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Missione India, le testimonianze degli imprenditori

Tra i 508 espositori posizionati nei padiglioni della fiera 38 erano italiani, di cui 10 emiliano-romagnole. EmmeWeb ha raccolto le impressioni di 3 imprenditori modenesi: Wolfgang Fleischfresser di Hansa Tmp, Eronne Mamei di Safim e Piero Pecorari di Sai

All'entrata dei padiglioni del Bauma Conexpo IndiaVentiduemila visitatori provenienti da 69 Paesi diversi, 88.000 metri quadrati di spazio e 508 espositori: i numeri depongono a favore di Bauma Conexpo India. Questa fiera, che dall'8 all'11 febbraio ha tenuto a battesimo la sua prima edizione, si candida a diventare un punto di riferimento per il settore della meccanica legata all'edilizia, all'estrazione mineraria, ai veicoli da cantiere e alle macchine per le costruzioni.

In futuro, in altre parole, Bauma Conexpo India (frutto della joint venture tra due organizzatori del commercio internazionale di successo come Messe Muenchen International e Aem) si candida diventare una vetrina di primissimo piano per il subcontinente indiano e i Paesi confinanti. Perché in Asia, aggiungerebbero con un certo risentimento gli indiani, non c'è solo la Grande Muraglia.

Tra i 508 espositori posizionati nei padiglioni della fiera 38 erano italiani, di cui 10 emiliano-romagnole. EmmeWeb ha raccolto le testimonianze di tre aziende modenesi che hanno preso parte alla missione grazie al supporto di Confindustria Modena. Le tre aziende sono Hansa TmpSafim e Sai.

«I primi contatti presi in l'India dalla nostra azienda risalgono a tre anni fa», racconta Wolfgang Fleischfresser, socio insieme ad Antonio Pecorari di Hansa Tmp. «L'India è un mercato in rapida ascesa e dalle potenzialità enormi. Anni fa la politica espansiva dello Stato era tutta orientata esclusivamente alle grandi infrastrutture e solo le grandi aziende avevano chance di penetrazione all'interno di questo Paese. Oggi le cose sono cambiate e anche una pmi come la nostra, attiva nel settore oleodinamico, ha opportunità di farsi valere. Basti pensare al mercato della componentistica che ruota intorno alle macchine movimento terra: dopo le grandi opere viarie hanno spostato il tiro sull'urbanizzazione di paesi e città. Ovviamente per non disperdere contatti e commesse ci siamo appoggiati su un rappresentante locale che fa le veci di Hansa Tmp».

Lo stand di Confindustria Modena«L'India è un Paese stuzzicante dal punto di vista imprenditoriale», afferma il presidente di Safim Eronne Mamei, «ma per emergere è indispensabile dotarsi di un presidio fisso, immaginare di installare in loco uno stabilimento produttivo. Gestire tutto dall'Italia è impossibile oltre che sbagliato e oneroso. Le logiche dell'internazionalizzazione non sono più quelle di cinquant'anni e la globalizzazione dei processi produttivi bussa sempre più insistentemente alla porta delle nostre imprese. Il riscontro alla missione è positivo: abbiamo allargato la schiera dei nostri clienti e intavolato con alcuni imprenditori locali trattative interessanti che ci auguriamo possano dare qualche risultato».

«È dal 1975 che frequentiamo l'India e nel 1989 abbiamo costituito una nostra unità produttiva», sottolinea Piero Pecorari. «L'India è un Paese profondamente diverso dalla Cina. Utilizzando una metafora sportiva, fare impresa in India equivale allo sforzo che si impiega in una maratona. In Cina, invece, occorre fare affari con la stessa reattività che si userebbe per correre i 100 metri. Questo è un Paese che guarda all'Europa con grande rispetto, e nel Vecchio Continente per tenore e qualità di vita vorrebbe specchiarsi. Per le imprese che intendono stabilirsi in loco ci sono condizioni favorevoli e vantaggiose da non lasciarsi sfuggire».

(21 febbraio 2011)