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«Giusto scendere in piazza per salvare il lavoro e l'edilizia»

I costruttori modenesi hanno sostenuto la manifestazione indetta sabato scorso a Roma dai sindacati per denunciare la crisi del settore. «Il tempo a disposizione è scaduto»

Paolo Buzzetti, presidente di Ance

Una crisi terribile, che in provincia di Modena negli ultimi anni ha fatto scomparire oltre il 35 per cento del settore. E gli ultimi dati confermano il calo sia delle aziende, sia delle ore lavorate, sia degli occupati.

Per questo l'associazione dei costruttori modenesi, come anche Ance nazionale, hanno sostenuto la manifestazione che i sindacati di categoria hanno indetto sabato scorso a Roma.

«Stiamo denunciando da tempo la gravissima crisi nella quale ormai versa senza alcun segnale di ripresa uno dei settori più importanti dell’economia del Paese», sottolinea il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti che ha inviato al presidente del Consiglio Mario Monti una lettera nella quale si chiede di determinare lo stato di crisi del settore e di avviare tutti gli interventi necessari per salvare centinaia di imprese dal rischio chiusura ed evitare la perdita di altre migliaia di posti di lavoro.

In primo luogo i costruttori chiedono che si trovino soluzioni concrete per il grave problema dei ritardati pagamenti, per allentare la stretta creditizia e per liberare risorse già stanziate ma non ancora trasformate in cantieri.

«Per queste ragioni l’Ance condivide i motivi che hanno spinto Filca-Cisl, Fillea-Cgil e Feneal-Uil a indire una manifestazione di protesta», commenta Buzzetti, ricordando che un anno e mezzo fa gli stessi costruttori furono protagonisti insieme ai sindacati e alle altre sigle della filiera riunite sotto il simbolo degli Stati Generali delle Costruzioni di una importante e partecipata manifestazione di protesta organizzata di fronte al Parlamento per chiedere alla politica di rimettere al centro dell’agenda del Paese il settore dell’edilizia.

«Da allora, nonostante l’attenzione e alcuni segnali incoraggianti avuti da parte del Governo e delle forze parlamentari, nulla o poco più è cambiato e il tempo a disposizione è ormai scaduto».

(05 marzo 2012)