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Macchine da cantiere: mercato interno fermo

Notizie incoraggianti, invece, sul fronte dell'export, con incrementi, nel periodo gennaio-ottobre 2011, pari al 37 per cento

Forti cali di vendite per tutte le tipologie di macchine nel mercato italiano del movimento terra. I dati consuntivi 2011 indicano un vistoso passivo per le macchine cosiddette "tradizionali" (apripista, escavatori cingolati e gommati, pale gommate), che segnano -24,4 per cento rispetto all’anno 2010, con 2.762 unità complessive vendute contro le 3.654 del 2010. Cali sensibili anche per le macchine "compatte" (miniescavatori, minipale compatte semplici e cingolate), che segnano un passivo del 20,2 per cento in ragione di 6.631 unità vendute (8.304 nel 2010), e per le terne, che perdono addirittura il 33,7 per cento, con un livello di vendite che non supera le 258 unità complessive.

Tra le macchine da cantiere vanno segnalati anche i dumper, che registrano un calo del 29,5 per cento, e i sollevatori telescopici, che chiudono l’anno con -13,9 per cento rispetto al 2010; mentre le macchine specifiche per i lavori stradali (rulli e vibrofinitrici) registrano una perdita addirittura del 43,4 per cento.

In totale, il mercato italiano delle macchine da cantiere chiude il 2011 con un numero complessivo di mezzi venduti pari a 10.508 unità, che corrispondono ad un calo del 21,3 per cento rispetto all’anno precedente (che già aveva registrato una perdita del 9,4 per cento rispetto al 2009), confermando la fase negativa del settore, che sconta in modo diretto la crisi dell’edilizia e delle grandi opere.

La geografia del mercato, peraltro, conferma come la situazione critica coinvolga l’intero territorio nazionale e come non vi siano aree o Regioni in controtendenza: la flessione risulta infatti pari al 20,3 per cento nel Nord, al 25,4 per cento nel Centro e al 19,2 per cento nel Sud e Isole. «La situazione del mercato italiano», commenta il presidente di Federunacoma, il carpigiano Massimo Goldoni, «risulta ancora più pesante se facciamo il raffronto con l’andamento delle vendite a livello mondiale, che risulta in crescita nel 2011 di circa il 30%, e a livello della stessa Europa occidentale dove stimiamo incrementi intorno al 25 per cento».

«Per fortuna le imprese italiane hanno una buona vocazione alle esportazioni», aggiunge Goldoni, «e la ripresa dei mercati esteri dà ossigeno al nostro sistema produttivo». I dati sulle esportazioni italiane di macchine per movimento terra, elaborati da Federunacoma sulla base delle statistiche Istat, indicano infatti, nei primi dieci mesi del 2011, una crescita complessiva del 37 per cento, pari ad un valore di 765 milioni di euro. Fra i maggiori mercati di destinazione si segnalano quelli dell’Europa occidentale, e in particolare di Germania, Francia e Regno Unito, che nel settore delle macchine movimento terra registrano nel 2011 incrementi di mercato molto consistenti, compresi fra il 30 e il 40 per cento.

«L’industria italiana del settore esprime un livello tecnologico molto alto», conclude il presidente di Federunacoma, «e costituisce un supporto fondamentale per lo sviluppo delle attività cantieristiche in condizioni di sicurezza e di ecocompatibilità. La crisi della meccanizzazione che stiamo vivendo nel nostro Paese significa non soltanto danno economico per le imprese, ma perdita di qualità e di efficienza per l’intera industria delle costruzioni».

(01 febbraio 2012)