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terremoto area nord/3

Ma le aziende hanno voglia di reagire

Superata la prima emergenza, gli imprenditori si stanno riorganizzando per fare l'unica cosa di cui siano capaci: riaprire gli stabilimenti e produrre

Migliaia di sfollati ma anche capannoni crollati, lavoratori e aziende in ginocchio: il sisma di domenica 20 maggio non ha risparmiato nessuno, anzi ha colpito con particolare violenza proprio il sistema economico-produttivo della zona. Superata la prima emergenza, e dove la natura non ha infierito troppo duramente, gli imprenditori si stanno riorganizzando per fare l'unica cosa di cui siano capaci: riaprire sedi e stabilimenti e produrre. Alcuni vorrebbero strappare la fatidica agibilità prima dei normali e necessari sopralluoghi. Diamo una scorsa ad alcune aziende che sono riuscite a rimettersi in piedi.

BBraun Avitum Italia (Mirandola, biomedicale)
L'azienda ha subito un danno economico, per strutture e impianti, intorno ai 400 milioni di euro. Dopo la perizia di idoneità statica depositata in Comune da un ingegnere l''attività è potuta riprendere abbastanza in fretta. «La casa madre è preparata alle situazioni di emergenza», sottolinea il direttore Qm & Ra Giuliana Gavioli. «Le aree off-limits riguardano l'impianto di produzione dei concentrati per emodialisi. Siamo agibili per l'85 per cento».

Bellco
A pochi giorni dal sisma, Bellco ha presentato al Congresso Era-Edta (European Renal Association/European Dialysis and Transplant Association) di Parigi tre nuove apparecchiature per la depurazione extracorporea del sangue: Flexya, Amplya e Carpe Diem. «Nonostante i gravi problemi del terremoto», commenta l'amministratore delegato Stefano Rimondi, «non siamo voluti mancare a Parigi. Lo abbiamo voluto fortemente insieme ai nostri dipendenti, collaboratori, fornitori che con il loro impegno e la loro abnegazione hanno reso possibile la conferma di questa prestigiosa presenza. Li ringraziamo tutti sentitamente per avere permesso questo successo».

Edilteco (San Felice, edilizia)
I danni sono tutto fuorchè trascurabili (4 milioni di euro la prima stima) ma alcuni degli impianti relativi alla produzione sono a posto. «Contiamo di riprendere l’attività a pieno regime nel giro di una decina di giorni», garantisce Corrado Borghi, direttore commerciale Edilteco. «Vantiamo collaboratori eccezionali che sanno dare il meglio di sé proprio nei momenti più difficili. Vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà a chiunque sia rimasto colpito da questo drammatico e inaspettato evento. Siamo inoltre convinti che il territorio, per quanto ferito nel profondo, saprà reagire con coraggio».

Fiori (Finale, metalmeccanico) 
Poche ore dopo il sisma il magazzino dei pezzi di ricambio è imploso ma il resto è quasi tutto sistemato. «Siamo stati fortunati», spiega l’amministratore delegato Enrico Santini. «Abbiamo effettuato il primo sopralluogo poche ore dopo il sisma, sono già intervenuti i periti dell’assicurazione e i tecnici specializzati per garantirci la sicurezza e così possiamo lavorare. Devo fare i complimenti ai nostri dipendenti per lo spirito di sacrificio e il senso di attaccamento all'azienda». L'azienda di Monica Pellicciari quandò ci fu il sisma dell'Aquila donò una ruspa alla comunità di Villa Sant'Angelo. Oggi il paesino abruzzese è gemellato con Finale.

Fonderie Scacchetti (San Felice, metalmeccanico)
La Ferrari ha deciso di aiutare la Fonderia Scacchetti di San Felice, le cui strutture sono state danneggiate dal terremoto, riallocando alcune delle lavorazioni che l’azienda eseguiva per conto della Ferrari in parte in altre fonderie della zona e in parte direttamente all’interno del polo "leghe leggere" della Casa di Maranello. In tempi strettissimi saranno temporaneamente trasferite a Maranello le attrezzature su cui parte degli addetti della Scacchetti potrà continuare a lavorare, in attesa che nel sito di San Felice si possa tornare alla normalità. In questo modo vengono garantite nel periodo transitorio l’attività e l’occupazione.

Gambro Dasco (Medolla, biomedicale)
Già dal primo lunedì dopo il terremoto, Gambro ha gradualmente ricominciato a lavorare: prima con gruppi ristretti poi con gruppi allargati. Giovedì in Gambro sono entrati 150 dipendenti, mercoledì oltre 100 nelle aree agibili e diverse altre decine (su 675 dipendenti) presso fornitori, a casa e negli uffici di Bologna. Attualmente si sta procedendo alle attività di ripristino delle aree più danneggiate; la situazione è variegata perché lo stabilimento ha un'ampia estensione e un diverso numero di palazzine/capannoni (per età, tipologia di costruzione, numero di piani) che sono quindi stati colpiti in maniera diversa: in sintesi le funzioni impiegatizie e di Ricerca&Sviluppo e Qualità stanno ritornando in attività e nel giro di qualche giorno torneranno attive al 100 per cento; invece le aree di produzione (che da lunedì vengono incessantemente pulite, verificate, controllate) dovrebbero riuscire a tornare in attività con le prime produzioni già la prossima settimana. L’obiettivo è riprendere quanto prima tutta l’operatività (lo stabilimento di Medolla è strategico per tutte le funzioni dell’intero gruppo). Nel frattempo è stata richiesta la Cigo che verrà utilizzata solamente per chi non lavorerà e per il periodo più breve compatibilmente con la messa in sicurezza di tutti gli edifici.

Panariagroup (Finale, ceramica)
Dopo una prima e preliminare verifica dei danni nello stabilimento di Finale Emilia, uno dei sei impianti produttivi di Panariagroup (3 in Italia, 2 in Portogallo e 1 negli Stati Uniti), nel quale nessun dipendente e collaboratore è stato coinvolto, si riscontra che i danni subiti dagli impianti riguardano principalmente il reparto di cottura delle piastrelle che ha registrato un generale disassamento e smottamento dei forni. La funzionalità degli altri impianti produttivi è in corso di verifica e i danni agli immobili riguardano soprattutto gli uffici commerciali che verranno riallestiti in brevissimo termine. L'attività del magazzino e delle spedizioni riprenderà entro la settimana corrente ed un piano generale per la riattivazione di tutte le attività, è in via di definizione. È prevedibile una riattivazione dello stabilimento di Finale Emilia in tempi relativamente contenuti, ma potrebbero essere necessarie ulteriori e più approfondite verifiche nel corso dei prossimi giorni. «Nonostante il pesante impatto di questo sisma», ha sottolineato Emilio Mussini, presidente di Panariagroup, «siamo determinati a riprendere, quanto prima possibile, la produzione nello stabilimento danneggiato perché crediamo sia doveroso fare ciascuno la propria parte per raggiungere il fondamentale obiettivo di una rapida ed efficace riqualificazione e ricostruzione del territorio nel suo complesso».

(25 maggio 2012)