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Pietro Ferrari: «Fronte comune per sconfiggere la crisi»

Il presidente di Confindustria Modena al dibattito "Il lavoro nella crisi": determinante l'impegno di tutti

Pietro FerrariCrollo dell’occupazione e record di crescita polverizzati, ma anche tramonto di teorie economiche e svuotamento di griglie di valore: la crisi intacca tessuti economici e forme mentali. Accade pure nel distretto economico con il rapporto più alto tra popolazione e numero di imprese.

Di fronte a una situazione di questo tipo l'alternativa è alzare il livello dello scontro, oppure intrecciare i fili del confronto e della collaborazione. Delle due ipotesi, quella che sul nostro territorio «per un concorso di tradizioni e cultura cooperativa» può servire ed essere efficace è sicuramente la seconda. E se è vero che la crisi ha colpito in modo proditorio i migliori, è legittimo attendersi «una strategia di difesa e contrattacco che, in una logica di rete, sappia assorbire da ogni attore della partita il miglior contributo possibile».

L’idea cardine emersa dal dibattito “Il lavoro nella crisi” di mercoledì sera alla Festa Pd, che ha visto protagonisti il presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari, il segretario provinciale della Cgil Donato Pivanti, i parlamentari Ivano Miglioli (Pd) e Giuliano Cazzola (Pdl), il presidente di Legacoop Modena Roberto Vezzelli, è che la via del riscatto e della ripresa economica modenese non possa fare a meno di un fronte comune di associazioni, istituzioni e parti sociali.

Sul nostro territorio la crisi non ha risparmiato nessuno. Nei primi cinque mesi del 2009 tutti i principali indicatori economici si sono mantenuti negativi: il fatturato -18,1 per cento, gli ordini -21,7 per cento, l'export -13,4 per cento, l'occupazione -2,7 per cento, e i settori più sofferenti sono il ceramico e il meccanico. Ma ha avvertito Ferrari, «occorre tener ben distinto il piano contingente di recessione da quello strutturale dell’innovazione. In Emilia-Romagna e a Modena si fa ricerca da sempre: da noi l’innovazione sta nelle consuetudini procedurali più che nei certificati di carta. Si fa innovazione in ogni momento, a ogni livello della filiera, in uno scambio continuo di know-how anche tra settori diversi».

I prossimi mesi saranno un banco di prova importante: «Con i sindacati», ha ricordato il presidente di Confindustria Modena, «dovremo discutere del dimensionamento delle aziende: non possiamo correre il rischio di finire fuori mercato. Un dialogo vero, privo di sospetti e pregiudizi ideologici, diventerà allora l’unico strumento in grado di garantire coesione e pace sociale».

Sul futuro incombe un grosso punto interrogativo, ma qualche certezza su cui appoggiarsi c’è: «Le nostre imprese sono sufficientemente patrimonializzate e ci sono imprenditori che anche in condizioni di gravi perdite di bilancio possono andare avanti. Alcune aziende del distretto ceramico, ad esempio, stanno recuperando mercato», ha aggiunto Ferrari. «Il sistema imprenditoriale della nostra città ha capacità e prerogative per uscire da questo abisso». Leggi gli interventi degli altri relatori

(04 settembre 2009)
Argomenti: Confindustria