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Capitalizzare per rimanere competitivi

Pur in un contesto di tagli della spesa e di ristrutturazione dei processi produttivi, le imprese reagiscono continuando a innovare i prodotti e cercando, al contempo, di allargare e diversificare i mercati di sbocco: il 51,8 per cento delle aziende ha dichiarato di rivedere la programmazione strategica degli investimenti attraverso l’innovazione di prodotto, seguita dal 43,1 per cento che afferma di intervenire attraverso l’innovazione nei mercati di sbocco; il 42,4 per cento reagisce attraverso una ristrutturazione del processo produttivo, il 36,3 per cento ricorre alla decurtazione del personale e il 23,2 per cento pensa a una riduzione della capacità produttiva.

Le scelte delle imprese sembrano dunque orientate a un approccio strategico di lungo periodo, che tenta di combinare efficienza sui costi, con una visione di sviluppo orientata all’innovazione di prodotto e alla ricerca di nuovi mercati.

Il 90,5 per cento delle imprese ha deciso di consolidare gli investimenti in “Ricerca e sviluppo” in seguito alla crisi, l’81,7 per cento punta a rafforzare la “Formazione”, il 79,3 per cento amplia gli investimenti commerciali all’estero, il 71,8 per cento rinvigorisce la “Tutela ambientale”, il 70,9 per cento investe sull’“Ict”. Questi risultati confermano la volontà delle imprese della regione di mantenere o accrescere la propria competitività soprattutto attraverso la qualità e il valore aggiunto delle proprie produzioni.

La crisi economica in atto ha inoltre determinato difficoltà crescenti nei rapporti tra le imprese dell’Emilia-Romagna e il sistema bancario, soprattutto per quanto riguarda l’erogazione del credito. In particolare, quasi un imprenditore su tre ha dichiarato di aver riscontrato difficoltà a ottenere credito a medio-lungo termine, un imprenditore su cinque ha avuto la richiesta di garanzie aggiuntive, mentre il 7,3 per cento ha riscontrato richieste di riduzione degli importi.

La percentuale di imprenditori disposti ad attingere a capitale proprio aumenta al crescere della dimensione aziendale, ma le differenze non sono sostanziali: pensa di ricorrere a capitale proprio il 23,3 per cento delle piccole, il 28,6 per cento delle medie e il 28 per cento delle grandi imprese.

L’attuale crisi economica ha avviato un processo di selezione delle imprese in cui la capitalizzazione, e dunque la capacità di disporre di risorse finanziarie per lo sviluppo di programmi di investimento (orientati in particolare all’innovazione e all’internazionalizzazione), risulterà decisiva. È su questo tema che si gioca la sfida più importante per il futuro del nostro sistema industriale.

(10 agosto 2009)