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bilancio 2009

Movimento terra: crollano le vendite in Emilia-Romagna

Il mercato nazionale chiude al -37 per cento. Insieme alla nostra regione soffrono di più Veneto e Lombardia

Il mercato italiano delle macchine per il movimento terra chiude il 2009 con un calo del 37 per cento rispetto all'anno precedente. A fronte delle 23.393 macchine vendute nel 2008, il 2009 segna un totale di vendite pari a 14.732 unità. Un passivo particolarmente pesante per un settore che, oltre alla crisi sul mercato nazionale, sconta un crollo delle esportazioni (-63,3 per cento nei primi dieci mesi del 2009 secondo gli ultimi dati Istat sul commercio estero).

La crisi economica, che investe anche i settori dell'edilizia e delle grandi opere, si riflette dunque sul comparto delle macchine movimento terra, facendo segnare un pesante passivo per tutte le tipologie di macchine. Le "tradizionali" (apripista, motolivellatrici, escavatori e pale) diminuiscono del 31,4 per cento; le macchine "piccole" (miniescavatori, minipale compatte gommate e cingolate) registrano un calo del 37,8 per cento; le terne del 48,4 per cento, i dumper del 54,6 per cento, i sollevatori telescopici del 40,3 per cento. Netta flessione anche per le macchine specifiche per i lavori stradali (con rulli compattatori e vibrofinitrici), complessivamente in calo del 35,2 per cento, mentre i martelli demolitori chiudono l'anno con una flessione del 31,4 per cento.

Massimo GoldoniIl consuntivo 2009 viene ad aggravare la situazione di un settore che già nel 2008 aveva registrato una contrazione pari al 22,3 per cento, e che attende già dallo scorso anno un provvedimento governativo che possa incentivare lo svecchiamento del parco mezzi.

Guardando alla geografia del mercato, si nota come la flessione sia presente in tutte le regioni della Penisola, con andamenti maggiormente negativi in Lombardia (-39,4 per cento, rispetto al 37 per cento della media nazionale), in Veneto (-51 per cento) e in Emilia-Romagna (-41,8 per cento).

«Mai come in questo momento è necessario che le imprese siano unite e sappiano rappresentare autorevolmente le istanze del settore», sostiene Massimo Goldoni, il presidente dell'Unacoma, l'associazione di Confindustria che al suo interno rappresenta, con il Comamoter, le industrie costruttrici di macchine movimento terra. «Spiace constatare come alcune imprese del settore abbiano deciso proprio in questo momento critico di dare vita a una nuova sigla, l'Unacea, collocandosi fuori dall'organizzazione che da oltre 30 anni le rappresenta. La scissione è scorretta e inopportuna tanto più se si considera che Unacoma ha avviato, sotto l'egida della Confindustria, un importante processo di riorganizzazione».

«L'iniziativa di questo gruppo di costruttori», conclude Goldoni, «oltre ad avere riflessi significativi sul piano giuridico comporta il rischio di un indebolimento del sistema di rappresentanza, con il prevalere di interessi particolari e antiassociativi su quelli che sono invece i bisogni comuni delle imprese del settore».

(08 febbraio 2010)