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l'assemblea pubblica a bolognafiere

Giovani, formazione e Industria 4.0: tutte le sfide della neonata Confindustria Emilia

La prima assemblea pubblica in concomitanza dell'apertura della kermesse Farete. Il presidente Alberto Vacchi ha delineato il manifesto programmatico della nuova realtà associativa nata dall'unione delle imprese di Modena, Bologna e Ferrara


Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, il presidente di Confindustria Emilia-Romagna Pietro Ferrari, alcuni tra i nomi più importanti del panorama imprenditoriale emiliano e nazionale come Luca Cordero di Montezemolo, Aurelio Regina, Gaetano Maccaferri, Maurizio Marchesini, poi i ministri Gian Luca Galletti e Giuliano Poletti, il governatore Stefano Bonaccini, i sindaci di Bologna e Modena e i rappresentanti delle altre associazioni economiche della regione. Insomma, non mancava proprio nessuno alla prima assemblea pubblica di Confindustria Emilia.

La nuova associazione, nata lo scorso maggio dalla fusione di Unindustria Bologna, Confindustria Modena e Unindustria Ferrara, ha avuto il suo battesimo stamattina a Bologna, in concomitanza dell'apertura della sesta edizione di Farete, la kermesse-vetrina delle imprese emiliane.

Il presidente di Confindustria Emilia Alberto Vacchi, nella sua relazione introduttiva che ha preceduto gli interventi degli ospiti internazionali Kerry Kennedy, Rodolfo Fracassi e Noreena Hertz, ha preso di petto tutti i temi economici più attuali a partire dallo scetticismo che aleggia sull'Industria 4.0. «Alle cassandre che dietro la rivoluzione digitale vedono un futuro fatto solo di robot e macchine che si sostituiscono agli uomini in carne e ossa, faccio notare che probabilmente non tengono in considerazione quanto già accaduto in passato. La storia ci racconta che, sul medio e lungo periodo, le innovazioni tecnologiche hanno migliorato la qualità della vita e del lavoro. Occorre pazienza per osservare i risultati positivi dei cambiamenti. Certo è che occorre riformare i programmi di studio e di formazione dentro le nostre scuole».

Su giovani, futuro e formazione si fonda gran parte del manifesto programmatico del neonata Confindustria Emilia. «È fondamentale rilanciare la cultura degli istituti tecnici industriali», ha chiosato Vacchi. «Inutile girarci intorno: a noi imprenditori interessa avere persone qualificate e formate con programmi e contenuti nuovi. L'occupazione giovanile che non cresce e i laureati italiani che scappano all'estero ci impongono di prendere una iniziativa di forte impatto. Che Paese è un Paese che non pensa ai propri giovani? Siamo in una società in cui gli anziani abbienti sono arroccati sui loro patrimoni mentre i giovani vengono spinti alla marginalità».

Sono circa 1.200 le imprese italiane manifatturiere con fatturato compreso tra 200 milioni e 1,5 miliardi, che complessivamente sviluppano 552 miliardi di euro di fatturato. «Solo in Emilia», ha rimarcato il patron di Ima con orgoglio, «se ne contano 65 per un fatturato totale di 29 miliardi di euro». Ecco che dall'Emilia parte allora l'idea di un'alleanza con gli imprenditori italiani, francesi, tedeschi e spagnoli, per elaborare un documento sulle politiche industriali delle multinazionali tascabili europee, «che con forza dovranno reclamare attenzione nella definizione dei programmi di ricerca di Bruxelles».

Alberto Vacchi, dal palco dell'assemblea pubblica, ha infine lanciato una stilettata alla classe politica. «Noi, tutti insieme, compresi in un nuovo soggetto associativo di grande spessore come è Confindustria Emilia, siamo consapevoli che potremmo fare un salto di qualità. Paradossalmente, proprio in questa fase che coincide con la rivoluzione digitale, con la ripresa economica e con un'Europa bersaglio di migranti e terrorismo, noi potremmo dire la nostra, a patto che le istiutuzioni e la politica che le guida sappiano fare uno sforzo di responsabilità, ad esempio evitando che il Paese si blocchi in occasione della prossima tornata elettorale».

Kerry Kennedy, presidente del Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights, è stato il primo relatore di respiro internazionale a prendere la parola dopo l'intervento di Alberto Vacchi. La Kennedy ha ricordato alla platea degli imprenditori quanto importante sia orientare i propri investimenti verso mercati e prodotti sostenibli dal punto dei diritti umani. «Voi imprenditori siete sotto osservazione», ha ammonito. «Guardate cosa è successo a chi ha tradito la fiducia dei propri consumatori. Pensate al caso limite di Nike (sfruttamento del lavoro minorile), oppure, per rimanare a casa vostra, pensate alla Parmalat».

Rodolfo Fracassi, il fondatore di MainStreet Partners, società finanziaria specializzata negli investimenti sostenibili a impatto sociale e ambientale, ha condensato così il suo pensiero: «La sostenibilità non è qualcosa che troviamo fuori di noi. Siamo noi con la nostra cultura d'impresa e il nostro comportamento quotidiano in azienda e fuori a costruire modelli di business sostenibili. Non aspettiamo che ci sia qualcuno a insegnarci la sostenibilità. Nel 1996, nel mondo, gli investimenti sostenibili erano il 5% degli investimenti totali. Nel 2016 sono diventati il 30%. Qualcosa si muove se lo vogliamo».

Noreena Hertz, consulente di alcune delle più importanti figure imprenditoriali e politiche del mondo, ha invece voluto porre l'attenzione sulla cosiddetta "generazione K", «i clienti-consumatori di domani», ha detto appellandosi agli imprenditori in platea. «Ho condotto una ricerca lunga 4 anni sui ragazzi che oggi stanno in quella fascia di età compresa tra i 14 e i 22 anni. Ebbene solo il 6% di loro si fida di una multinazionale ed è disposta a comprare i suoi prodotti (contro il 60% degli adulti). È una generazione che chiede equità e giustizia sociale. Preferisce "inventare" piuttosto che "consumare". Se non riuscite a conquistare la loro fiducia farete fatica a vendere i vostri prodotti».

La prima assemblea pubblica di Confindustria Emilia è terminata con l'intervento del leader degli industriali italiani Vincenzo Boccia. «Fa un effetto positivo essere qui in mezzo a voi cari colleghi emiliani. Ci sono tanti amici qui, e questa è una grande regione che esprime l'importanza dell'industria italiana. Siete una regione modello, una locomotiva che tanto il Paese quanto il sistema Confindustria guarda con grande rispetto. Lavoratori e imprenditori hanno fatto la fortuna di questa terra. Oggi, in verità, sono qui anche e soprattutto per congratularmi con Alberto Vacchi per il grande lavoro svolto sul versante associativo con la costituzione di Confindustria Emilia, un nuovo e autorevole interlocutore per tutta l'economia nazionale».

(06 settembre 2017)
Argomenti: Confindustria