Mese dopo mese, afferma il Servizio Studi e Ricerche di Intesa San Paolo, la gestione della crisi da parte dei vertici dell’Eurozona si è rivelata carente nei tempi, nelle misure adottate e nell’entità degli strumenti messi in campo. Il clima di incertezza rallenta le decisioni di investimento delle imprese e la domanda di beni da parte delle famiglie. Sempre più paesi dell’Eurozona operano in un contesto di condizioni finanziarie e politiche fiscali restrittive. Le uniche misure di sostegno disponibili sono il programma di acquisto di titoli di stato messo in atto dalla Bce e le operazioni straordinarie di creazione di liquidità, che potrebbero stimolare le banche ad assorbire maggiori quantitativi di titoli di stato e a sostenere il credito all’economia. Il Pil dell’Eurozona rimarrà stabile nel 2012: il contributo negativo della domanda interna sarà bilanciato dal contributo positivo delle esportazioni nette.
La crescita del Pil negli Stati Uniti si manterrà fra il 2 e il 2,5 per cento nel prossimo biennio (previsione 2012: 2,2 per cento). La velocità di questa ripresa è vincolata dall’assenza di crescita degli investimenti residenziali e dal processo di riduzione del debito delle famiglie. La crescita per ora è "sana", determinata dalla domanda finale del settore privato domestico, ma il tasso di disoccupazione è previsto fra l’8,5 per cento e il 9 per cento nel 2012. Di rilievo per la politica monetaria sarà la stabilizzazione dell’inflazione intorno al 2 per cento, dopo avere toccato il 2,2 per cento fra fine 2011 e inizio 2012. La politica monetaria dovrebbe restare eccezionalmente espansiva con tassi fermi ancora a lungo: a inizio 2012 la Fed dovrebbe annunciare ampie modifiche alla strategia di comunicazione con probabili effetti espansivi.
L’Italia è fra i Paesi dell’Eurozona già entrati in una fase recessiva. Il Pil dovrebbe essersi contratto per tutta la seconda metà del 2011, ed è molto probabile un’ulteriore flessione nella prima metà del 2012. Per la media del prossimo anno si stima una contrazione di almeno l’1 per cento. A pesare saranno le conseguenze della crisi del debito sovrano in termini di:
1) effetti sulla domanda interna delle tre manovre di correzione fiscale adottate in luglio, agosto e dicembre, che dovrebbero complessivamente avere un impatto recessivo pari a circa l’1,6 per cento del Pil;
2) perdurare di condizioni finanziarie restrittive;
3) impatto negativo sul clima di fiducia derivante dalla crisi sul debito.
Il pacchetto fiscale presentato dal governo Monti non scioglie ancora tutti i "nodi" dell’economia italiana ma rappresenta un passo necessario per rassicurare i mercati. Sono prevedibili nuove misure legate a una revisione complessiva delle spese pubbliche (spending review) e riforme "strutturali", a iniziare da quella del mercato del lavoro. Un atteggiamento cooperativo dei principali partiti politici italiani rimane una condizione necessaria per il superamento dell’emergenza. Tuttavia, la qualità delle decisioni prese in ambito europeo sarà sempre più l’elemento cruciale per la risoluzione della crisi.
Dopo un 2011 negativo, nel 2012 l’economia giapponese sarà in ripresa, con una crescita prevista al 2,2 per cento, sostenuta dall’attività di ricostruzione. La domanda domestica rimarrà positiva, spinta dal recupero post-terremoto. L’inflazione è tornata in territorio negativo; una modesta deflazione rimane parte dello scenario di più lungo termine. Il deficit resterà vicino all’8 per cento del Pil nel 2012. La politica monetaria dovrebbe dare ulteriore stimolo, aumentando ancora la dimensione del programma di acquisto titoli.
In Cina la prospettiva di un calo dei prezzi degli immobili e le difficoltà di finanziamento degli immobiliaristi prefigurano una decelerazione più marcata degli investimenti. Dato l’andamento degli ordini dall’estero il rallentamento delle esportazioni, che si è finora concentrato soprattutto verso l’Unione Europea e nel comparto dei beni assemblati, è destinato a continuare nei prossimi mesi. La crescita del Pil è prevista in rallentamento dell'8,2 per cento. L’inflazione è scesa fino al 4,2 per cento in novembre dal picco del 6,5 per cento di luglio. Il calo dell’inflazione dovrebbe influire positivamente sulla fiducia dei consumatori nei prossimi mesi compensando l’effetto negativo di un deterioramento sul mercato del lavoro e continuando a sostenere i consumi. La possibilità di un rallentamento dell’attività sul mercato immobiliare più ampio delle attese continua a rimanere il maggior rischio al ribasso sullo scenario di crescita cinese, per gli impatti negativi che potrebbe avere sia sulle finanze dei governi locali sia sulla performance del settore bancario.
In India, l’andamento degli ordini e degli indici anticipatori prefigurano un ulteriore rallentamento del settore manifatturiero nei prossimi mesi; nei servizi si attende una dinamica migliore, ma nel 2012 la crescita del Pil rallenterà ancora. L’inflazione dei prodotti manufatti continua a essere elevata (7,7 per cento) a causa del costo delle materie prime, ma le variazioni congiunturali destagionalizzate dei prezzi all’ingrosso danno ancora segnali di moderazione che dovrebbero riflettersi in una prosecuzione del calo dell’inflazione tendenziale nel corso del 2012 (6,5 per cento). La rupia, nei confronti del dollario, si è deprezzata del 6 per cento nel solo mese di novembre, con un deprezzamento complessivo del 21 per cento tra l’inizio di agosto e metà dicembre e di circa il 7 per cento in termini di cambio effettivo sia reale sia nominale.
(30 dicembre 2011)