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L'iniziativa

Giovani Imprenditori: «Ripartiamo dalle ambizioni»

In questo momento di crisi l'errore più grande che si possa commettere è rassegnarsi allo status quo attuale. Secondo Federica Guidi e Luigi Abete è l'ora di ripartire dai progetti concreti

Passato e presente del movimento Giovani Imprenditori a confronto: Luigi Abete e Federica Guidi. Presidente del Comitato nazionale Giovani Imprenditori di Confindustria dal 1978 al 1982 il primo, presidente nazionale attualmente in carica la seconda, giovedì 9 luglio a Villa Cavazza (Solara di Bomporto), sono stati ospiti dell’iniziativa promossa dal Comitato regionale Giovani Imprenditori dell’Industria dell’Emilia-Romagna e dai Giovani Imprenditori di Modena, intitolata “Una serata in movimento. Incontrarsi, conoscersi, guardare il futuro”.

Luigi AbetePrima esperienza di un evento che ha raccolto tutte le realtà del Gruppo Giovani dell’Emilia-Romagna («per gli anni a venire, a turno, ogni territoriale di Confindustria replicherà quest’esperienza» hanno detto all’unisono Giovanni Mistè e Davide Malagoli, rispettivamente presidente regionale e presidente modenese del Gruppo Giovani) è stata l’occasione per fare il punto su un movimento che è «uno strumento di forza per l'organizzazione di tutta l'industria» da quasi cinquant’anni.

«Quando ottenni la presidenza del movimento», ha raccontato Luigi Abete, sollecitato dal giornalista Sebastiano Barisoni, «mi diedi delle priorità e fra queste ne individuai una in particolare: lavorare con abnegazione al rafforzamento della nostra rappresentatività all’interno di Confindustria. Questa linea, col tempo, fu assimilata anche dall’ala dei Patrucco e dei Belelli, la corrente con cui nel 1978 mi dovetti misurare per spuntare l’elezione a presidente. Non è un caso infatti, che alla conclusione dei quattro anni di mandato, fui sostituito proprio da Carlo Patrucco: le due fazioni erano diventate una cosa sola».

Negli anni Ottanta e Novanta Confindustria diventa un punto di riferimento ineludibile per la società italiana: «La politica degli alti ideali cominciò la sua parabola discendente. Nel Paese serpeggiava un senso di desolazione e scoramento. Confindustria non lasciò cadere nel vuoto questo sos e tentò di cambiar pelle, facendo sì che nell’associazione si aprisse il varco un nuovo modo di concepire la leadership: ai vertici è meglio arrivare con un curriculum tutto interno a viale dell’Astronomia. Fui il primo presidente del Comitato nazionale Giovani Imprenditori a diventare anche presidente di Confindustria. Dopo di me la stessa cosa accadde per Antonio D’Amato ed Emma Marcegaglia».

Non basta essere un bravo imprenditore per svolgere al meglio la propria missione confindustriale, conta piuttosto avere lungimiranza: «Devi stare un passo avanti agli altri, intuire, prevedere, avere una tendenza spiccata alla prospettiva. Nei prossimi anni», ha sottolineato Abete gettando uno sguardo al futuro, «dovremo sforzarci di serrare i ranghi il più possibile, compattarci e trovare un progetto forte su cui lavorare, dettare i ritmi e le fasi della vita di questo nostro Paese».

Federica GuidiA Federica Guidi è toccato il compito di fare una fotografia delle nuove leve del movimento. «Il dato anagrafico che ci caratterizza ci induce a essere un po’ visionari. Siamo giovani? Abbiamo il sacrosanto diritto di sognare e prefigurare altri mondi possibili rispetto ai senior, ma non per questo dobbiamo essere riduttivamente definiti coscienza critica o laboratorio. Confindustria è anche la nostra casa e crediamo di cooperare anche noi all’attività del sistema associativo».

«Non sono sicura che per ritagliarci uno spazio adeguato si debba forzatamente aderire a una logica di “rottura e antagonismo”», ha continuato Federica Guidi. «Ci interessa molto di più vivere l'attualità e fare proposte, stimolare dibattiti, indicare percorsi: siamo, a tutti gli effetti, un soggetto proattivo della politica quotidiana. Oggi sono sempre di più le donne che fanno le imprenditrici e l’organigramma di Confindustria, senza la retorica delle quote rosa, è la chiara dimostrazione del cambiamento che in altri luoghi della società stenta ancora a decollare».

Per la Guidi la ricetta semplice a tutti i mali della crisi non esiste ma è importante che il governo rilanci gli investimenti pubblici «perché solo così può ripartire un mercato interno che sia di sostegno all’impresa». E rispetto al tema della stretta creditizia (secondo molti osservatori economici concausa della crisi) la presidente dei Giovani ha escluso qualsiasi scontro frontale con gli istituti di credito: «Lo scontro non giova a nessuno. Quando a Santa Margherita Ligure ho parlato di una politica distensiva nei confronti della banche qualcuno mi ha accusato di eresia, ma resto convinta del fatto che per uscire il più presto possibile dalle pastoie della crisi economica occorra “lavorare insieme” piuttosto che “lavorare contro”. Se davvero siamo tutti d’accordo che la banca è un’impresa privata molte delle obiezioni che mi sono state mosse in questo periodo non hanno motivo di esistere».

«In Italia», hanno concluso insieme la Guidi e Abete, «il rischio più grande è rassegnarsi all’idea che tutto vada bene così com’è. E invece è “qui e ora” che si decidono le sorti del nostro Paese, è questo il momento per stabilire se abbiamo le carte in regola per restare nel novero dei grandi del mondo. Ripartiamo dall’ambizione positiva, quella che ha progetti e idee».

(10 luglio 2009)
Argomenti: Confindustria