Confindustria Modena
Opinioni
ARCHIVIO

Stampa l'articolo
Dopo il sisma

La Fonderia Scacchetti riparte

Claudio Venturelli, consigliere delegato dell'azienda, racconta la ripresa dopo il sisma

Claudio Venturelli, consigliere delegato della Fonderia ScacchettiLa vostra azienda è stata colpita duramente dal terremoto. Quali sono stati i danni maggiori e quali gli ostacoli da superare?
«La prima scossa, quella del 20 maggio, ha provocato il crollo del capannone da 2.800 metri quadri, dove ci occupiamo delle finiture e dei trattamenti termici mentre con la seconda, quella del 29, il capannone adibito alla fusione, che occupa una superficie di oltre 6.500 metri quadri, già lesionato in precedenza, ha subito ulteriori gravi danni per un totale complessivo stimato attorno agli otto milioni di euro. Ma nonostante questo, non c'è stato un solo istante in cui abbiamo pensato di fermare la produzione, che è stata fin dall'inizio la nostra massima priorità. La nostra azienda è specializzata nella produzione in leghe leggere richiestissime dai principali marchi delle vetture di lusso e sportive italiane e straniere, basti pensare che tra i più importanti clienti ci sono come Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati, McLaren e General Motors: molte dunque avrebbero dovuto fermare l'attività se avessimo subìto uno stop troppo a lungo. Si sarebbe bloccata una filiera che conta tra Italia, Europa e Asia oltre 20.000 addetti. Per ottenere questo risultato abbiamo dovuto delocalizzare l'attività in altri siti produttivi, tra il Modenese, il Bresciano, la Romagna e la bassa Ferrarese per poi occuparci dei capannoni danneggiati. La Ferrari, ad esempio, si è offerta di ricollocare all'interno del suo polo "leghe leggere" alcune lavorazioni che eseguivamo per loro, e in tempi strettissimi abbiamo trasferito attrezzature e dipendenti direttamente a Maranello, riuscendo così a garantire tutte le commesse; una cosa non certo da poco per un'azienda come la nostra, dove il 50 per cento del fatturato proviene da ordini esteri. Una volta che la continuità produttiva è stata assicurata abbiamo iniziato l'attività di rimozione delle macerie, il recupero dei materiali e degli impianti e la messa in sicurezza dei nostri immobili».

Visti i gravi problemi avete mai pensato di spostare definitivamente la vostra sede?
«No, non abbiamo mai pensato di delocalizzare la nostra attività. Per due motivi: il primo è il legame con il territorio che sentiamo molto forte. Apparteniamo a questa realtà, qui siamo nati e qui vogliamo rimane. Il secondo motivo è che il nostro core business è l'automotive, in particolare, i marchi delle vetture di lusso conosciuti in tutto il mondo. Avere sede qui è un valore aggiunto cui non si può rinunciare. Delocalizzare sarebbe controproducente soprattutto per i nostri clienti stranieri».

A quattro mesi dal sisma, quali sono gli obiettivi e i progetti per il futuro?
«Posso dire che il nostro futuro è iniziato il 7 luglio scorso quando è rientrata in funzione una prima unità produttiva. È stato un obiettivo importante perché lì si realizza un componente meccanico che alimenta lo stabilimento della General Motors in Thailandia, dove lavorano più di tredicimila dipendenti; senza la nostra fornitura l'azienda avrebbero avuto un ingente danno economico. Ad agosto, poi, sono ripartite la maggior parte delle unità produttive e sono state riportare all'interno dell'azienda tutte le lavorazioni, mentre a fine settembre è stato completato il ciclo produttivo riaprendo l'ultimo reparto. Oggi nello stabilimento di San Felice sono rientrati al lavoro l'ottanta per cento dei dipendenti, entro fine anno saremo al cento per cento.  Abbiamo ricostruito e messo in sicurezza il nostro stabilimento seguendo un'ottica di sviluppo aziendale e di rinnovamento dell'organizzazione interna. Posso affermare che, nonostante il terremoto, il 2012 potrebbe chiudersi senza contrazioni di fatturato (23 milioni di euro nel 2011), se non addirittura in crescita».

(27 settembre 2012)