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Imprese, alcuni strumenti per non cedere alla stretta creditizia

Tramite un convegno ad hoc l'associazione degli industriali modenesi ha passato in rassegna le principali opportunità che le imprese possono sfruttare per patrimonializzarsi e promuovere processi aggregativi

A causa della difficile congiuntura di questi ultimi anni molte imprese hanno dovuto fare i conti con diminuzioni di fatturato e margini operativi che hanno portato a un aumento dell'esposizione bancaria e a un conseguente degrado del merito creditizio. Eppure, crisi o non crisi, le imprese sane che decidono di fare investimenti in innovazione e ricerca e che stanno valutando processi di internazionalizzazione non mancano.

Con il convegno "Credito e patrimonializzazione. Gli strumenti a sostegno delle imprese", organizzato da Confindustria Modena davanti a una folta platea di imprenditori martedì 8 febbraio, sono stati illustrati alcuni degli strumenti che le piccole e medie imprese possono utilizzare per non rinunciare a progetti di crescita e sviluppo da far valere sul mercato globale.

Sace. Per il direttore operativo di Sace Raoul Ascari, «la nostra offerta comprende svariati strumenti a misura delle imprese. Nel 2010 la sede di Modena ha erogato garanzie per 214 milioni di euro. I settori che hanno maggiormente beneficiato del supporto di Sace sono l'alimentare (32 per cento), il ceramico (14 per cento), il packaging (8 per cento), il legno e il petrolchimico (5 per cento)».

Sace incoraggia il sistema bancario a sviluppare programmi di supporto alla crescita e all'internazionalizzazione delle fasce di imprese più deboli. «Per migliorare la gestione dei crediti a vantaggio della liquidità», ha sottolineato Ascari, «assicuriamo il fatturato delle imprese dai rischi di insolvenza dei clienti per transazioni commerciali concluse in Italia e all'estero, con dilazioni di pagamento inferiori ai 12 mesi tramite la società Sace Bt».

Cassa Depositi e Prestiti. Questa società per azioni a controllo pubblico mette a disposizione delle pmi un plafond di 8 miliardi di euro provenienti dal risparmio postale per sostenere l'accesso al credito. «Il canale di distribuzione è quello creditizio», ha ricordato l'amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini. «Le pmi si rivolgono alle banche, le quali possono utilizzare la provvista Cassa per finanziare spese di investimento delle pmi o per coprire incrementi del capitale circolante. I criteri di assegnazione delle risorse complessive tengono conto sia della quota di mercato delle banche nei confronti delle pmi, sia del loro attivismo. Il ventaglio delle scadenze è stato arricchito dagli iniziali 5 anni anche a 3, 7 e 10 anni».

Gli ultimi dati (gennaio 2011) evidenziano come degli 8 miliardi messi a disposizione dal plafond, ne sono stati erogati 3,1 miliardi, di cui oltre 2 nel solo 2010, mentre 5,5 miliardi sono già contrattualizzati, di cui 3,5 nel 2010. Si stima che il totale delle pmi finanziato a livello nazionale è pari a circa 15.000.

Fondo italiano d'investimento. «Si tratta del più grande fondo italiano di capitale per lo sviluppo», ha rimarcato l'amministratore delegato Gabriele Cappellini. «Si rivolge alle imprese italiane in fase di sviluppo, con ambizioni di crescita, vocazione all'internazionalizzazione e fatturato compreso tra 10-100 milioni di euro».

In particolare le imprese oggetto dell'investimento saranno individuate tra quelle che presentano interessanti prospettive di sviluppo; intendono intraprendere progetti di aggregazione; hanno prospettive di valorizzazione di marchi e brevetti; sono a gestione familiare, in presenza di un processo di ricambio generazionale o imprenditoriale; presentano una seria e affidabile qualità imprenditoriale.

Il Fondo non investe in start-up, a eccezione delle nuove iniziative sviluppate, in un'ottica di diversificazione, da imprenditori, società o gruppi imprenditoriali già operanti; in imprese in crisi, soggette a procedure concorsuali o in esecuzione di piani di risanamento; in imprese immobiliari o società operanti nel settore dei servizi finanziari, esclusi i fondi di investimento e le società di partecipazione assimilate.

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(14 febbraio 2011)
Argomenti: Confindustria, Credito