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Federica Guidi: «Sbagliato puntare alla cogestione degli utili»

La presidente nazionale dei Giovani imprenditori di Confindustria è intervenuta al dibattito della Festa Pd sul tema della partecipazione in azienda

Ci sono fasi, nella vita di un Paese, in cui la tempestività con cui si risponde agli impulsi esterni è vitale. La crisi ha accorciato ulteriormente Federica Guidiquesti “tempi di reazione”, specie nel rapporto tra imprese e istituzioni.

Ne è convinta la presidente nazionale dei Giovani imprenditori di Confindustria Federica Guidi che, insieme al senatore Pd Tiziano Treu, al segretario generale Uil Luigi Angeletti e al membro della segreteria nazionale della Cisl Maurizio Petriccioli ha partecipato al dibattito della Festa Pd “Lavoro-impresa: nuove forme di partecipazione”.

«Il sistema degli ammortizzatori sociali in deroga», ha detto Federica Guidi, «non fa che alimentare il tempo dell’irresolutezza, mentre imprese e lavoratori vorrebbero risposte semplici, facili e immediatamente fruibili. Tutto quello che è in deroga genera ansia e spavento: nella mente del lavoratore comincia ad agitarsi il fantasma dell’interruzione del rapporto di lavoro».

Tiziano TreuSulla stessa linea anche Tiziano Treu che di questo sistema ha attaccato il principio: «La deroga è un meccanismo che complica enormemente le procedure di richiesta, con il risultato che soprattutto le piccole aziende non accedono quasi mai a queste misure». Il senatore Pd non ha risparmiato una stilettata all’indirizzo del governo: «Che i soldi per gli ammortizzatori sociali, come dice il ministro Tremonti, siano stati stanziati, non v’è dubbio. Molte Regioni però, denunciano che i quattrini promessi ancora non arrivano».

La riflessione si è poi spostata rapidamente sull’apertura della presidente di Confindustria alla Cgil. «Includere», ha affermato Luigi Angeletti, «è senz’altro meglio che escludere. Luigi AngelettiQuanto più il fronte sindacale è unito e compatto, tanto più i lavoratori possono sentirsi protetti e rappresentati». «La priorità di Confindustria è la coesione sociale e non potrebbe essere altrimenti», ha spiegato la Guidi. «Con aziende che vedono il proprio portafoglio ordini svuotato di circa il 60 per cento e un futuro prossimo di cui ancora non si riesce a cogliere i confini, è saggio e opportuno non chiudere mai la porta del dialogo».

Il “no” alla cogestione degli utili aziendali pronunciato a Cernobbio da Emma Marcegaglia, si è riverberato anche sul dibattito modenese. «La cogestione degli utili evoca qualcosa di vecchio e già sperimentato in altri Paesi europei con dubbi risultati», ha risposto tranchant la Guidi. «Esiste del resto la contrattazione di secondo livello, quella dell’azienda sul territorio, nel cui alveo ogni impresa può prendere autonomamente le proprie decisioni».
«La partecipazione agli utili», ha replicato Maurizio Petriccioli, «non può esaurirsi nella contrattazione decentrata né tanto meno essere imposta Maurizio Petriccioliper editto. Il governo piuttosto, se intende intervenire, deve farlo per eliminare gli ostacoli legislativi che si mettono sulla strada di quei casi, virtuosi ma ancora isolati, in cui aziende e sindacati hanno sì la volontà comune di mettersi al tavolo e discutere, ma non certo gli strumenti pratici e “istituzionali”».
«Qualcuno deve spiegarmi com’è possibile che in Italia si condividano con le imprese sempre e solo le perdite», ha rilanciato provocatoriamente Angeletti. «La partecipazione dei lavoratori alla vita delle aziende sarebbe un grosso passo in avanti nel livello di civiltà di questo Paese».
«La cogestione degli utili» ha chiuso Treu, «è solo un aspetto del grande tema della partecipazione. Diritto all’informazione e consultazione sono elementi già presenti nelle aziende italiane. Ma occorre fare altro: i dipendenti devono essere corresponsabilizzati e coinvolti dai loro datori di lavoro».

La presidente nazionale dei Giovani imprenditori di Confindustria, infine, stuzzicata sul problema generazionale fra gli industriali ha precisato: «La questione meritocratica riguarda tutti i giovani di questo Paese, non è una tara unicamente degli imprenditori. Oggi occorre conoscere il mondo, viaggiare e informarsi: purtroppo fra i giovani non sempre raccolgo questo entusiasmo. In India sarà anche vero che si guadagna un dollaro all’ora, ma c’è un milione di ingegneri che parla in maniera fluente l’inglese ed è pronto a riversarsi da domani nei nostri sistemi economici».

(08 settembre 2009)
Argomenti: Confindustria