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l'iniziativa

Franco Stefani si racconta ai giovani imprenditori

Dopo il primo appuntamento a fine 2009 con Luigi Cremonini, il Gruppo Giovani di Confindustria Modena, giovedì 29 aprile a partire dalle 18, intervisterà Franco Stefani

La giovane generazione degli imprenditori modenesi verrà in System per carpire i segreti del suo successo. Che cosa racconterà Franco Stefani a questa platea?
«Racconterò la storia di System, dagli esordi fino ai giorni nostri. Con la consapevolezza che fare lo stato dell'arte di un'impresa che opera in 56 diversi Paesi del mondo e che continua a individuare nel trasferimento tecnologico lo snodo essenziale del proprio business, anche dal punto di vista dell'intreccio narrativo, non è un cimento da poco. Cercherò di mettermi nei panni del giovane imprenditore, tentando di non Franco Stefanideludere le sue aspettative, anticipando, se possibile, dubbi, perplessità e domande. Iniziative come queste hanno un senso se al giovane imprenditore, alla fine della chiacchierata, rimane in tasca qualcosa di concreto: uno spunto per il governo della propria impresa, un'idea, un progetto lungimirante».

Quanto conta, in questo momento, il tema del passaggio generazionale all'interno delle imprese?
«È un concetto importante ma non certo l'unico nel cammino di un'impresa. Va contemperato e armonizzato con altre variabili che via via nascono e si sviluppano in seno alle aziende. Limitarlo poi al mero dato anagrafico è riduttivo: il passaggio di testimone, banalmente, avviene laddove ci sia qualcuno pronto a raccoglierlo. La prima cosa da fare, e questo è un messaggio che rivolgo soprattutto alla mia generazione, è costruire uomini e donne capaci, che abbiano un'idea compiuta della responsabilità a cui vanno incontro nel momento in cui prendono a cuore le sorti di un'azienda. Non tutti nascono imprenditori e non tutti devono avvicinarsi al "mestiere di imprenditore" per forza. L'investitura del nuovo "rampollo" dovrebbe essere preceduta da un accertamento serio della sua tempra e delle sue qualità, non si improvvisa all'ultimo miglio. In quest'ottica credo davvero che Luigi Cremonini abbia fatto qualcosa di speciale».

Franco Stefani con la figlia FabriziaSystem e Cremonini sono due modelli imprenditoriali di successo. Tra di loro prevalgono le somiglianze o le differenze?
«Si tratta di due modelli assai differenti, il paragone non va nemmeno istituito. Il modello System è basato sulla ricerca tecnologica, trae la sua linfa vitale dall'ambito ingegneristico e si rivitalizza infinite volte con lo studio dei processi immateriali che stanno a monte e a valle della produzione. Il modello Cremonini è invece un mix straordinario di conoscenza dei mercati e di grande finanza».

La crisi è finita, il peggio è alle spalle. È d'accordo con questa analisi?
«Nient'affatto, siamo ancora nel mezzo della crisi. Se il 2009 aveva ancora una coda ordini riferita al 2008, il 2010 eredita dall'anno appena concluso incertezza e confusione. Il settore delle macchine per ceramica sta registrando timidi segnali di ripresa, ma siamo ancora lontani da margini di guadagno degni di nota. Insomma c'è la volontà di ripartire, ma mancano volumi e mercato».

Confindustria Modena, di recente, ha ospitato un convegno con Alberto Meomartini. Per il presidente di Assolombarda la sfavorevole congiuntura economica ha ricollocato il sistema associativo su un piano di maggior prestigio e importanza. Crede anche lei che Confindustria, con la sua rete di valori e contatti sul territorio, sia in questo momento per le imprese un formidabile alleato?
«Confindustria ha gli strumenti e le intelligenze per documentare la situazione reale del Paese. Mi aspetto però che il sistema associativo nel suo complesso faccia valere di più la propria capacità propositiva e di persuasione nei confronti dell'interlocutore politico. In una logica imprenditoriale sana, due soci si danno da fare in egual misura per il successo della propria impresa: questo purtroppo, uscendo dalla metafora, non accade con lo Stato che per noi imprenditori rappresenta un socio "problematico"».

(26 aprile 2010)
Argomenti: Confindustria