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l'intervista

Matteo Marzotto: «Nell'impresa i valori fondanti della vita»

Il Gruppo Giovani di Confindustria Modena, lunedì 25 ottobre alle 18, intervisterà lo sportivissimo e dinamico manager 44enne che ha scelto EmmeWeb per anticipare i contenuti della sua chiacchierata informale

Matteo MarzottoIl ricambio generazionale è un tema trasversale a tutto il Paese che incombe anche sulla giovane generazione di imprenditori. Si tratta di un falso problema o c'è un fondo di verità in tutto questo?
«Non appartengo più alla giovane generazione ma credo che il tema meriti la massima attenzione, a maggior ragione se si considera che una parte rilevante del futuro imprenditoriale del nostro Paese, quello delle Pmi, risulta rischiosamente legato ai passaggi generazionali. Nelle logiche di avvicendamento alla testa di un'azienda si dovrebbe ragionare in modo asciutto e razionale sulla scelta migliore da fare per il futuro dell'azienda stessa. Eppure, sempre più spesso si finisce con l'essere condizionati dai rapporti familiari: ai vertici dell'impresa finiscono figli e parenti senza che questi abbiano manifestato la volontà di essere lì o, peggio ancora, le capacità e le attitudini giuste per meritarsi quel ruolo. In azienda il passaggio di testimone può mettere di fronte a scelte molto dolorose».

Gli asset strategici nella vita di un'impresa e gli asset irrinunciabili nella vita di un uomo. Ci sono delle affinità tra questi due mondi?
«L'impresa si nutre di visione, coraggio e investimenti. L'uomo ha bisogno di visione, coraggio ed equilibrio. L'equilibrio, nella vita di un essere umano, è il bene sommo, una meta che non si conquista mai completamente».

Da luglio 2008 lei è presidente di Enit, l'Agenzia nazionale del turismo. Da questo osservatorio privilegiato che idea si è fatto sulle capacità imprenditoriali del nostro Paese?
«Nonostante tutti i difetti e i guasti degli ultimi decenni l'Italia sta tenendo la posizione: le opportunità da cogliere sono molte di più dei rischi che sta correndo. Dal confronto con il resto del mondo viene fuori un Paese dinamico e intraprendente capace, a sprazzi, di giocate di grande classe. Ora però il punto è questo: non tutti i prodotti e le aziende italiane possono rimanere competitivi sul mercato globale: nei prossimi anni ci saranno delle selezioni dure e inappellabili. Dal punto di vista turistico continuiamo a essere vivi e dinamici: rimaniamo pur sempre un crocevia straordinario di culture millenarie che si sono sedimentate e mischiate con eccezionale complessità».

Nel libro "Volare Alto", la sua biografia uscita lo scorso anno per Mondadori, c'è un distillato delle sue passioni sportive: dallo sci di fondo al ciclismo, dal motociclismo all'automobilismo fino all'ebbrezza del volo. Quanto aiuta lo sport nella vita frenetica di tutti i giorni?
«Lo sport, a tutti i livelli e in ogni disciplina, rappresenta una grande scuola di vita. Oltre alla chimica dello sforzo e dell'atto sportivo in sé c'è una componente psicologica che non va sottovalutata. Lo sport aiuta a idealizzare i valori positivi e apre nelle nostre vite turbolente, stressate dalle ore e dai minuti, attimi di pace e di intelligenza. Il volo, per esempio, mia grande passione, impone una condotta rigorosa. Prudenza, consapevolezza, umiltà, determinazione: questo si impara volando. Sono virtù che funzionano egregiamente anche applicate alla vita di tutti i giorni».

(18 ottobre 2010)
Argomenti: Confindustria, Cultura