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Kose John: «Un'ottima idea le aggregazioni»

Per il professore americano esperto nella valutazione dei mercati finanziari il successo del modello aggregativo, però, dovrà passare il vaglio delle banche

Kose JohnIl professore Kose John insegna alla New York University-Stern School of Business ed è un esperto nella valutazione e nell'efficienza dei mercati finanziari. 

Ha pubblicato più di cento articoli nelle più prestigiose riviste di settore come "American Economic Review", "Journal of Financial Economics", "Journal of Finance", "Review of Financial Studies" e "Financial Management".

Lo abbiamo incontrato a margine de "La crisi finanziaria nella prospettiva americana", il seminario organizzato dalla scuola di alta formazione di Confindustria Modena Nuova Didactica, e gli abbiamo rivolto alcune domande.

Professor John, il peggio della crisi è passato?
I principali indicatori economici mi indurrebbero a rispondere a questa domanda in maniera positiva, ma fra le persone, quelle che incontro per strada e che vengono ad ascoltare i miei convegni, scorgo ancora scetticismo e prudenza. Il mercato azionario, il prossimo anno, continuerà a guadagnare terreno, ma non ci sarà un contestuale recupero dell’economia reale: le imprese faranno molta fatica a ottenere credito dalle banche, e l’occupazione sarà di gran lunga il problema più delicato da affrontare. Gli esuberi di personale sono un rischio con cui dovremo prepararci a fare i conti. 

Quale possibile via di ripresa?
In ambito finanziario è nata la crisi, e dal medesimo contesto dovrà ripartire la ripresa. Solitamente, si dice, il mercato finanziario anticipa l’economia reale di almeno sei mesi. Una Borsa in salute è la condizione necessaria e sufficiente perché le imprese possano ristrutturarsi e i lavoratori possano trovare nuovi sbocchi occupazionali. L’aumento della fiducia fra gli operatori di Borsa e gli investitori istituzionali avrà delle ricadute assai positive sulla nostra vita quotidiana, ma occorre ancora del tempo perché questa fiducia torni a livelli accettabili.

Per contrastare la crisi, in Italia, le imprese giocano la carta del "modello aggregativo". Sintetizzando, si tratta di due o più aziende che si mettono insieme per razionalizzare costi e diventare più competitive. Cosa ne pensa?
In America esiste qualcosa di simile, ma a essersi accorpate con fusioni e acquisizioni sono state le banche. Il vostro "modello aggregativo" mi sembra un'ottima idea: occorre però vedere come verrà recepito dagli istituti di credito. Se le imprese che fanno parte di questo nuovo soggetto riusciranno a fare massa critica nei confronti delle banche, allora sarà un successo da esportare e imitare.

(12 ottobre 2009)
Argomenti: Confindustria