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Michele Tiraboschi: «Più spazio al contratto di apprendistato»

«Consente ai giovani di formarsi secondo i fabbisogni professionali delle aziende. Quando questo strumento contrattuale sarà utilizzato adeguatamente, si potrà dire che la Riforma Biagi sarà pienamente attuata»

Michele TiraboschiCon il perdurare della crisi, il periodo della Cassa integrazione guadagni ordinaria è agli sgoccioli. Da qui in poi, per preservare le proprie risorse umane, le imprese potranno optare per la Cassa integrazione guadagni straordinaria o, dove possibile, per il Contratto di solidarietà. Quali scenari si spalancano per il sistema delle imprese?
«Al termine degli ammortizzatori "a regime", le imprese possono sempre contare sugli ammortizzatori in deroga. Non dimentichiamoci poi la misura che consente il rientro di lavoratori sospesi per attività formative in assetto di lavoro. Alla luce dell'accordo del febbraio 2010 sul rilancio della formazione, uno scenario da non sottovalutare è quello di affrontare la ripresa, che si presenta discontinua e selettiva, attraverso una riprogettazione del modo di fare impresa avendo la possibilità di impiegare le ingenti risorse pubbliche e quelle dei fondi interprofessionali per riqualificare la propria forza lavoro e il patrimonio di competenze dei propri dipendenti».

Il sistema di ammortizzatori sociali, nel complesso, ha funzionato? O emerge, complice la cronicizzazione della crisi, qualche smagliatura?
«Benché sia necessaria una riforma "a regime", il sistema esistente degli ammortizzatori sociali ha tenuto, grazie anche ai correttivi apportati nell'ultimo anno e mezzo. In particolare mi riferisco alla semplificazione delle procedure e della relativa gestione, all'ampliamento degli ammortizzatori in deroga a tutte le categorie di lavoratori e per tutti i settori produttivi, all'introduzione di nuovi ammortizzatori cofinanziati dalla bilateralità. Gli "antiquati" strumenti di sospensione del rapporto di lavoro hanno dimostrato un'inaspettata efficacia nel gestire la crisi come confermano i giudizi delle istituzioni internazionali. Da un lato hanno consentito alle aziende di conservare il proprio capitale umano, dall'altro hanno permesso ai lavoratori di conservare la maggior parte del loro reddito. Nel complesso, questi strumenti hanno permesso di contenere il livello di disoccupazione nel primo trimestre 2010 all'8,8 per cento (Istat, dato provvisorio) contro il 9,4 per cento (Eurostat) della media europea».

Con l'accordo interconfederale del 15 aprile 2009 la contrattazione territoriale avrebbe dovuto prendere il volo. Oggi la recessione economica complica questo cammino. La contrattazione di secondo livello avrà un nuovo impulso?
«Certamente la contrattazione di secondo livello troverà nuovo slancio grazie alle misure di detassazione e di decontribuzione. La produttività si misura a livello aziendale e ora abbiamo una gamma di incentivi che possono sostenere le importanti innovazioni dell'accordo dell'aprile 2009».

A ondate successive, soprattutto sui giornali, si è parlato di partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione di impresa. Quanto di concreto e fattibile c'è su questi temi?
«Con l'Avviso comune in materia di partecipazione del 9 dicembre 2009 le parti sociali si sono accordate per compiere un monitoraggio sulle pratiche partecipative, chiedendo al governo e al parlamento di astenersi da ogni iniziativa legislativa in attesa del monitoraggio per valutare eventuali interventi in materia. Buone pratiche in materia non mancano e lo dimostrerà il Codice della partecipazione e delle prassi in corso di definizione in questi giorni presso il ministero del Lavoro».

Stage, collaborazioni e contratti a termine: i giovani rimangono ai margini del mondo del lavoro. La flessibilità in Italia è sinonimo di precarietà? A che punto è lo stato d'attuazione della Riforma Biagi?
«Non sono gli strumenti di per sé a creare precarietà, ma piuttosto il loro abuso. I giovani possono entrare stabilmente nel mercato del lavoro quando abbiano le competenze che rispondono ai fabbisogni delle imprese. È il disallineamento tra questi aspetti a determinare la precarietà e la difficile transizione tra scuola e lavoro. La nostra scuola forma poco e male e comunque non prepara al mondo del lavoro. A tal proposito deve essere valorizzato il contratto di apprendistato che consente ai giovani di formarsi secondo i fabbisogni professionali delle aziende. Forse, anche quando questo strumento contrattuale sarà applicato e utilizzato adeguatamente, si potrà dire che la Riforma Biagi è pienamente attuata».

Confindustria Modena ha siglato di recente un protocollo d'intesa con l'Università di Modena e Reggio Emilia. Punto focale di quest'accordo è il ruolo che i dottorati di ricerca dovranno ricoprire all'interno delle aziende, la loro capacità di portare innovazione e di fungere da "interfaccia istituzionale" tra mondo dell'impresa e mondo accademico. Quanto si avvicina questo progetto all'idea di una "nuovo modo di fare università" proposta da Marco Biagi?
«Il modo nuovo di fare Università significa costruire stabili relazioni e interscambi tra sedi della alta formazione, mondo associativo, istituzioni e imprese. Su questa idea è nata già nel 2000 Adapt (www.adapt.it), una associazione che ha sede presso la Facoltà di Economia di Modena fortemente voluta da Marco Biagi che, con lungimiranza, ha avviato un metodo formativo finalizzato alla integrazione tra università e impresa. Il dottorato è lo sviluppo di questa intuizione soprattutto nella modalità in apprendistato come prevede oggi la legge Biagi».

(24 maggio 2010)