Confindustria Modena
Economia
ARCHIVIO

Stampa l'articolo
Internazionalizzazione

Emilia-Romagna prima in Italia per export pro-capite

Stefano Bonaccini, presidente della Regione: «È un dato straordinario che dimostra quanto la scelta che abbiamo fatto di sostenere l’internazionalizzazione delle imprese, insieme a ricerca, innovazione e qualità, stia risultando efficace»

L’Emilia-Romagna è ai i vertici europei per quanto riguarda l’export, e risulta al primo posto in Italia se si considera l’export pro-capite: 12.525 euro, superiore a quello del Veneto (11.762 euro) e quasi il doppio di quello medio prodotto dai territori di Usa, Cina, Germania, Francia e Gran Bretagna, pari 7.553 euro.

Questi sono i principali dati, riferiti al biennio 2015-2016 emersi da uno studio svolto da Ice, Università dell’Aquila e Università di Bari.

In particolare, la ricerca dimostra come la capacità di creare ricchezza dall’export delle tre regioni italiane sia paragonabile a quella delle aree della Germania più competitive sul fronte dell’internazionalizzazione, come Baviera e Baden-Wurtemberg; tale aree vengono però superate se si considera l’export pro-capite, ovvero il contributo che le esportazioni forniscono al reddito dei cittadini; qui, prendendo il valore dell’export prodotto in regione diviso il numero dei propri cittadini, l’Emilia-Romagna con oltre 12.500 euro ottiene il primato nazionale.

«È un dato straordinario», ha dichiarato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, «che dimostra quanto la scelta che abbiamo fatto di sostenere l’internazionalizzazione delle imprese, insieme a ricerca, innovazione e qualità, sia efficace, con risultati concreti su crescita e sviluppo dell’economia regionale».

«Ed è la prova che davvero l’Emilia-Romagna», aggiunge Bonaccini, «compete con le aree più avanzate a livello europeo e internazionale, grazie all’impegno comune portato avanti attraverso il Patto per il Lavoro sottoscritto con imprese, sindacati, territori, Università e Terzo settore, che ci ha permesso di ridurre la disoccupazione del 9 al 6,6% in soli due anni, un fare squadra, un lavoro corale che oggi rende possibile l’obiettivo del 4/5% entro il 2020».

(28 agosto 2017)