrifici mentre non sento più parlare di tagli alle province, ai costi della politica e alla spesa improduttiva. Ben vengano misure di cui vedremo i benefici tra tre anni ma abbiamo bisogno di qualcosa in più adesso».

«Abbiamo bisogno di massicce dosi di concorrenza, di liberalizzazioni, di servizi meno cari e più competitivi. La crescita deve essere la priorità: basta guardare ad esempio a quello che hanno fatto in Germania con poche ma fondamentali riforme strutturali. La politica ancora una volta resta distante dai problemi reali scavando un baratro sempre più profondo con le reali necessità dei cittadini, non è più possibile rimandare le decisioni fondamentali per il futuro».

(21 febbraio 2011)
Argomenti: Confindustria