Confindustria Modena
Attualità
ARCHIVIO

Stampa l'articolo
assemblea 2009

L'economista Guido Tabellini
«Ripresa lenta ma non impossibile»

Il rettore della Bocconi crede nella rigenerazione di un capitalismo buono. Il peggio è passato e le emergenze che hanno scatenato la crisi stanno rientrando

Guido Tabellini e Salvatore CarrubbaFinirà sui libri di scuola esattamente come la Grande Depressione: la piaga economico-finanziaria del nuovo millennio, i cui prodromi risalgono a fine 2007 per gli Stati Uniti e a settembre 2008 per l’Europa, ha tutti i crismi dell’evento storico ed epocale.

E per parlare di questa situazione che si ripercuote anche su ogni azienda modenese, Confindustria Modena ha scelto un economista di grande levatura: l'ospite di quest'anno al tradizionale appuntamento dell'assemblea generale dell'associazione degli imprenditori modenesi è stato il rettore della Bocconi Guido Tabellini. Nel suo intervento, e poi nell'intervista fattagli dal direttore delle strategie editoriali de "Il Sole 24 ore" Salvatore Carrubba, Tabellini dopo aver sottolineato le caratteristiche straordinarie del momento che stiamo vivendo, ha ricordato che «da qui a mettere in quiescenza il capitalismo o addirittura a raccontarne l’imminenza del trapasso ce ne corre; lo avevano dato per spacciato già altre volte, ma dalle difficoltà si è sempre ripreso».

L'economista ha poi continuato tracciando le coordinate macroeconomiche dei prossimi anni. Nessun dubbio dunque, sulle facoltà rigenerative del capitalismo anche perché «il peggio è passato. Gradualmente, a livello mondiale, stanno rientrando emergenze quali la stretta creditizia, il ciclo delle scorte e il crollo della fiducia». Ma la ripresa vera e propria, che non ha ancora fatto capolino, «sarà lenta, la disoccupazione continuerà a salire e a comprimere il reddito delle famiglie. Ci sarà da smaltire un eccesso di debito, specie per le famiglie americane che dovranno mettersi nelle condizioni di ricostruire i loro risparmi».

Le previsioni del Fondo monetario internazionale
Le recessioni causate da crisi di matrice finanziaria, dice uno studio del Fondo monetario internazionale, sono le più pesanti, normalmente i livelli di produzione ritornano a regime in un paio d’anni. «Per darci un orizzonte temporale un po’ più preciso», ha spiegato Tabellini, «pensiamo anche noi a un biennio di assestamento. Ma per la ripresa, lo confermo, nulla di rapido».

Il mondo post-crisi
E come sarà il mondo post-crisi? «Si faranno meno profitti, la crescita mondiale sarà più lenta, e l’accumulo di debito pubblico porterà a un aggravio delle imposte. I salari più bassi e l’aumento della disoccupazione faranno da innesco a un’esplosione deflattiva», ha continuato il rettore. «Nel 2010 dovremmo fare i conti con una liquidità esagerata: attenzione a non prestare il fianco a nuove bolle speculative. La vera sfida sarà riuscire a gestire un’economia reale lenta e affannata e mercati finanziari che, dal canto loro, vorranno rendimenti sempre più elevati. Le autorità monetarie dovranno essere abili a riassorbire velocemente l’eccesso di liquidità, pena lo scatenamento di una dinamica inflattiva da non sottovalutare. Al momento però, la fotografia scattata ci conferma l’avvento di un biennio di deflazione».

La globalizzazione
La crisi è un prodotto degenere del capitalismo dei Paesi avanzati ed è in questi stati che farà più danni. I Paesi in via di sviluppo continueranno a crescere e a giovarsi della globalizzazione che nemmeno il protezionismo e l’interventismo pubblico più agguerriti potranno rallentare. Gli scambi internazionali continueranno e ci sarà un trasferimento progressivo del potere economico dai Paesi ricchi a quelli emergenti.

Il riscatto dell'Italia tra luci e ombre
Guido TabelliniLa produzione industriale italiana, fortemente legata all’export, avrà il suo bel da fare per rimettersi in marcia. Ciò nonostante sarà forse il Paese che «ripartirà con meno fatica degli altri. La nostra economia rispetto a Usa, Spagna e Regno Unito, si è rivelata più morigerata e maggiormente al riparo da fenomeni speculativi. A questo si aggiunga una ristrutturazione complessiva delle imprese del manifatturiero e un recupero di competitività che precedono e anticipano la crisi». Al riscatto del Belpaese dovrebbero concorrere anche le istituzioni politiche ma «l’atavico immobilismo che le contraddistingue» farà più da freno che da scivolo. «Non cambierà nulla, almeno nel breve periodo. Spetterà quindi alla società civile supplire alle lacune della politica. Il decadimento etico delle nostre società va di pari passo con la crisi materiale che stiamo vivendo. Occorre ripristinare un sistema condiviso di regole e precetti morali che sappia rimetterci in carreggiata. Un’analisi compiuta dall’Università Bocconi evidenzia che il progresso tecnologico e civile di un Paese si avvantaggia di un capitale sociale e umano imbevuto di cultura e valori. Non è un caso che Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna siano regioni che negli ultimi cinquant’anni sono cresciute più di altre».

(24 giugno 2009)
Argomenti: Confindustria