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il centro studi

Confindustria: «L'economia italiana fatica a riprendere slancio»

«Sono indispensabili e non più rinviabili riforme capaci di rafforzare la fiducia di famiglie e imprese a innalzare le rispettive propensioni a consumare e a investire»

Se le stime precedenti parlavano di un prodotto interno lordo a +1,1 per cento nel 2011 e +1,3 per cento nel 2012, ora il Centro studi ha ridotto le previsioni rispettivamente a +0,9 per cento e +1,1 per cento. «È stato un errore di previsione fidarsi dei primi segnali di rilancio», fanno sapere da viale dell'Astronomia. Ma non è tutto, senza riforme strutturali la crescita nel 2012 potrebbe addirittura dimezzarsi allo 0,6 per cento, per cui accanto alla manovra che oggi è complessivamente stimata in 39 miliardi di euro servirebbe un intervento di un'ulteriore un per cento di Pil, vale a dire una manovra aggiuntiva per altri 18 miliardi.

Sono indispensabili e non più rinviabili riforme capaci di rafforzare la fiducia di famiglie e imprese a innalzare le rispettive propensioni a consumare e a investire. I "campi da dissodare" sono: semplificazione e sburocratizzazione, accelerazione delle realizzazione di opere pubbliche, liberalizzazioni e apertura del mercato in molti servizi, formazione, efficienza della pubblica amministrazione, contrasto all'evasione, riforma fiscale che allevi il carico sui redditi da lavoro e impresa.

Le previsioni del Centro studi confidano nell'efficacia della manovra del governo e calcolano il deficit pubblico del 2012 al 2,8 per cento, mentre il debito salirebbe al 120,1 per cento quest'anno e si bloccherebbe al 119,8 per cento l'anno prossimo. Tornando alla ripresa, il ritardo accumulato in rapporto agli altri Paesei europei ha assunto dimensioni consistenti: 4,4 per cento di Pil in meno rispetto alla Germania e -2,8 per cento nel confronto con la Francia. Se l'economia italiana si fosse rimessa sui pedali con uno scatto alla tedesca, il suo Pil sarebbe ora di 69 miliardi più elevato, cioè 1.138 euro all'anno in più per ogni abitante.

Sul fronte del mercato del lavoro dal primo trimestre 2008 ai primi tre mesi del 2011 la perdita dei posti di lavoro ha riguardato 582.000 persone. Il tasso di disoccupazione oscillerà attorno all'8,4 per cento quest'anno e scenderà solo di qualche punto percentuale durante il 2012 (8,3 per cento in media d'anno).

Il rapporto, infine, ha messo sotto la propria lente d'ingrandimento anche i maggiori oneri derivanti a famiglie e imprese da rincaro del petrolio e rialzo dei tassi d'interesse: ogni famiglia spenderà in media 681 euro in più per l'energia e i nuclei familiari che hanno il mutuo a tassi variabili pagheranno 2,2 miliardi in più di maggiori oneri passivi. Scarica il rapporto

(24 giugno 2011)
Argomenti: Confindustria