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Gian Luca Sghedoni incontra i Giovani Imprenditori

L'ad di Kerakoll anticipa a EmmmeWeb i temi al centro dell'evento "Incontro con l'imprenditore" promosso dal Gruppo Giovani per lunedì 11 aprile

Gian Luca SghedoniCon Luigi Cremonini e Franco Stefani, anch'essi coinvolti dai Giovani Imprenditori nel ciclo "Incontro con l'imprenditore", abbiamo cominciato chiedendo loro quali consigli avrebbero dato alle giovani generazioni che intendono fare impresa. Lei di questa giovane generazione ne fa parte e rappresenta un esempio di successo. Che cosa racconterà ai colleghi?
«In uno scenario economico come quello attuale, in cui la globalizzazione apre nuovi scenari e interrogativi, c'è la necessità di rivedere i propri modelli imprenditoriali. Ecco perché parlerò di passione per il prodotto e di etica professionale, dell'importanza del gioco di squadra e del dialogo, del ruolo strategico della formazione professionale e della ricerca come volano per lo sviluppo e la crescita, del bisogno di ripartire dall'idea del sogno imprenditoriale, perché il fare impresa oltre che una professione che richiede capacità e competenze torni a essere una passione vera. Per fare tutto questo occorre però predisporre un clima favorevole al cambiamento e mantenere alta l'attenzione verso il contesto produttivo, i competitor, il mercato e soprattutto il territorio in cui si opera. Ogni settore produttivo, ogni azienda deve creare un proprio modello di cultura d'impresa, un modello che sia unico e irripetibile, che la sintetizzi e la identifichi completamente e che si arricchisca tramandando nel tempo i segreti della professione. Avviare oggi una nuova attività imprenditoriale è certamente una scelta difficile e al tempo stesso coraggiosa. Per raggiungere il successo deve essere chiaro chi si è e dove si vuole arrivare».

Quali sono i motivi che l'hanno spinta a proseguire e a sviluppare il progetto originario di suo padre?
«Kerakoll nasce nel 1968 dall'idea imprenditoriale di mio padre, Romano Sghedoni, che inizia a produrre colle per la posa delle piastrelle nel garage di casa, intuendo, nel cuore del più importante comprensorio ceramico mondiale, le enormi potenzialità di un business "diverso" ma strettamente correlato al distretto. Sin dall'inizio ho creduto fermamente nel progetto e nelle sue potenzialità. Il mestiere mi ha sempre appassionato e il mio interesse per il prodotto ha continuato a crescere nel tempo. Ho sempre lavorato con passione in azienda fino ad arrivare alla posizione che attualmente ricopro, fermamente convinto dell'importanza di innovare continuamente e del ruolo della ricerca al servizio dell'ecosostenibilità e del benessere abitativo. Nel 2000, quando ancora nessuno parlava di green economy, abbiamo definito i nostri nuovi driver della competizione in salute e benessere all'interno degli edifici, risparmio energetico, restauro storico ecosostenibile, interior design e tecnologie a basso impatto ambientale».

Gian Luca SghedoniLa crisi economica, per certi versi, è anche una crisi dei valori fondanti dell'uomo. Quali sono i valori a cui un imprenditore, soprattutto se giovane e all'inizio, non dovrebbe mai rinunciare?
«Alla cultura di impresa e alla cultura del cambiamento. Tra le imprese italiane e l'innovazione tecnologica c'è storicamente un rapporto considerato difficile. C'è infatti la tendenza in molte realtà produttive di innovare poco se stesse e i propri processi. A ciò si aggiunge una difficoltà crescente a tramandare il mestiere. Un problema rilevante visto che avere conoscenza significa innovare, mentre il non averla porta necessariamente a dover copiare i propri competitor e a non creare quindi valore per il sistema nel suo complesso. L'innovazione rappresenta oggi un fattore indispensabile per competere in maniera vincente sul mercato, in grado di creare valore sostenibile nel tempo. La concorrenza dinamica tra le imprese, infatti, impone la necessità di focalizzare lo sviluppo sull'innovazione, di prodotto e di processo. Con l'offerta di prodotti nuovi e innovativi si possono raggiungere fette di mercato ancora inesplorate».

Modena e il suo tessuto produttivo: per il momento timidi segnali di risveglio. Kerakoll come si è attrezzata per questa crisi epocale?
«Sono tempi difficili, ma chi ha scommesso sull'innovazione tecnologica sostenibile soffre meno degli altri e regge alla concorrenza internazionale. Nonostante le difficoltà, nel 2010 siamo riusciti a portare il fatturato a 335 milioni. Per quello che riguarda l'edilizia in particolare, il futuro è nel GreenBuilding, nei materiali naturali da costruzione attenti alla salute delle persone e all'ambiente, nei materiali riciclati e nel risparmio energetico. Ogni anno investiamo in ricerca e sviluppo il 5,4 per cento del fatturato: in quest'ottica rientra la realizzazione del Kerakoll GreenLab a Sassuolo, che ospiterà i nuovi laboratori di ricerca e sviluppo del Gruppo. Lavorare duro per sviluppare nuovi prodotti in grado di competere sul mercato globale, questa è la nostra ricetta per battere la crisi. E poi sfruttare i punti di forza del sistema Italia, la cultura per esempio. Un altro progetto di Kerakoll è quello di esportare la cultura italiana del restauro nel mondo attraverso la nostra esperienza in cantieri simbolo come quello della Reggia di Venaria Reale, il più grande cantiere di restauro in Europa».

(04 aprile 2011)
Argomenti: Confindustria