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Emergenza gas

Le aziende "energivore" presentano il conto

Il settore della ceramica ha partecipato alla procedura di contenimento gas con 43 imprese per una disponibilità di riduzione pari a 1,9 milioni di metri cubi per giorno

La prima levata di scudi nei confronti del provvedimento autorizzato dal ministero dello Sviluppo economico è arrivata dal presidente del Consorzio Gas Intensive Paolo Culicchi. «Operare la scelta dell’interruzione quando non è strettamente necessaria, significa scaricare sul sistema industriale italiano i costi di un problema che invece con una accurata gestione delle forniture, delle infrastrutture di importazione e degli stoccaggi può essere risolto a monte. Nei mesi scorsi il prezzo più basso del gas in Europa rispetto all’Italia avrebbe dovuto essere sfruttato, facendo il pieno negli stoccaggi. Su questo fronte invece le nostre aziende hanno registrato difficoltà che hanno vanificato le misure approntate dal Ministero. Come mai? Gas Intensive aveva segnalato questo aspetto già nei mesi scorsi».

Il Consorzio Gas Intensive, con 300 aziende italiane consorziate, appartenenti ai settori manifatturieri nazionali dei laterizi, carta, metalli ferrosi e non ferrosi, piastrelle, ceramica, vetro, calce e gesso, tutte caratterizzate da un intenso utilizzo di gas, rappresenta potenzialmente il più grande consumatore industriale di gas naturale in Italia. I dati caratteristici del consorzio, prima della contrazione di domanda dell’attuale fase economica, sono stati i seguenti: un consumo di oltre 6 miliardi di metri cubi all’anno (oltre il 7 per cento del consumo nazionale e circa il 30 per cento del consumo industriale).

I settori dell’industria manifatturiera nazionale rappresentati nel Consorzio Gas Intensive hanno nel loro insieme un fatturato di 55 miliardi di euro, e impiegano oltre 235.000 addetti realizzando il 6,6 per cento del fatturato dell’industria manifatturiera italiana.

La società consortile Gas Intensive, nata nel 2001, è promossa da otto associazioni di categoria confindustriali (Andil-Assolaterizi, Assocarta, Assofond, Assomet, Confindustria Ceramica, Assovetro, Ca.Ge.Ma, Federacciai) dei settori gas intensive, per fornire uno strumento di aggregazione ai soci per i loro acquisti di gas naturale nella prospettiva di un’effettiva liberalizzazione del mercato nazionale.

La nota di Confindustria Ceramica

Il settore della ceramica ha partecipato alla procedura di contenimento gas con 43 imprese per una disponibilità di riduzione pari a 1,9 milioni di metri cubi per giorno. Questo volume rappresenta il 22 per cento dell’aggregato promosso dal Consorzio Gas Intensive che comprende oltre alla ceramica tutti i principali settori della manifattura italiana. Gas Intensive ha infatti aggregato una disponibilità di riduzione di 9 milioni di metri cubi per giorno su un totale di circa 15 milioni offerti dall’intero settore industriale.

La partecipazione delle aziende è stata dettata dalla necessità di ricercare ogni utile possibilità per abbattere il costo del gas che, come è noto, in Italia è più elevato di quello sostenuto dai competitori europei. Inoltre l’esperienza dei 5 anni precedenti e l’oggettiva situazione di mercato caratterizzata da una domanda bassa e ridotti consumi rendevano logica l’adesione.

Come peraltro notato dal presidente Emma Marcegaglia e dal presidente Gas Intensive Paolo Culicchi riteniamo che le riserve disponibili e il quadro complessivo di utilizzo delle risorse del sistema gas rendessero possibili altri modi per affrontare questa emergenza climatica. Ad esempio andava prima affrontato il cronico sottoutilizzo di alcune strutture di importazione, che abbiamo più volte segnalato negli ultimi mesi, e disposto il massimo utilizzo degli stoccaggi disponibili. 

Snam Rete Gas non ha rispettato il termine di almeno 24 ore di preavviso previsto dalla normativa: questo ha creato fortissime difficoltà per le imprese che pure hanno cercato di offrire al meglio il servizio.

La richiesta di riduzione si è sommata ai disagi già subiti dalle imprese nelle scorse due settimane a seguito del blocco dei Tir, del maltempo, delle ordinanze prefettizie sulla circolazione e delle conseguenti difficoltà di approvvigionamento delle materie prime.

Nonostante queste criticità tutte le imprese partecipanti hanno responsabilmente operato al meglio per ottemperare all’impegno di riduzione ed assicurare i livelli di prestazione del servizio offerti, sopportando considerevoli difficoltà operative ed i costi necessari per la disattivazione e la ripartenza in sicurezza degli impianti produttivi. In questo quadro la carenza del preavviso previsto ha determinato alle imprese anche costi supplementari e danni che potrebbero essere oggetto di contestazione.

(10 febbraio 2012)
Argomenti: Confindustria, Ceramico