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lavoro e produzione

Federica Guidi: «Crescita e sviluppo anche fuori dall'Italia»

Per la presidente dei Giovani Imprenditori il passaggio da una strategia incentrata sull'export a una visione basata sul decentramento produttivo è necessaria per supportare i progetti di crescita aziendali

Il temi del lavoro, dell'occupazione e dello sviluppo economico sono stati al centro di un dibattito a cinque voci che martedì sera, alla festa Pd di Ponte Alto, ha visto protagonisti la presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Federica Guidi, il parlamentare del Pd Cesare Da sinistra Cesare Damiano, Giuliano Cazzola, Federica Guidi e Ivano MiglioliDamiano (ex ministro del Lavoro del secondo governo Prodi), il deputato modenese del Pd Ivano Miglioli, il parlamentare Pdl Giuliano Cazzola e il segretario confederale Cisl Giorgio Santini.

Passaggio obbligato per l'inizio della discussione le ultime vicende Fiat. «Pomigliano D'Arco e Melfi», attacca Damiano, «evidenziano lo scadimento delle relazioni industriali. A concentrarsi però sui singoli casi si rischia di perdere di vista la vera posto in gioco: la ridefinizione in questo Paese di una politica industriale degna di questo nome. Fiat continua a considerare l'Italia una piattaforma strategica per la produzione delle automobili? Dopo l'accordo con Chrysler il quartier generale della società rimarrà a Torino o si sposterà a Detroit? Centri di ricerca e teste pensanti saranno ancora possibili in Italia? Sergio Marchionne, che a parole non rinuncia alla stipula di un patto sociale, dovrebbe fare chiarezza su questi punti ma temporeggia perché dalla contesa si è autoescluso il governo che non ha ancora trovato un ministro a tempo pieno per lo Sviluppo economico».

L'accordo separato sta diventando la cifra di un'intera stagione di relazioni sindacali. «Il sindacato, per sua stessa natura e nell'interesse del lavoratore, non può che tendere all'unità», spiega Giorgio Santini. «Questo principio, però, nasconde un'insidia: la paralisi dell'intero fronte sindacale. Che tipo di tutele può fornire un movimento che si professa al fianco dei lavoratori nel momento in cui risulta ostaggio di questa o quella sigla sindacale? Per la riuscita dell'accordo sul contratto dei metalmeccanici ci auguriamo che al tavolo della trattativa si sieda anche la Fiom, ma se non dovesse accadere non accetteremmo nessun veto».

Sulla Fiat, replicando a Damiano, ritorna Giuliano Cazzola. «Sergio Marchionne, visto con sospetto da una buona fetta dell'establishment culturale e mediatico di questo Paese, si è caricato sulle spalle una delle più importanti iniziative di politica industriale degli ultimi vent'anni: l'investimento di 700 milioni di euro a Pomigliano d'Arco. Eppure qui da noi, nonostante il manager italo-canadese sia stato accolto come un salvatore dal presidente americano Barack Obama, i detrattori superano gli estimatori. La vicenda di Melfi con Fiat che decide di porre i La platea del Pala Conadtre operai reintegrati in una saletta per svolgere esclusivamente attività sindacale è un messaggio che l'azienda manda all'indirizzo di tutti gli stabilimenti produttivi in Italia: d'ora in avanti se necessario si andrà avanti con il pugno di ferro».

Fare impresa oggi è molto diverso rispetto a 50 anni fa. Le imprese devono fare i conti con mercati sempre più aperti, dinamici e competitivi. «Il portafoglio ordini, dopo la crisi, si compila per settimane e non per mesi. Le aziende italiane, ogni anno, per avere margini di redditività utili per impostare piani industriali solidi, sono costrette a multilocalizzare alcune produzioni. In Italia certe produzioni non si possono più fare. Nel nostro Paese credo però che si debbano mantenere centri di ricerca e produzioni ad alto valore aggiunto».

Per Ivano Miglioli, l'ultimo dei relatori intervenuti al dibattito, lo spostamento della ricchezza dal lavoro salariato alla rendita finanziaria è il nemico principale contro cui combattere per ricostruire principi di equità e giustizia sociale. «Questo Paese va ricostruito dalle fondamenta. Per farlo occorre dirsi una volta per tutte che è ingiusto e immorale arricchirsi a scapito di chi la ricchezza la produce concretamente. In questi anni il lavoro ha subito un'involuzione, le conquiste dei nostri padri sono irrise e calpestate. Salari bassi, tassi di disoccupazione alle stelle e un costo del lavoro fuori mercato sono le tare di un sistema obsoleto che non ha nessun futuro».

(01 settembre 2010)