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assolatte

L'industria casearia continua a crescere

Con un fatturato nel 2009 di oltre 14 miliardi di euro, il comparto si conferma come il principale comparto dell'agroalimentare italiano

I produttori della filiera lattiero-casearia continuano a mostrare grande vitalità, chiudendo il 2009 con un fatturato di oltre 14 miliardi di euro. I dati di bilancio sono stati presentati durante l'assemblea annuale dell'Associazione italiana lattiero casearia (Assolatte).

Si tratta di un risultato da non sottovalutare se si considera che, nel complesso, l'industria italiana ha vissuto contrazioni produttive a due zeri. Un elemento in particolare balza agli occhi: l'ottima performance delle esportazioni dei formaggi nazionali che, dopo un inizio 2009 titubante, hanno ripreso il loro ritmo favorevole facendo terminare l'anno in leggero rialzo, con un saldo positivo della bilancia commerciale di valore superiore ai 150 milioni di euro, realizzando così un'inversione di tendenza storica che non si verificava addirittura da decenni.

Ma c'è di più: le cifre registrate nei primi mesi del 2010, con un incremento delle vendite all'estero del 6 per cento, forniscono segnali decisamente incoraggianti per il prossimo futuro.

In buona sostanza stiamo assistendo a un fenomeno di grande tradizione che negli anni ha saputo trasformarsi da produzione artigiana a schemi più propriamente industriali, senza scendere a compromessi nella qualità. E questo, evidentemente, viene apprezzato dai consumatori stranieri.

A questo proposito vale la pena di osservare che tre quarti dei formaggi esportati complessivamente sono costituiti dalla mozzarella e dagli altri freschi (36,4 per cento), dal grana padano e dal parmigiano-reggiano (25 per cento), dal pecorino romano (6,6 per cento), dal gorgonzola (5,2 per cento) e dal provolone (1,6 per cento).

«Questa performance», sottolinea il presidente di Assolatte, Giuseppe Ambrosi, «premia l'impegno profuso delle industrie casearie italiane, che anche in un contesto internazionale difficile e molto competitivo hanno continuato a investire sui mercati esteri e a portare il meglio del made in Italy sulle tavole dei consumatori di tutto il mondo».

Nel 2009 l'industria italiana dei formaggi ha lavorato circa 13 milioni di tonnellate di latte, dando vita a un milione di tonnellate di formaggi, di cui più di 440 mila tonnellate di formaggi Dop.

Da rilevare anche che i consumi interni permangono a livelli decisamente buoni: siamo i terzi in Europa con 26 chilogrammi all'anno procapite, dopo Germania e Grecia.

Nell'ambito di questa grande famiglia di prodotti, la mozzarella è il formaggio più acquistato (5 chilogrammi all'anno), grana padano (2,5 chilogrammi all'anno), parmigiano-reggiano (1,7 chilogrammi all'anno), gorgonzola (circa 700 grammi a testa) e provolone (poco meno di mezzo chilo a testa).

Il sistema del lattiero-caseario ha dunque resistito bene ai venti della crisi ed è tra i pochi a continuare a produrre reddito e ricchezza lungo tutta la filiera. «Credo», aggiunge Ambrosi, «che questa dinamicità sia da attribuire a una realtà fatta di imprese radicate sul territorio e imprenditori che hanno saputo trasformare in procedimenti industriali antiche tecniche casearie. Possiamo vantare industrie vocate alle produzioni di qualità, che meglio di chiunque altro rappresentano il portabandiera del made in Italy caseario nel mondo».

Il comparto conta oltre 2.000 imprese di trasformazione che impiegano 25 mila addetti, con un indotto che supera i 100 mila lavoratori. La produzione complessiva si attesta sui tre miliardi di litri di latte alimentare, 1,8 miliardi di vasetti di yogurt e 160 milioni di chilogrammi di burro.

(21 giugno 2010)