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biomedicale

Igea, trent'anni di successi

In occasione del suo trentesimo anniversario l'azienda carpigiana presenta i due nuovi progetti di ricerca: uno sui tumori profondi e uno sulle metastasi ossee

Ruggero Cadossi«Abbiamo sempre creduto nella sinergia tra imprese e mondo della ricerca. Dal loro incontro, superando gli individualismi, possono svilupparsi progetti davvero importanti». Dal mondo accademico, e per la precisione dai laboratori dell'università modenese, prende forma l'intuizione imprenditoriale di Ruggero Cadossi. In questo 2010, anno del trentesimo anniversario di attività della sua Igea (azienda carpigiana che si occupa di sviluppo, produzione e vendita di dispositivi medici per diagnosi e terapia), ricerca e sviluppo continuano a essere pietre angolari della sua filosofia aziendale.   

«Igea ha iniziato a operare nel 1980», ricorda il presidente Cadossi, «con l'intento di ampliare l'impiego in campo medico dell'energia fisica non ionizzante. L'idea si basava sulla possibilità di dare validità scientifica ad alcune osservazioni sperimentali effettuate sull'interazione tra stimoli fisici e cellule».

Oggi Igea è una società con 70 persone occupate, il cui core business è rappresentato dalla biofisica clinica, ovvero dallo studio dall'interazione tra stimoli fisici e sistemi biologici. Al suo interno lavorano circa 15 ricercatori (alcuni provenienti dall'estero) che danno il loro contributo per la realizzazione di soluzioni diagnostiche e terapeutiche innovative.

Da una decina d'anni, Igea si occupa anche di biofisica oncologica («la sfida del prossimo futuro»). Dell'intero fatturato 2009 (pari a oltre otto milioni di euro) il 21 per cento è il frutto di commesse estere. Se la quota export negli ultimi tre anni è triplicata, il merito è del dispositivo medico per l'elettrochemioterapia e il controllo dei tumori cutanei e sottocutanei Cliniporator. 

La commercializzazione di Cliniporator è iniziata intorno al 2006. Oggi è in utilizzo da 70 centri in Europa e da 30 strutture in Italia, tra le quali l'Ieo e l'Int di Milano, lo Iov di Padova e l'Ifo di Roma. «Ma non abbiamo intenzione di fermarci qui», sottolinea Cadossi. «Da pochissimo sono partiti due progetti di ricerca clinica: uno sui tumori profondi, finanziato dal ministero dello Sviluppo economico, e uno sulle metastasi ossee all'istituto ortopedico Rizzoli di Bologna».

In ambito ortopedico l'azienda di via Parmenide ha sviluppato I-One, l'unico dispositivo medico per il trattamento delle lesioni cartilaginee nell'uomo, il cui progetto di sviluppo clinico ha ottenuto nel 2007 lo "Award of Scientific Excellence" dall'American Academy of Orthopaedic Surgeons di San Diego. I-One è stato sviluppato nell'ambito di un progetto, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e dal ministero dello Sviluppo tecnologico, e validato clinicamente attraverso la collaborazione con le università di Modena, Bologna, Ferrara e i principali ospedali della regione.

(12 luglio 2010)
Argomenti: Biomedicale