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Osservatorio Mecspe

Le Pmi emiliano-romagnole promuovono il piano Industria 4.0

Il 75% delle imprese giudica positivamente o discretamente gli effetti sul settore e il 35,5% continuerebbe a investire al di lą degli incentivi


Tempo di bilanci per le Pmi emiliano-romagnole
della meccanica e subfornitura, a quasi un anno di distanza dalla presentazione del piano nazionale Industria 4.0 del ministro Calenda. Secondo la fotografia dell'Osservatorio Mecspe con focus su Emilia-Romagna, presentato a Modena da Senaf in occasione della quarta tappa dei "Laboratori Mecspe Fabbrica digitale", ben il 75% degli imprenditori della regione giudica positivamente o discretamente gli effetti sul settore (contro il 66% del dato nazionale), seppur esprimendo la necessità di un piano pluriennale e di una minore attenzione rivolta alle grandi imprese.

In particolare, tra le iniziative previste si attribuisce grande rilevanza all’iperammortamento per i macchinari funzionali alla digitalizzazione (78,6%), al miglioramento delle infrastrutture digitali abilitanti (61,5%) al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo (57,7%), e al potenziamento del fondo di garanzia per le Pmi (50%).

Al di là degli incentivi governativi è chiara la propensione agli investimenti da parte delle imprese: il 35,5% degli imprenditori dichiara che continuerebbe a destinare parte del fatturato in innovazione anche in assenza di agevolazioni, segno che la trasformazione in corso è ormai matura e culturale.

C’è comunque un 25,8% che continuerebbe a farlo riducendo però gli investimenti, mentre solo il 3,2% smetterebbe totalmente. «L’Emilia-Romagna è terra di prestigiose realtà che continuano a rappresentare un'eccellenza per i distretti della plastica e dell’automotive», commenta Maruska Sabato, Project Manager di MECSPE. «I dati dell'osservatorio Mecspe sono una riprova di come le imprese emiliano-romagnole continuino in modo sistematico a seguire la via dell'innovazione, cogliendone le opportunità

Dal punto di vista della preparazione complessiva che la quarta rivoluzione industriale richiede al personale nell’analisi e gestione dei dati, il livello di competenze è giudicato alto dal 26,9% degli intervistati (contro un dato nazionale del 19,3%) e medio da quasi 6 imprenditori su 10. Per migliorare la formazione il 71,4% delle aziende adotta o ha intenzione di adottare delle attività dedicate alle competenze digitali, rivolgendosi a professionisti e consulenti esterni (17,9%) o adottando metodi tradizionali come letture, confronti e dibattiti, corsi (14,3%). Solo il 7,1% si affida a metodi che prevedono il supporto di strumenti tecnologici.

Le Pmi della meccanica e subfornitura che a oggi hanno introdotto nuove tecnologie abilitanti hanno privilegiato soluzioni per la sicurezza informatica (88,2% contro un dato nazionale del 59,5%) e la connettività (70,6% contro un dato nazionale del 53,4%) – settori in cui si registra anche il livello di conoscenza maggiore da parte delle aziende - la simulazione (47,1% rispetto al 28,2% a livello nazionale), la produzione additiva (41,2% contro 26,7% del dato Italia).

Entro la fine del prossimo anno, inoltre, la robotica collaborativa e il cloud computing saranno presenti nel 41,2% delle aziende e l’Internet of Things nel 35,3% di esse. Tra gli obiettivi, però, saranno i big data a godere degli investimenti maggiori, arrivando a essere così presenti in quasi la metà delle imprese emiliano-romagnole (47,1%), dato nettamente superiore a quello nazionale che si attesta al 22,9%.

Al momento, i principali fattori di rallentamento della digitalizzazione sono rappresentati da un rapporto incerto tra investimenti e benefici (per il 53,8% delle aziende), dall’arretratezza delle imprese con cui si collabora (34,6%), dagli investimenti richiesti troppo alti (30,8%), dalla mancanza di competenze interne e di una chiara visione del top management, nonché da troppi dubbi sulla sicurezza dei dati (23,1%) e, infine, dall’assenza di un’infrastruttura tecnologica di base adeguata (19,2%).

Per quanto riguarda gli investimenti nei prossimi anni, ben l’85,7% delle aziende è disposto a investire una quota del proprio fatturato per trasformare l’impresa in una Fabbrica Intelligente, con quasi 3 su 10 orientate a superare la quota del 10%. Solo il 14,3% non intende effettuare investimenti.

(18 ottobre 2017)
Argomenti: Ict, Enti locali