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La grande opportunità del "pianeta" Cina

Roadshow Cina, il convegno di presentazione della missione di sistema del prossimo maggio, propone un nuovo approccio nei confronti del Paese asiatico

Nel 2009, l'annus horribilis dell'economia mondiale, il suo Pil è cresciuto dell'8 per cento e per volumi di esportazione è diventato il primo Paese del globo. Quest'anno, mentre il Vecchio Continente e gli Usa si interrogano sulle possibilità di ripresa, prevede di incrementare il Pil di un ulteriore 8 per cento, di creare circa 9 milioni di nuovi occupati e di inchiodare il tasso di disoccupazione al 4,6 per cento. 

Li BinLa Cina è questa: un Paese con i connotati del continente (un miliardo e mezzo di abitanti) che sta macinando materie prime e record. 

A fare un quadro sintetico del potenziale economico del Paese asiatico è stato il console Economico e commerciale del consolato generale cinese a Milano Li Bin, intervenuto alla presentazione modenese della missione di sistema in Cina. «L'Italia», ha sottolineato il console, «è il quinto partner commerciale della Cina, con un interscambio commerciale che nel 2010 salirà a 40 miliardi di dollari. La Cina è il secondo mercato al mondo per i beni di lusso: del vostro Paese apprezziamo la moda, il cibo e gli stili di vita. Sono convinto che all'Expo di Shanghai il vostro Paese sarà una delle nazioni protagoniste».

Sergio Sassi«Analizzando l'andamento dei flussi commerciali», ha rimarcato Sergio Sassi, vicepresidente di Confindustria Modena e presidente della Commissione internazionalizzazione di Confindustria Emilia-Romagna, «risulta piuttosto evidente come la Cina sia una delle realtà maggiormente attrattive. Si tratta di uno dei mercati più grandi del mondo, che non può essere ancora a lungo rubricato fra le minacce. Oggi più che mai, anche a causa della congiuntura internazionale, la Cina deve essere considerata per le sue opportunità. Nel quinquennio 2006-2011 il Pil cinese farà un balzo del 60 per cento mentre, nello stesso periodo, l'area Euro vedrà il proprio Pil crescere a malapena dell'1,9 per cento. La maggior parte degli indicatori economici fanno pensare che, a breve, la Cina diventerà la prima economia mondiale, superando gli Stati Uniti nel valore assoluto del prodotto interno lordo. Per le imprese italiane è dunque strategico aumentare le esportazioni e gli investimenti in questo Paese».

Antonino LaspinaL'Occidente ha della Cina un'immagine sfocata e spesso zeppa di pregiudizi. Si parla di Cina e corrono alla mente produzioni a basso valore aggiunto. Contro questo stereotipo si batte il direttore Ice di Pechino Antonio Laspina: «In Cina c'è una buona attrattività per la meccanica strumentale, le macchine utensili e l'elettronica di consumo. Lo stesso settore tessile, al termine del proceso di razionalizzazione di maestranze e macchinari, tornerà in auge. Fino a qualche tempo fa la produzione industriale faceva perno su Shanghai e Pechino, ma oggi non è più così: per l'automotive, ad esempio, ci sono almeno una decina di centri. Ma se devo indicare una nuova frontiera di sviluppo quella è sicuramente Chongqing: basti pensare che a pochi chilometri da lì c'è la più grande centrale idroelettrica del mondo».

Prima di intraprendere un'avventura commerciale in Cina è buona prassi informarsi sulle regole del sistema creditizio locale. «Il sistema bancario cinese ultimamente è cresciuto e migliorato», ha precisato la responsabile del desk Cina di Unicredit Corporate Banking Alessandra D'Autilia. «Nondimeno, avere alle spalle una banca italiana è certamente un buon punto di partenza. Ai nostri clienti, prima di partire, consigliamo sempre di fare un business plan approfondito e dettagliato: non c'è spazio per l'improvvisazione».

Tempi lunghi per gli investimenti, profili di rischio e richieste di autorizzazioni asfissianti: la burocrazia non è marginale nemmeno in Cina. «Aprire una nuova società è relativamente facile, ma nel caso ipotetico di chiusura ci sono grossi problemi», ha ricordato l'avvocato Giuseppina Po. «Permane, poi, il problema della stabilità del personale cinese che tende a cambiare lavoro non appena si presenti una nuova e più vantaggiosa offerta. L'importazione di macchinari obsoleti non è piu facile come in passato: l'eccessivo consumo energetico non è ammesso. Quanto a brevetti e proprietà intellettuale siamo ancora all'anno zero: la protezione dei diritti passa attraverso un sistema giuridico ancora arretrato mentre i costi sono quelli dei Paesi piu avanzati».

Helmut SenfterPer guardare da vicino un caso di successo commerciale messo a segno nel Paese asiatico, non c'è bisogno di spostarsi da Modena. Basta bussare alla Grandi salumifici italiani. «Quando nel 1994 siamo sbarcati in Cina ci siamo trovati di fronte a un Paese in pieno boom economico», ha spiegato l'amministratore delegato del Gruppo Grandi salumifici italiani (Gsi) in Asia Helmut Senfter. «Con un fatturato all'epoca di 66 milioni di euro, investire in Cina ci sembrava un valido modo per crescere senza alterare gli equilibri competitivi sul mercato italiano. Il partner cinese statale, trovato attraverso l'Ice di Pechino, era il numero due del settore con un "track record" di primo livello. Dal 1995 abbiamo investito in Cina circa 12 milioni di euro e incassato 35 milioni sotto forma di dividendi e prezzo di cessione delle partecipazioni in quattro joint venture. Oggi abbiamo una società interamente sotto nostro controllo che può contare su una propria rete distributiva e che vende sugli scaffali dei supermercati cinesi attraverso i tradizionali marchi Gsi (Casa Modena e Senfter). Il modello di business italiano dopo quasi 16 anni è penetrato in Cina».

(22 marzo 2010)