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welfare in azienda

Le "visioni" degli imprenditori e di Susanna Camusso a confronto

Il convegno ha dato luogo a uno dibattito intenso e vivace che ha riempito la platea dell'auditorium Fini. Da Modena il segretario generale Cgil interviene anche sulle lettere anti Jobs Act spedite da Fiom alle aziende del territorio


Susanna Camusso e il vicepresidente di Confindustria Modena Elena Salda

Riflessioni e idee sul welfare aziendale hanno trovato un terreno fertile di confronto presso l'auditorium Fini di Confindustria Modena. Gli imprenditori hanno incrociato le lame della dialettica con il leader Cgil Susanna Camusso.

«Welfare non è sinonimo di filantropia e buonismo ma è piuttosto una strategia aziendale che porta migliori performance in termini di produttività e crescita», ha tenuto a precisare la vicepresidente di Confindustria Modena con delega al Welfare Elena Salda.

Sulla stessa lunghezza d'onda anche i responsabili Risorse umane del Gruppo Lombardini, Claudio Galli, e del Colorificio San Marco, Mariluce Geremia. «I servizi e le iniziative che rientrano nei programmi di welfare aziendale portano vantaggi a imprese e lavoratori. Ci aspettiamo però che sindacati, governo e amministrazioni locali tutti insieme collaborino meglio e di più su questi temi, solo così sarà possibile tendere a un modello di sviluppo economico complessivo realmente efficiente e sostenibile nel tempo».

«Ringrazio Confindustria Modena per l'invito», ha esordito il leader della Cgil. «Qui siamo in una terra che storicamente accanto al welfare pubblico è stata capace di creare diverse forme di integrazione al reddito. Ma purtroppo Modena non è il resto del Paese e per questo voglio essere chiara: io non credo che le politiche di welfare aziendale si possano intendere come un sostituto della retribuzione. Il welfare che ho in mente lo integra e migliora il salario. Quando si parla di welfare io penso al Nord Europa e i loro standard di emancipazione sociale».

Da Modena Susanna Camusso, imbeccata dai giornalisti all'uscita dalla sede degli industriali, ha fatto una battuta anche sulla vicenda delle lettere di diffida spedite dalla Fiom ad alcune aziende del territorio per provare a depotenziare il Jobs Act. Fredda e laconica: «Come ha detto Maurizio Landini si tratta di un'iniziativa della Fiom locale». Guarda la gallery

(22 settembre 2015)