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Bergamaschi al timone di Confagricoltura

Imprenditrice di 49 anni, è la prima donna al vertice dell'associazione modenese degli agricoltori. Succede ad Alberto Dallari Bondanini

Nata e residente a Modena, Eugenia Bergamaschi vive con il marito e con due bambine in una casa inserita all’interno dell’azienda agricola di proprietà. Dopo una breve esperienza nel settore commerciale, dal 1992 è entrata nell’azienda di famiglia collaborando prima con il padre nella gestione aziendale poi, dal 1998, gestendo direttamente i 50 ettari di terreno a indirizzo cerealicolo, oltre a 20 ettari in affitto, con annesso allevamento di suini.

La neopresidente ha sempre dimostrato un’innata passione per l’allevamento del suino seguito con scelte rigorosamente qualitative portate avanti in azienda in un continuo aggiornamento dell’attività imprenditoriale svolta senza complessi e con entusiasmo in prima persona, con particolare attenzione alla produzione di prodotti tipici di qualità.

Con altrettanto entusiamo e impegno ha vissuto la vita associativa all’interno delle organizzazioni di categoria del settore suinicolo; dal 2007 è membro del Consiglio di amministrazione del’Istituto Parma Qualità e dal 2009 è vicepresidente dello stesso.

Da alcuni anni è componente del Consiglio di amministrazione di Banca Modenese (Gruppo Carife). Da sempre socia di Confagricoltura Modena, è stata consigliere della stessa per nove anni e negli ultimi tre vicepresidente dell’associazione. Succede ad Alberto Dallari Bondanini, che ha lasciato l’incarico per nuovi e gravosi impegni professionali.

«Le sfide che il mondo agricolo deve affrontare sono tante», afferma Eugenia Bergamaschi. «Il tema che più mi preoccupa però è la duplicazione d’imposta sui fabbricati agricoli, il cui reddito è da sempre ricompreso in quello dei terreni e che per gli agricoltori equivale ai mezzi di produzione; aggiungere poi l’Imu ad agriturismi, stalle e porcilaie, cantine, fienili, rimesse per gli attrezzi, magazzini e fabbricati in disuso è una punizione che un’agricoltura avanzata qual è quella modenese non merita e non potrà sopportare. Le nuove imposte introdotte dalla manovra "Salvitalia", da un primo calcolo fatto da Confagricoltura Modena, incideranno mediamente per circa 200 euro a ettaro».

«Ciò nonostante», conclude la Bergamaschi, «invito i nostri associati a non gettare la spugna, la crisi economica nazionale e internazionale va superata facendo sì che l’agricoltura ritorni al centro dell’economia, riacquistando così quell’importanza strategica che forse in questi anni in parte si è persa. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che le imprese agricole guardino al futuro con maggiore spirito imprenditoriale, puntando a produzioni di qualità che derivino dell’unione di tradizione, attenzione al territorio e innovazione tecnologica.

(04 gennaio 2012)
Argomenti: Agroalimentare