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Il sistema associativo è la via più efficace contro la crisi

Le imprese possono trovare nelle associazioni di categoria un formidabile alleato. Il futuro dell'industria italiana nelle parole di Alberto Meomartini e Giulio Sapelli

Che si parli della crisi assimilandola a un fatto meteorologico, non riesce proprio a sopportarlo: «Troppo banale trattare una delle più Alberto Meomartinigrandi recessioni del sistema economico mondiale alla stregua di un report sulle condizioni climatiche». Meglio chiamare in causa imprenditori e associazioni di categoria perché, secondo il presidente di Assolombarda Alberto Meomartini, in fondo sono loro che «la crisi ha ricollocato al centro della considerazione pubblica. L'insieme delle aziende e gli enti che le rappresentano sono ridiventati il punto nevralgico della ricchezza e della coesione sociale. Nello scacchiere Italia, Confindustria aumenta il suo grado di responsabilità».

«Il successo dell'individuo», prosegue Meomartini confessando il suo debito di riconoscenza nei confronti di Tocqueville e del celebre "La democrazia in America", «emerge di più e meglio all'interno di un sistema associativo».

Ospite del presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari, e del convegno organizzato presso l'auditorium Giorgio Fini sulle sorti del nostro sistema industriale, è anche il docente di Storia economica dell'Università di Milano Giulio Sapelli. «Negli ultimi vent'anni», afferma il professore, «i vertici dell'industria sono cambiati. Basti pensare allo spostamento di significato che c'è stato nel passaggio da "dirigente" a "manager": al fenomeno linguistico si è accompagnato un mutamento che è insieme sociale e culturale. La divisione tra proprietà e controllo si è assottigliata, al punto che i manager-dirigenti sono diventati anche proprietari. La conseguenza più diretta è che i valori industriali si sono appiattiti e subordinati alle logiche finanziarie».

Giulio SapelliDall'invisibile mano del mercato di smithiana memoria a un'eterea stretta di mano: sta qui l'involuzione del sistema economico-industriale per Giulio Sapelli. «La crisi dei nostri giorni è una classica crisi di sovrapproduzione e sottoconsumo. Ribadisco, il problema vero è nell'origine bancaria del top management. Il nostro sistema industriale deve recidere il cordone finanziario, rendersi autonomo e ripensare i termini di una nuova collaborazione con le banche. Cominciamo a espellere un po' di finanza virtuale e ritorniamo a fare i conti con la realtà del mondo produttivo».

Una crisi di senso e di significato, prima ancora che economica, trova un interlocutore privilegiato nel mondo associativo. Chi, meglio di un'associazione di categoria, infatti, può garantire legami con il territorio? «Far ripartire l'economia di un Paese non è facile», ammette Meomartini. «Eppure abbiamo le capacità e i mezzi per farlo. Lombardia ed Emilia-Romagna dopo anni di crescita rapida a ritmi sostenuti hanno messo in piedi un sistema economico solido che, nel tracollo generale, ha resistito. Siamo, insomma, due laboratori che hanno qualcosa da raccontare, prove ed esperimenti da mettere in rete».

È nel sistema Confindustria, dunque, la risposta più efficace al bisogno di riscatto delle imprese. «Tutti insieme, territoriali e associazioni di settore, costituiamo una piattaforma tramite cui far circolare saperi e intuizioni. Ciò che di buono conosciamo nella lotta alla crisi deve traslare dalla periferia al centro e dal centro alla periferia. Capire a fondo questa dinamica trasforma il cosiddetto tempo di crisi in un tempo qualitativamente elevato, un tempo di attesa proattiva».

(06 aprile 2010)
Argomenti: Confindustria