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la ricerca sul distretto

L'Area nord tiene duro e non si piega alla crisi

La crisi ha colpito duramente anche l'Area nord della nostra provincia, soprattutto i settori della Ceramica e delle Costruzioni. Biomedicale, Meccanica e Tessile mantengono la posizione e in qualche caso avanzano

Da sinistra Pietro Ferrari, Giuseppe Grasso, Franco Mosconi, Palma Costi e Carlo MarchiniLa crisi economica ha colpito duramente anche la Bassa. A uscirne piuttosto malconci sono i settori della Ceramica e delle Costruzioni: presentano livelli di indebitamento troppo elevati e meriti creditizi assai bassi. Per converso Biomedicale, Meccanica, Utilities e Tessile mantengono la posizione e in qualche caso avanzano: merito delle dimensioni medio-grandi e di una buona solidità finanziaria.

Schematizzando viene fuori questo dalla ricerca che Confindustria Modena ha commissionato alla società di consulenza K-Finance per fotografare il mondo economico-produttivo che si muove tra i nove comuni dell'Area nord (Camposanto, Cavezzo, Concordia, Finale Emilia, Medolla, Mirandola, San Felice, San Possidonio e San prospero). Il campione della ricerca comprende i bilanci relativi all'ultimo esercizio disponibile di 325 aziende di questa zona.

La platea del Club La Marchesa"Fare impresa nell'Area nord. Fattori distintivi e sfide competitive" è stata presentata presso il Club La Marchesa di Mirandola da Giuseppe Grasso, presidente di K-Finance. Nel corso della presentazione sono intervenuti anche il presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari, la consigliera regionale Palma Costi, il presidente dell'Unione Area nord Carlo Marchini e il docente di Economia industriale all'Università di Parma Franco Mosconi.

L'Area nord rispetto a 5 anni fa. Nonostante la crisi del 2009, la Bassa è cresciuta in termini di ricavi del 25 per cento rispetto al 2005. La crisi ha riportato invece indietro l’orologio a una situazione peggiore del 2005 in termini di redditività e di indebitamento. Il livello di rischio finanziario medio delle aziende dell’Area Nord è contenuto. Le aziende di dimensioni più ampie (con un fatturato superiore agli 8 milioni di euro) hanno retto meglio la crisi, sopportando una flessione dei ricavi più contenuta, incrementando comunque la redditività e riducendo l’indebitamento; il loro livello di patrimonializzazione è buono e il loro rating è soddisfacente; quasi tutte le performance migliorano al crescere della dimensione aziendale. Le aziende con un fatturato compreso tra 1 milione di euro e 8 milioni di euro hanno invece sofferto molto di più, sono sottocapitalizzate. "Piccolo" non è più "bello" e gli indici di assorbimento di capitale evidenziano che al crescere delle dimensioni il fabbisogno di capitale aumenta più che proporzionalmente rispetto alla crescita dei ricavi.

L’Area nord rispetto a Modena. La Bassa è cresciuta di più rispetto al resto della provincia dal 2005 ed è calata di meno rispetto al 2009. Le aziende dell’area hanno sempre avuto una redditività superiore a quelle di Modena e un indebitamento di poco superiore, quindi generano più valore a parità di ricavi. Le aziende locali sono leggermente più patrimonializzate di quelle modenesi, ma la loro solidità (in termini di rating complessivo) è molto simile. Le migliori performance rispetto a Modena sono da imputare a due fattori: la dimensione media maggiore e le specializzazioni settoriali. I settori di specializzazione dove l'Area nord si differenzia maggiormente sono il Biomedicale, le Costruzioni e le Utilities. Settori tradizionalmente modenesi come Meccanica, Ceramica, Tessile e Alimentare sono presenti ma in misura minore che nel resto della provincia. La minore incidenza di Meccanica e Ceramica è alla base del minor calo di fatturato in occasione della crisi del 2009. Si nota anche una scarsa vocazione al terziario: Servizi e Commercio pesano molto meno che nel resto della provincia.

Rischi e opportunità. Il favorevole mix di cultura imprenditoriale, competenze tecnologiche e clima sociale, ha consentito all’Area nord di sviluppare esperienze imprenditoriali uniche, come è stato il caso del distretto biomedicale. L’esperienza è stata talmente positiva che ha attratto capitali da fuori area per investire nelle aziende locali: investitori istituzionali e multinazionali sono stati protagonisti negli anni recenti e controllano oggi una parte molto importante del patrimonio d’impresa dell’area. Con il giusto connubio di capitali finanziari e competenze manageriali la Bassa sa esprimere valori e competitività di livello internazionale e sa raggiungere e gestire dimensioni aziendali mediamente maggiori di quelle di una Provincia ipercompetitiva come è quella di Modena. Oggi la minaccia per l’area è che proprio quei valori che ne hanno fatto la forza vengano cancellati da capitali finanziari orientati al rimborso dei debiti di acquisizione invece che allo sviluppo d’impresa, da scelte di multinazionali che hanno lasciato nella zona siti produttivi incapaci di competere con il "low cost", portando via i "centri pensanti". L'opportunità è creare le condizioni per una crescita "autoctona" (ma non "autarchica") del fare impresa, favorendo lo sviluppo delle competenze e la crescita delle imprese locali.

Le chance di ripresa. Per stimolare il rilancio dell’Area nord occorre intervenire su quattro punti: capitali, management, tecnologie e sistema locale. La tipica struttura finanziaria impostata sull’indebitamento dell’impresa va ribaltata ponendo al centro l’equilibrio tra capitale e debito. La gestione della crescita non può che passare attraverso l’introduzione di manager: l’imprenditore deve evolvere da "gestore di prodotti" in "gestore di uomini". Occorre creare "laboratori" di ricerca condivisi e occasioni di contaminazione tecnologica attraverso community sulla falsa riga della Silicon Valley. Le autorità locali e gli attori istituzionali devono collaborare alla creazione delle condizioni infrastrutturali necessarie a sostenere lo sviluppo: infrastrutture stradali e telematiche, burocrazia "business friendly". Vai alla gallery

(03 dicembre 2010)